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La cultura e la risata per combattere la mafia

Sabato 27 agosto 2011

Ormai il campo E!STATE LIBERI! è entrato nel vivo, i ritmi e le tempistiche dei volontari sono automatizzate e il lavoro manuale richiede pazienza e sudore. La mattinata di sabato ha visto la conclusione del lavoro di riverniciatura del cancello e della ringhiera principale della villetta “Le Querce di Mamro” a Galbiate, sotto il sole di una giornata afosa che ha accompagnato i ragazzi e le ragazze fino all’ora di pranzo, quando stanchi ma soddisfatti per il segnale lasciato in questo bene confiscato, sono ritornati alla sede Agesci a Lecco per riposare. I lavori presso la struttura di Galbiate sono conclusi, da lunedì le mattine saranno dedicate allo sgombero dei locali confiscati in via Ghislanzoni 91 a Lecco, dove un tempo Rolando Coco, fratello del boss Franco Trovato, aveva aperto la pizzeria “Giglio”.

Anche i lavori quotidiani di pulizia e cucina spettano ai volontari, che si suddividono liberamente i turni giorno dopo giorno. Tra gli spazi allestiti dai responsabili del campo, Agostino Cullati, Simone Bassanelli e Rosanna Picoco, c’è un grande cartellone sul quale vengono esposti gli articoli tratti dai quotidiani locali che stanno raccontando l’esperienza del campo lavoro. Quasi ogni giorno viene a fare visita ai volontari un coordinamento di Libera: ieri è stata la volta del nutrito e allegro gruppo di Libera Valcamonica, da pochi mesi istituiti formalmente ma già da tempo attivi sul loro territorio. Durante le serate pubbliche, inoltre, sono sempre presenti i banchetti con i prodotti di Libera Terra provenienti dalle cooperative che lavorano i terreni confiscati alla criminalità organizzata.

Dopo cena il programma prevedeva lo spostamento all’Auditorium del Centro culturale Fatebenefratelli di Valmadrera, dove l’attore lodigiano Giulio Cavalli ha messo in scena il suo spettacolo “Nomi, cognomi e infami”. Prima della performance, Cavalli ha incontrato i volontari del campo e il gruppo di Libera Valcamonica, per fare due chiacchiere sulla sua scelta teatrale e sulla sua attività antimafia: «Don Luigi Ciotti lo ripete sempre, è necessaria oggi una battaglia culturale contro le associazioni mafiose; dobbiamo combatterle anche nei campi in cui sappiamo di poter vincere. Se esiste il “reato di egoismo”, cioè il 416bis, noi dovremmo creare l’articolo 416quater, quello in cui tre o più persone si mettono insieme legalmente per il bene della comunità: dobbiamo rispondere con la solidarietà al pensiero e all’azione mafiosa. Non è un caso che proprio nel Nord inospitale e antisolidale la criminalità organizzata si sia infiltrata senza che nessuno se ne accorgesse». Cavalli si è detto molto contento che finalmente un campo di Libera si stia svolgendo in Lombardia e ha incoraggiato i volontari provenienti da tutta Italia ad essere capaci, una volta tornati a casa dopo questa esperienza indimenticabile, di raccontare a loro volta ciò che hanno vissuto.

Lo spettacolo è stato visto da più di duecento persone stipate nella calda sala di Valmadrera; anche a loro Giulio Cavalli ha ricordato come «esercitare la memoria significa essere ogni giorno un po’ Peppino Impastato e un po’ Borsellino», attraverso le proprie scelte, l’impegno e la serietà nei compiti, nei ruoli e nelle professioni che ognuno si trova a svolgere nella propria vita: «come diceva Giovanni Falcone, per combattere la mafia non serve l’impegno straordinario di pochi ma il doveroso impegno ordinario di tutti; l’articolo 4 della Costituzione Italiana ce lo ricorda, “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività e una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” per cui l’indifferenza è incostituzionale».




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