Ti trovi qui: Home » Cronaca » “L’Isola che c’è”: dove sta la mafia a Como?

“L’Isola che c’è”: dove sta la mafia a Como?

Partiamo dalla conclusione: capita raramente di assistere ad incontri domenicali che durano tre ore con centocinquanta persone presenti e nei quali il pubblico rimane fino al termine e sente la necessità di intervenire con domande e riflessioni ben oltre il tempo stabilito. Il dibattito pomeridiano di domenica 18 settembre alla fiera “L’isola che c’è” di Villaguardia (Como) ha avuto come tema centrale la presenza criminale e mafiosa nel comasco, col titolo eloquente:Dove sta la mafia a Como? Invisibilità criminale e proposte di legalità. Ad introdurre l’incontro, organizzato dalle associazioni L’isola che c’è, Acli, Arci, Cgil, Corto Circuito e Banca Etica, è stato Massimo Brugnoli, esperto di criminalità organizzata, che ha chiarito come la presenza mafiosa nel Nord Italia non sia una novità: «più di sessanta anni fa sono cominciati gli arrivi di boss mafiosi nelle regioni settentrionali, con una preminenza della ‘ndrangheta calabrese negli ultimi vent’anni, con processi come “Wall street” e Countdown” che hanno permesso di conoscere la realtà criminale nel lecchese e non solo».L’intervento di Fabio Silva, rappresentante del cda di Banca Etica, è stato una panoramica su alcuni fattori economici e sociali che favoriscono la creazione di un terreno fertile per gli affari e le violenze mafiose: «la corruzione in Italia è stimata in circa 60 miliardi di euro all’anno, il riciclaggio di denaro sporco è pari al 3,7 per cento del totale mondiale e il nostro paese è al quarto posto al mondo nella graduatoria degli stati che ripuliscono capitali. Il rapporto annuale della Guardia di finanza ha quantificato in 270 miliardi di euro l’evasione fiscale italiana e si stima in 1000 miliardi di euro il patrimonio dei beni di proprietà dei mafiosi. Tutti questi dati ci fanno dire che un terzo della ricchezza prodotta nel nostro paese è criminale e illegale». In questa situazione, le banche hanno il potere cruciale di poter decidere a chi fare credito, anche ai mafiosi e ai collusi, continuando a mantenere il segreto bancario e senza richiedere la dichiarazione di provenienza del denaro depositato: «Banca Etica ha fatto alcune scelte, come rifiutarsi di riportare dall’estero i capitali attraverso lo scudo voluto dal ministro Tremonti e come finanziare le cooperative che gestiscono i beni confiscati alle mafie. Atti concreti di contrasto alle economie illegali e sostegno delle attività pulite».

Nunzio Trabace, vice questore aggiunto della Polizia di stato e responsabile per le attività di gestione e destinazione dell’ Associazione nazionale per i beni confiscati per il Nord Italia, ha illustrato la recente nascita dell’Agenzia, che ha accorpato le fasi precedentemente separate di gestione del bene, prima di competenza giudiziaria e del demanio, rendendo molto più lineare il processo di sequestro e confisca definitiva che è nato con l’approvazione della legge Rognoni-La Torre del 1982: «l’attività delle forze di polizia avviene attraverso azioni e misure concrete in questa che considero una vera e propria guerra, in cui il contrasto ai patrimoni mafiosi rappresenta la linea di trincea più avanzata». L’Agenzia per i beni confiscati ha attualmente in gestione 12.330 beni e la Lombardia è al quarto posto a livello nazionale per numero di confische. Per Trabace occorre prendere atto che in alcuni casi – con tutte le garanzie necessarie – bisogna procedere anche alla vendita dei beni confiscati visto che l’idea giusta di affidarli ad associazioni ed enti impegnati contro le mafie talora  si scontra con l’impossibilità di tali soggetti di avviare le ristrutturazioni delle proprietà confiscate spesso difficili da utilizzare anche perché coperte da ipoteche.

Un altro tema importante è stato quello trattato da Marco Digirolamo, segretario generale Fillea Cgil Lombardia: «La penetrazione della ‘ndrangheta nel settore edile lombardo ha raggiunto livelli molto alti e i segnali di omertà degli imprenditori locali contribuiscono a peggiorare il problema. Inoltre, nella nostra regione le relazioni tra boss mafiosi e imprenditori è biunivoca, perché anche i secondi contattano i primi per le loro attività». Secondo Digirolamo «esiste tra la popolazione italiana un diffuso senso di impunità e una differenza notevole tra il concetto di “rispetto delle regole” teorico e pratico che complica ulteriormente la già difficile lotta alle mafie. La ‘ndrangheta in Lombardia è una vera e propria organizzazione militare che controlla il territorio anche con il posizionamento di operai provenienti dalla Calabria e la prossima apertura dei cantieri per l’Expo 2015 necessita di ulteriori controlli e azioni di repressione e sanzionatorie».

L’ultimo relatore dell’incontro è stato il giornalista Paolo Moretti, autore del libro Mafia padana (Editori Riuniti, 2011) nel quale racconta i retroscena dell’inchiesta Crimine-Infinito che ha coinvolto molte realtà lombarde e comasche. Per Moretti: «Esistono in provincia di Como almeno tre “locali” di ‘ndrangheta, cioè le cellule sul territorio, a Mariano Comense, Erba e Canzo. Dalle ricostruzioni dei magistrati emergono vicende di personaggi non indagati ma che spiegano bene l’atteggiamento di sottomissione presente anche da noi: un funzionario di una banca erbese ha giustificato la concessione di prestiti ai boss Franco Crivaro e Pasquale Varca dicendosi più tranquillo nel sapersi amico di tali soggetti, ben conoscendone la fama e le opere». La presenza mafiosa nei comuni comaschi ha conseguenze anche sulla politica locale: Moretti ha raccontato come un amministratore di un comune vicino a Villaguardia gli abbia confidato di aver ricevuto pressioni da esponenti provinciali del suo partito per candidare un soggetto, conosciuto per aver provocato frequenti risse e considerato vicino ad esponenti criminali: «Il sospetto è che questi soggetti stiano tentando di mettere i propri uomini ovunque per avere sempre più occhi e orecchie che controllino tutti i settori». Nei numerosi interventi del pubblico, nel quale erano presenti anche la parlamentare Chiara Braga, il segretario della Camera del lavoro Alessandro Tarpini e numerosi esponenti dell’associazionismo comasco, è emersa la necessità di combattere il profondo senso di mafiosità insito in ogni persona e di sviluppare l’educazione alla legalità nelle regole nelle scuole, lavorando di più con le giovani generazioni. Il pomeriggio si è concluso con un buffet offerto dagli organizzatori a base di vino e prodotti provenienti dalle cooperative che lavorano sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Grande la soddisfazione degli organizzatori che hanno visto nella straordinaria riuscita dell’incontro un segnale della necessità di dare impulso e continuità all’impegno contro le mafie. 

(anche su http://newskm0.wordpress.com)

Inserisci un commento