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A Milano la Mafia non è un film

(con Alessandro Peregalli)

A Milano la mafia non è un film. Questo è il titolo dell’incontro organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà il 18 aprile all’angolo tra Corso Venezia e via Palestro. ‘Una conferenza sulla strada, per non chiudersi in dibattiti tra specialisti’ è l’idea portante dell’iniziativa, che è elettorale ma non solo. A parlarne, davanti ad un pubblico per lo più giovane giunto appositamente per l’occasione e a passanti incuriositi dall’insolita collocazione dell’evento, Enzo Ciconte, professore universitario, Francesco Forgione, ex presidente Commissione Parlamentare Antimafia e il giornalista Mario Portanova.

Ed è proprio l’inchiestista di Espresso e Fatto Quotidiano a congratularsi per primo delle modalità dell’iniziativa: “E’ giusto che l’argomento mafia non venga affrontato solo dagli addetti ai lavori e che se ne parli invece anche in campagna elettorale”. Dal suo intervento emerge l’importanza di avere consapevolezza che la mafia a Milano esiste. Una realtà pericolosa, radicata che ha rapporti istituzionali, nonostante l’attuale prefetto di Milano abbia dichiarato l’assenza del pericolo. “La presenza della criminalità organizzata in Lombardia e a Milano non è un fatto recente: i primi mafiosi si stabilirono al Nord negli anni ’50 ed è proprio a Milano che nel ’74 fu arrestato il boss di Cosa Nostra Luciano Liggio. Dall’accumulazione originaria di capitali della stagione dei sequestri di persona si è passati ai grandi traffici di droga degli anni ’90, quando in quartieri come Bruzzano e Ponte Lambro si instaurò un vero e proprio controllo del territorio. Ora si sta assistendo all’assalto alla politica e all’economia lombarda”, spiega Portanova, portando ad esempio la giunta comunale di Desio – centrodestra, ndr – recentemente caduta per ‘ndrangheta. Concorda con questa analisi Ciconte, autore fra l’altro di ‘Ndrangheta Padana, testo in cui analizza il fenomeno mafioso nel Nord ricco e opulento: “Ancora oggi si dice che la mafia sia un problema di ‘terroni’, un problema malavitoso presente solo nelle regioni povere dove c’è meno lavoro; e se fino a dieci, vent’anni fa qualcuno poteva ancora pensare che la mafia in Lombardia fosse un problema solo criminale, sarebbe già stato risolto”. Ed è proprio la pervasività sociale della questione mafiosa l’elemento sottolineato dai relatori. “Facciamo quindi bene a discutere qui, in strada, di mafia, perchè non si tratta solo di legalità, ma si sta parlando della politica e dell’economia di quella che viene ancora erroneamente chiamata ‘capitale morale del Paese’ – sottolinea Forgione, autore di ‘Mafia Export’ -; grazie alla finanziarizzazione dell’economia, la mafia si sta convertendo nell’economia legale”. Come emerso dalle inchieste più recenti, i reati di 416 bis (associazione mafiosa) sono ora sempre più di tipo economico, perlopiù legati al movimento terra. ll monopolio del mattone e dell’immobiliare, grazie all’arma dell’intimidazione, infatti, sta diventando il grande buisness della ‘ndrangheta. Ma, come i relatori tendono a evidenziare, l’aspetto economico è strettamente legato a quello politico. A tal proposito Forgione, a conclusione della conferenza, solleva l’intricata questione Expo 2015: “Oggi è evidente il fallimento dell’Expo gestito da Moratti e Formigoni. Il ritardo è sotto gli occhi di tutti ma potrebbe essere funzionale per arrivare al sistema delle deroghe, con il rischio di affidare ai privati la gestione incontrollata della cosa pubblica: è il modello Bertolaso, il ‘modello della cricca”’. Un altro campanello d’allarme in una Milano che sempre meno può esimersi dall’affrontare la tematica della criminalità organizzata. A maggior ragione in campagna elettorale.


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