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L’informazione libera contro le mafie

Martedì 30 agosto, Lecco

Dopo la seconda mattinata di sgomberi alla pizzeria “Del Giglio” a Pescarenico, la giornata di martedì 30 agosto è stata per i volontari del campo un’occasione per conoscere la realtà della Carovana internazionale antimafie e per discutere sull’importanza dell’informazione in Italia.

La Carovana internazionale antimafia, come ha spiegato Luigi Lusenti di Arci Milano, è nata nel 1994 a Palermo da un’idea di alcune persone, tra cui Anna Bucca, Alfio Foti, Rita Borsellino e Calogero Parisi: decisero di rispondere e resistere alla violenza mafiosa, che in quegli anni aveva raggiunto il culmine con gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con una carovana che toccasse i luoghi simbolo in cui le persone lottavano per riaffermare i propri diritti.

«Inizialmente – ha raccontato Lusenti – i pulmini della carovana giravano per la Sicilia, poi ci fu la necessità di rendere l’esperienza nazionale e infine, dal 1998-99 anche internazionale. Ogni anno la conclusione avviene a Corleone, in Sicilia». Lo slogan che ha accompagnato questa iniziativa è stato: ” Nessuna carovana ha mai raggiunto il suo miraggio, ma solo i miraggi hanno messo in moto le carovane”. Quest’anno la Carovana ha raggiunto la sua XVI° edizione, partendo da Roma e passando per circa cento città italiane, per poi proseguire oltre i confini nazionali in Francia, Svizzera, Bulgaria, Bosnia, Serbia e Albania: «Ogni tappa del nostro viaggio prevede un incontro con la comunità e le persone che incontriamo. A Ginevra c’è stato un convegno organizzato dall’università, in Bulgaria abbiamo avuto un incontro con la Corte Costituzionale per discutere della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, legge peraltro approvata quest’anno dalla Serbia che ha inaugurato il primo bene confiscato il 9 maggio scorso». Il concetto che sta alla base di questo “Viaggio della legalità” è che l’Italia è la capitale dell’antimafia sociale, composta da cittadini, associazioni, organizzazioni: «Anche questa esperienza di campo lavoro che voi state vivendo – ha detto Lusenti ai volontari – è un segnale importante e visibile per la Lombardia e per il paese intero. Il nostro obiettivo, come quello di Libera, è quello di fare rete per diffondere la lotta alle mafie e all’illegalità ».

L’incontro pomeridiano, presso la sede dell’ ESPE di Lecco, è proseguito con gli interventi di Luciano Scalettari e Lorenzo Frigerio sul tema “Chi non vede la mafia, alzi la mano…Indagine giornalistica e informazione”.

Luciano Scalettari è inviato di Famiglia Cristiana ed ha seguito il caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi nel marzo 1994 a Mogadiscio in Somalia, mentre stavano indagando su strani traffici che coinvolgevano il nostro paese. «Mi sono ritrovato a incrociare la criminalità organizzata seguendo le piste che Ilaria stava scoprendo – ha spiegato Scalettari – che riguardavano traffici illeciti incrociati tra Italia e Somalia di armi e rifiuti tossico-nocivi. Mi ha colpito scoprire la pervasività delle mafie, e la scoperta non solo di un fenomeno mafioso complesso ma circoscritto, quanto dei legami, degli addentellati, dei ponti che questo instaura con pezzi di istituzioni dei nostri paesi».

Un breve estratto del documentario Somalia-Italia di Francesco Cavalli e Alex Rocca ha dato spunto all’intervento di Lorenzo Frigerio, responsabile nazionale di Libera Informazione: «La categoria dell’inchiesta nel giornalismo serve ad acquisire consolidare dati certi; i viaggi in Somalia che Scalettari e altri colleghi hanno compiuto in questi anni sono serviti a mettere in fila determinati eventi per arricchire la ricerca della verità sulla morte di Ilaria Alpi, mentre siamo ancora in attesa di una verità processuale». Nel libro scritto con Luigi Grimaldi, “1994”, Scalettari disegna un sistema criminale di soggetti individuali e collettivi, un sistema modulare che a seconda delle necessità integra alcuni soggetti e ne esclude altri, che però non è visibile all’apparenza, ma per essere scoperto necessita di una curiosità e una ricerca “dietro la scena” da parte del semplice cittadino. «La necessità di una informazione libera – ha spiegato Frigerio – ha dato origine tra il 2006 e il 2007 a Libera Informazione, grazie allo straordinario contributo del direttore Roberto Morrione, che ci raccomandava sempre di “raccontare non solo le cose negative, ma anche quelle positive, le storie di chi non si rassegna”. La necessità di imparare a guardare la realtà con occhiali diversi è collegata alla consapevolezza che ciascuno di noi possa dare qualcosa, un pezzo per comporre il complicato puzzle della democrazia. Non si può sempre delegare il lavoro agli altri, per questo noi ci battiamo, perché un domani ci sia un’offerta informativa degna di questo nome, perché quando ci sono segnali e notizie positive vengano colte e raccontate come frutti preziosi».

Rispondendo ad una domanda sulla situazione attuale dei giornalisti in Italia, Scalettari ha affermato che «Il lavoro del giornalista è un lavoro finito, ormai si tratta di volontariato d’inchiesta ». Nonostante la grande presenza di giornalisti competenti e capaci, le testate d’informazione oggi vanno in direzione opposta, non ci sono risorse per fare giornalismo d’inchiesta, che inoltre non dà un ritorno sull’incremento del numero dei lettori: «questo è un segno di scarsa maturità di chi legge, e non vedo un futuro migliore a meno che non ci sia un risveglio culturale per riconquistare il fatto per cui la stampa è necessaria alla democrazia».

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