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Pioltello, l’Esselunga. E la ‘ndrangheta?

Altro che corrieri della droga armati fino ai denti, improbabili automobili con il “doppiofondo”, pali e sentinelle che proteggono i traffici della “roba” da occhi indiscreti. La droga, a Pioltello, passa per le banane.

Questo l’inquietante scenario che sembra delinearsi da una storia dai contorni ancora molto oscuri: il ritrovamento di 25 chili di cocaina nei magazzini dell’Esselunga di Limito di Pioltello. Il pesante carico di droga era nascosto proprio lì, tra biscotti e merendine, cibi in scatola e marmellate pronte ad essere distribuite nelle filiali di tutta Italia della celebre catena di supermercati, ritenuta estranea alla vicenda. Pressata in piccoli cubetti e avvolta in un involucro di plastica, la droga si mimetizzava in un carico di banane tagliate a metà. Aspettava di essere spedita altrove? O era già pronta per fornire un “aiutino” al manager meneghino di turno, movimentare le giornate dei ragazzini dell’anonima periferia milanese o dare la carica al popolo della notte nella “Milano da bere”? Molti dubbi, poche certezze.

Una di queste certezze è il riproporsi dell’insolito connubio cibo-droga. Non molto tempo fa, ad esempio, tra le primizie di un insospettabile fruttivendolo di via Padova, fu scoperta una partita di droga, mentre a Malpensa il forte odore di un carico di pesce secco non impedì alle forze dell’ordine di rinvenire ben 24 chili di polvere bianca. E come dimenticarsi del famigerato ortomercato milanese di via Lombroso 54, da anni al centro delle cronache più per i periodici sequestri di sostanze stupefacenti, nascoste tra frutta e ortaggi, che per gli stessi prodotti della terra, che da qui vengono smerciati in tutto il milanese?

Che le tratte del traffico di droga abbiano da tempo dimostrato una spiccata propensione allo sfruttamento delle rotte del commercio lecito, sviluppando una notevole capacità mimetica che permette loro di avvalersi delle capillari capacità distributive del settore alimentare, insomma, non è una novità. Così come è nota la forte presenza criminale nell’area dell’est milanese. L’operazione Crimine-Infinito dell’estate 2010 – quella dei morti ammazzati, dei colpi di pistola alla nuca, degli oltre 150 arresti in Lombardia e del summit ‘ndranghetista al circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano – ha addirittura accertato la presenza, proprio a Pioltello, di una cellula di ‘ndrangheta: la “locale di Pioltello”, appunto. Basta, questo, per attribuire il ritrovamento della droga alla mano della criminalità organizzata calabrese? Forse no. E’ sufficiente per sollecitare l’attenzione delle istituzioni e della società civile sulla presenza della criminalità organizzata nella zona? Assolutamente sì, e il fatto che Ilda Boccassini, capo della direzione distrettuale antimafia milanese, sia stata avvertita del fatto, ne è la conferma.

Anche perché il mondo delle cooperative a cui vengono appaltati i lavori di gestione dei centri di smistamento dei grandi supermercati non è estraneo ad episodi di violenza, minacce e maltrattamenti. Ne sa qualcosa Onorio Longo, presidente di una cooperativa – il consorzio Safra – che lavora proprio nel capannone di Pioltello. Il 2 maggio del 2007 l’uomo fu gambizzato con due colpi di pistola calibro 7,65 proprio a due passi dalla sede della cooperativa da lui presieduta, in zona Ortica a Milano. Anche se gli esecutori e i mandanti di quell’agguato non hanno ancora un nome, sono in molti a collegare il ferimento di Longo con il delicato ruolo che l’uomo ricopriva all’interno dell’intricato e tormentato mondo delle cooperative di facchinaggio. Altro nome circolato sui giornali nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento dei 25 chili di droga è quello di Natale Sartori, riconducibile a un’altra cooperativa che lavora nel capannone: l’Alma group. Motivo di queste “attenzioni” il coinvolgimento dell’uomo in alcune inchieste di mafia e traffico di droga negli anni ’90. Sartori, la cui posizione all’interno di quelle indagini è stata poi archiviata, ha subito precisato che la sua cooperativa lavora “nei settori gastronomia e scatolame, dall’altra parte rispetto al reparto ortofrutta dove è stata trovata la droga”.

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