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Educare per vincere

La sera di mercoledì 18 maggio un incontro tra Nicaso e i giovani bustocchi: “la mafia teme più la scuola che le manette”.

Ancora una volta gli studenti protagonisti. Attori e spettatori dell’incontro, svoltosi al cinema San Giovanni Bosco, con Antonio Nicaso, professore universitario tra i più esperti sulla ‘ndrangheta. “La scuola deve educare gli studenti e farne cittadini, perché sono i giovani la vera forza propulsiva”. È l’idea di Giulio Ramolini, preside del Liceo Scientifico Tosi di Busto Arsizio. Questo è stato anche il leit-motiv di sfondo ad un percorso iniziato, con vari incontri nelle scuole sul tema della legalità e con la partecipazione di alcuni ragazzi al processo “Bad Boys”, e culminato in una grande manifestazione, che ha visto, tra le altre, le partecipazioni di Rossana Scopelliti, figlia di un magistrato ucciso dalla ‘ndrangheta e Aldo Pecora, del movimento “Ammazzateci tutti”. Quest’ultima serata è “l’epilogo di un’avventura”, continua il preside.
I ragazzi delle classi seconde sezioni C,E,G e H del liceo Tosi offrono uno spettacolo dal “taglio nuovo” come dice Massimo Brugnone, bustocco organizzatore della serata e coordinatore regionale di “Ammazzateci tutti”, sottolineando l’importanza della partecipazione diretta. Gli studenti inscenano quattro siparietti su alcuni dei reati in cui la criminalità organizzata è implicata (estorsione, traffico di droga, sfruttamento della prostituzione) e sul rapporto mafia-politica. Piccole imperfezioni, paragonabili a nei rispetto ad un corpo ben riuscito, accompagnano la recitazione. Ogni scenetta si conclude con una domanda sul tema al Prof. Nicaso che con disinvoltura sale sul palco per rispondere. Chiari e semplici i suoi discorsi, degni dell’autore de “La mafia spiegata ai ragazzi”. “Per spiegare la differenza tra la mafia e la ‘Ndrangheta userei una lavagna e per la mafia traccerei una riga verticale mentre per la ‘Ndrangheta una orizzontale”. Nei suoi discorsi il professore mette in luce gli aspetti chiave della struttura della ‘Ndrangheta, definita come un “franchising”, “un organismo di raccordo”, e come l’organizzazione più forte perché più credibile, grazie al vincolo di sangue e parentela che lega i suoi affiliati e ai rituali sempre uguali da oltre 150 anni. La ‘Ndrangheta è dipinta anche come un’organizzazione veramente “global” che va dove c’è ricchezza senza impedimenti ideologici perché “flirta con tutti ma non sta mai all’opposizione”. Parlando di narcotraffico e dei rapporti con i narcos colombiani, Nicaso sottolinea ancora l’idea di affidabilità che la ‘Ndrangheta trasmette anche ai suoi partner stranieri. “È l’unica che compra la cocaina solo sulla parola, senza neanche un euro di anticipo”. La ‘Ndrangheta ha saputo mischiare modernità e arretratezza: ora si utilizzano Skype e il Blackberry. La banconota da 500 euro ha sostituito il 100 dollari americano come valuta di transizione nel narcotraffico: occupa meno spazio per il trasporto dei contanti. Eliminarla sarebbe un bel colpo per la criminalità, sostiene il professore, ma interessi superiori non lo permettono. Dopo il siparietto sulla prostituzione si parla delle alleanze strategiche che legano ‘Ndrangheta e “mafie” minori, come quella albanese o quella serbo-montenegrina, che operano in Italia. Le “mafie” italiane considerano da sempre la prostituzione come un reato disonorevole, ma non rinunciano mai al controllo del territorio e così trovano accordi con le altre organizzazioni, cedendo parte del territorio in cambio, per esempio, di corrieri che portano armi dall’est Europa. Si discute anche dei problemi legati alla collaborazione internazionale e alla questione delle intercettazioni. “In Germania non è possibile effettuare intercettazioni nei locali pubblici e in casa. È ciò che vorrebbero fare anche da noi: tutelare giustamente la privacy dei mafiosi” afferma Nicaso, con un pizzico di ironia. Chiarezza ed efficacia caratterizzano i brevi discorsi dell’ospite d’onore che ribadisce la necessità di combattere la “voglia di Mafia” presente al nord. “Se una volta si parlava della linea della palma che saliva verso nord, ora è la linea della stella alpina che va verso sud”. Sempre più i casi di imprenditori del nord collusi con le organizzazioni criminali. “In Italia si è persa la voglia di indignarsi e si è persa la volontà del sogno”. Le foto della manifestazione tenutasi a Busto, apparse nel video finale della scenetta sulle collusioni tra mafia e politica, toccano il pubblico che applaude. “Il rapporto con la politica costituisce l’ossatura del potere mafioso.”, scandisce Nicaso, in maniera alquanto diretta, e chiarisce: “La mafia sta alla politica come l’acqua al pesce”. L’esperto ripercorre velocemente il rapporto mafia-politica nella storia dell’Italia. La speranza di Nicaso è una rivoluzione culturale, necessaria perché “la mafia teme più la scuola che le manette”. Con il suo appello finale vuole esortare le persone ad agire tutte insieme. “Abbiamo il dovere di combattere, sognare e indignarci”. Anche Massimo Brugnone ribadisce la necessità di estendere il contrasto alla organizzazioni criminali. “Tocca a noi” è il messaggio che i giovani vogliono lasciare in questa serata, tramite le note di una canzone di Mtv così intitolata. “Coraggio e speranza hanno bisogno di tempo, il tempo che i giovani hanno, il tempo per sperare e cambiare le cose” conclude il preside Ramolini. E si chiude con queste parole un altro episodio nel panorama dell’antimafia che vede Busto Arsizio sempre più protagonista.

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