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Mafie al nord, la prima giornata. Raccordare il passato al presente per un futuro migliore

Il 7 e 8 ottobre a Torino presso il centro del gruppo Abele, una fabbrica ristrutturata e sottratta alla ruggine del tempo, portatrice di una strana atmosfera che raccorda il passato al presente, si è tenuto il seminario “Mafie al nord” organizzato da Libera. I due argomenti principali discussi sono stati il testo del nuovo Codice antimafia approvato dal Governo nel mese di agosto e, sulla scorta delle recenti inchieste della magistratura nel nord Italia, un’analisi multidisciplinare della criminalità organizzata presente nelle regioni alpine.

La prima giornata è iniziata con la presentazione di Valerio Zappalà, direttore generale del sistema camerale denominato “InfoCamere”, nuovo strumento contro la criminalità organizzata. Ossia la struttura di eccellenza per la gestione e divulgazione del patrimonio informativo che collega tra loro le 105 camere di commercio attraverso un sistema telematico ad alta velocità che permette maggior trasparenza e un trattamento sicuro dei dati. La mattinata si è chiusa con la firma del protocollo d’intesa tra Libera e Unioncamere Piemonte con la presenza dei rappresentanti dei rispettivi organi, in particolare Ferruccio Dardanello, Presidente nazionale di Unioncamere.

Il seminario è ripreso dopo la pausa pranzo con tre relatori d’eccellenza che hanno tentato di ricongiungere il passato, la legge Rognoni-LaTorre, al presente, il nuovo Codice antimafia : don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, è stato affiancato da Virginio Rognoni, firmatario con Pio La Torre della celebre legge approvata il 12 settembre del 1982, e da Franco La Torre, figlio del suddetto, ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982.

Il discorso introduttivo del Don ha spiegato come il seminario fosse stato pensato per  duecento persone e che proprio perché le richieste di partecipazione hanno superato le ottocento, si è scelto di spostarlo da Avigliana a Torino per permettere una maggiore affluenza, seppure i posti siano rimasti limitati a cinquecento. Fatto che rende palese la grande voglia di aiutare e la grande passione di molte persone. L’invito è poi stato esteso a tutte quelle realtà con cui Libera collabora, nonché a gruppi di magistrati, giornalisti, forze dell’ordine e operatori delle varie categorie professionali e ovviamente a tutti i parenti delle vittime di mafia. Come sempre Luigi Ciotti non si è perso in tecnicismi, ma ha arringato la folla con la sua tipica veemenza ponendo alcune domande di fondo: “perchè tutti dicono di lottare contro le mafie, ma in realtà si promuovono leggi che indeboliscono gli strumenti d’indagine, il perché è che molti non fanno quello che dovrebbero fare e non lottano contro questa illegalità”. Ha proseguito quindi sottolineando come oggi la nostra sia una democrazia debole a causa di una politica sempre più autoreferenziale. Ma “il vero regime è quello che passa dall’anestesia delle coscienze”. Appunto per questo motivo c’è bisogno di una nuova sfida culturale. Ha ricordato anche Roberto Morrione, direttore di LiberaInformazione scomparso il 20 maggio, descrivendolo come “maestro di libertà, volontà e coerenza”.

Il microfono è passato quindi nelle mani di Virginio Rognoni che ha raccontato il periodo antecedente l’approvazione della legge che porta anche il suo nome. “Mi ricordo bene quella stagione, il terrorismo si poteva quasi del tutto considerare sconfitto”. Il racconto è continuato evidenziando come si fosse formata una vasta solidarietà e un vasto consenso nazionale, quella mobilitazione generale non si sarebbe dovuta perdere ma spostare sulla questione mafia. Ha proseguito ricordando Pio La Torre come uno “straordinario combattente, lucidissimo nell’analisi del fenomeno mafioso, uomo di grande passione civile e memorabile animatore di movimenti e fatti di liberazione”. L’excursus storico è giunto quindi al punto cruciale, la legge Rognoni-La Torre, che ha permesso un “cambio di marcia” per due motivi: introdusse nella materia giuridica il concetto di associazione a delinquere di stampo mafioso, prima vocabolo appartenente al linguaggio comune, e permise il sequestro e la confisca dei beni. “Se la mafia è potere e cresce con la ricchezza, colpire la ricchezza vuol dire colpire il potere mafioso”. Rognoni ha proseguito lanciando un monito: “Nessuno può contestare che l’idea di un codice antimafia organico sia positiva, ma è un’operazione di tecnica giuridica che mette tutto sullo stesso piano e stempera, anzi annulla la storia di ognuna di esse”. “Non può che essere così” ma l’effetto collaterale può essere una perdita di memoria e che questa perdita possa causare un indebolimento delle difese contro la mafia. La soluzione che è stata proposta da Rognoni non è abbandonare l’idea del codice, ma parlare sempre più del fenomeno mafioso, prenderne fino in fondo coscienza e che si rifletta maggiormente sulla sua espansione capillare, al fine di evitare una perdita di memoria storica.

“Non sono felice di stare qua seduto accanto a loro, avrei preferito essere seduto in mezzo a voi a stare ad ascoltare la persona della quale parliamo, Pio La Torre” così ha aperto il suo intervento Franco La Torre, spiegando come abbia imparato a condividere le emozioni proprio stando con Libera. Ha quindi sottolineato anche l’emozione di essere in un impianto dismesso sottratto alla ruggine del tempo dalla buona volontà di molti ragazzi e ragazze che vi hanno profuso impegno. Impegno che ci consente di superare il proverbio “non c’é mai fine al peggio” e permette di sostenere che ci stiamo allontanando da questo ‘peggio’; ma senza la loro forza di volontà “invece avremmo superato il fondo”. E questo sarebbe accaduto, a suo giudizio, perché da quel lontano 1982 abbiamo un deficit politico. Non perché fu ucciso suo padre, ma perché la politica ha perso tantissime occasioni di raccogliere questo impegno sorto dal basso. “Abbiamo assistito ad un processo di osmosi: ciò che la politica andava via via perdendo lo ha acquistato la società ma sappiamo che la caparbietà e la volontà della società civile non possono sostituire la politica”. Ha chiuso lanciando una provocazione: “siccome negli anniversari con la cifra tonda tutti si sentono motivati a fare qualcosa l’anno prossimo sarà il trentesimo anniversario dalla morte di Pio La Torre, dunque quale momento migliore per la politica per riaprire il confronto su un’adeguata azione di contrasto all’illegalità?” e ricordando come si possa storpiare un celebre proverbio: “la politica deve ormai essere consapevole che se non si occupa di mafia, la mafia si occupa della politica”.

Nel resto del pomeriggio i partecipanti si sono divisi in gruppi di lavoro dedicandosi a cinque diversi ambiti di studio: le mafie nell’economia italiana e internazionale, la formazione educativa alla legalità, la confisca e il riutilizzo dei beni, il nuovo codice antimafia e la normativa europea di contrasto alla criminalità organizzata.

Dopo una cena a base di prodotti provenienti dalle cooperative di Libera si è tenuta la seduta plenaria aperta dall’intervento di Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica di Torino e chiusa da quello di Claudio Fava, politico, sceneggiatore e giornalista.

Ma in realtà la giornata, a programma finito, non era ancora terminata perché una sorpresa è stata organizzata per tutto il pubblico: quando ormai le persone stavano quasi iniziando ad andarsene le luci si sono spente e da un lato della sala è entrato Nando dalla Chiesa, giubbotto sotto il braccio destro e nella mano sinistra un casco di banane. Grazie alle insistenze di don Luigi Ciotti il professore universitario è stato convinto ad allietare la platea con il suo spettacolo “Pensieri da presidente”, coadiuvato da Francesca Rispoli, responsabile del settore università di Libera, nella veste di un’improbabile conduttrice chiamata “Minzolina”. Il susseguirsi di gag basate sulla parodia di Silvio Berlusconi ha suscitato più volte l’ilarità degli spettatori ricompensandoli delle fatiche di una lunga giornata di conferenze. E forse i partecipanti hanno potuto ridere e non piangere, dato che del capo del nostro Governo si parlava, solo grazie all’enorme impegno e alla grande passione che durante la giornata tutti avevano dimostrato di avere e di voler mettere per raggiungere l’obiettivo di un futuro migliore e di un’Italia libera dalle mafie.

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