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La retorica della “antimafia dei fatti”

Di Nando dalla Chiesa

“Chissà quanta benzina per le auto delle forze dell’ordine di Locri o di Reggio Calabria si potrebbe comprare con l’appannaggio garantito  (sotto forma di finanziamenti all’editoria di partito) al carneade latitante Valter Lavitola. Chi legge le cifre stanziate del governo o dal parlamento per questa o quella improbabile finalità, resta di stucco quando viene a sapere che sono stati tagliati del 20 per cento gli stipendi degli agenti e dei carabinieri della Direzione investigativa antimafia. Per anni abbiamo sentito (giustamente) esaltare il valore delle tante catture di latitanti, abbiamo sentito elogiare e abbiamo elogiato la qualità del lavoro di intelligence dei reparti speciali delle forze dell’ordine, e ora i loro stessi esponenti sindacali ci comunicano che è arrivato il momento del ringraziamento concreto: tagli alla cieca per le strutture antimafia. Anche se grazie a loro lo Stato entra in possesso di patrimoni del valore complessivo di miliardi una volta di proprietà dei boss. Le priorità di un governo si vedono dalle leggi e dall’uso delle risorse. Le leggi puntano a indebolire le indagini, i soldi sono sottratti alle indagini. Al di là delle gloriose enunciazioni arriva sempre il m
omento della verità”.

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