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“La cattiva semina. Le mafie al nord e la politica.”

Nell’incontro omonimo, svoltosi Sabato 3 settembre al Carroponte di Sesto San Giovanni, si sono confrontati sul rapporto mafia e politica Mario Portanova, Ilaria Ramoni, David Gentili e Claudio Fava.

Per fare affari, al nord. Ha gli anticorpi per resistere, il nord. Eccoli i nuovi luoghi comuni sulla presenza della criminalità organizzata nel nord Italia. Ci si dimentica però di Carmelo Novella, ‘ndranghetista ucciso nel 2008 a San Vittore Olona (Mi) perché voleva rendersi autonomo dalla casa madre calabrese. Si scordano anche le notizie di mezzi bruciati, di cantieri danneggiati e le indagini condotte in questi anni che riportano nomi e circostanze di imprenditori inquisiti e di politici indagati. Si tralasciano tutti i fatti che smentiscono convinzioni comuni false e pericolose oltre che controproducenti per il contrasto alle mafie. Così, diretto e deciso, attacca Mario Portanova, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, e continua: “in Lombardia la politica ha aperto storicamente dei varchi all’illegalità”, ricordando il clima etico-politico che caratterizzava il periodo di Mani Pulite.
Anche David Gentili, consigliere comunale del PD, esordisce rimarcando che “la presenza delle mafie a Milano è una realtà consolidata” e che, in quanto tale, “tutti possono e devono avere un ruolo” nel lavoro di contrasto. Fondamentale però è che la politica faccia la sua parte assumendosi le proprie responsabilità. “Nel programma di Pisapia la commissione antimafia ha un valore importante” e – prosegue Gentili – questa deve diventare un luogo “in cui si dialoga con quelle persone che non sono colluse ma che rappresentano una dotazione per le mafie, che non fiancheggiano ma che con la loro stupidità possono essere utili” agli interessi delle organizzazioni mafiose. Il portavoce del coordinamento antimafia degli amministratori del PD della provincia di Milano fa allora riferimento a due casi emblematici: la vicenda dell’associazione “Milano sportiva A.s.d.” scoperta essere stata letteralmente “colonizzata dal clan Flachi”, o ancora la storia del commercialista Pietro Pirello, una storia “di sudditanza nei confronti di Cosimo Barranca, capolocale di Milano secondo l’ordinanza del Gip dell’operazione infinito”, e di vicinanza anche a Pino Neri, nome di primo piano in quella stessa operazione. Nel finale, Gentili lancia una frecciata polemica verso il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, reo un anno fa di aver dichiarato che la mafia a Milano e in Lombardia non esiste: “sarà interessante sapere cosa dirà quando la commissione antimafia sarà stata istituita”.
Referente di Libera Milano, Ilaria Ramoni denuncia “l’ottica emergenziale con cui il nostro governo affronta la lotta alla mafia”, in luogo di “un’ottica di tipo preventivo” necessaria per un contrasto efficace. La Ramoni ci crede nel cambio del clima politico milanese: “Con il comune di Milano non siamo mai riusciti ad aprire un tavolo di collaborazione sui beni confiscati, ma ora c’è un cambio di passo con la nuova giunta”. Significative sono la costituzione del comune come parte civile nel processo per l’omicidio di Lea Garofalo e l’approvazione da parte del consiglio comunale della proposta di Libera di dilatare i termini dell’utilizzo dei beni sociali da 3-4 anni a 10.
L’intervento conclusivo è affidato a Claudio Fava, figlio dello storico direttore de “I Siciliani”. Fava parla con enfasi quando sottolinea l’importanza delle parole e a tratti si scalda, come quando richiama il caso del prefetto Lombardi accusandolo di non avere “più i titoli per rappresentare questa città”. Il coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà conosce bene l’ambiente politico e sa quanto sia necessario che la politica recuperi la sua autonomia rispetto al sistema criminale. Conscio che oggi “è Milano che assomiglia a Palermo” e che “Milano è dominata da San Luca”, Fava lancia un monito a non considerare la commissione antimafia come un valore in sé a prescindere. La commissione “a Milano deve avere poteri forti, un respiro lungo per risolvere le questioni e recuperare l’autonomia della politica” perché, secondo lui, la partita di Milano è importante e le forze ci sono: “scegliete voi quali siano le formule migliori ma non fate a meno delle molte risorse di memoria e di militanza che in questa città si sono costruite, io penso a persone come Gherardo Colombo, come Turone, come dalla Chiesa”.

 

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