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Desio calibro 7,65

Lo scorso 14 novembre un omicidio in pieno stile mafioso ha scosso la cittadina brianzola, salita agli onori delle cronache nel novembre 2010, quando l’operazione “Infinito”, oltre a svelare la massiccia presenza del crimine organizzato in città, provocò lo scioglimento della Giunta Comunale.

E’ un attimo: la porta che si spalanca, i colpi di pistola. Un uomo rimane inchiodato alla sua sedia, capo riverso e cornetta del telefono ancora in mano. Per terra otto bossoli calibro 7,65.

Paolo Vivacqua, 51enne siciliano originario di Ravanusa, muore il 14 novembre 2011 nel suo ufficio di via Bramante da Urbino n°15.

Succede a Desio, cittadina di 40mila anime nel cuore della Brianza, in un anonimo lunedì d’autunno, quando tabaccai e parrucchieri – compresi quelli adiacenti al piccolo ufficio in cui si è consumato l’omicidio – abbassano le saracinesche e nessun occhio indiscreto è in grado di vedere, nessuna bocca incauta è in grado di raccontare.

Chi ha ucciso pare dunque aver studiato nei minimi dettagli un delitto dai contorni simili a quelli di un’esecuzione mafiosa. Ma la matrice mafiosa dell’omicidio, almeno per ora, è solo un’ipotesi.

Di sicuro c’è un paese – Desio – che nel 2010 ha visto la propria amministrazione comunale naufragare sotto i colpi dell’operazione anti-‘ndrangheta “Infinito” che, oltre a coinvolgere tre membri dell’allora maggioranza di centrodestra – un consigliere, il presidente del consiglio comunale e un assessore –, ha certificato la presenza di una “Locale” di ‘ndrangheta, attiva da anni sul territorio desiano.

Noto è anche il controverso passato della vittima. Muratore e carrozziere in Sicilia, una volta giunto al nord Vivacqua si riscopre imprenditore: gli affari, un’altalena di aziende aperte e poi chiuse e una condanna per un reato fiscale non scoraggiano l’uomo, che negli ultimi tempi si occupa di un’azienda di rottamazione intestata ai 3 figli con sede nel luogo del delitto. Anche se per le vie di Desio gira su una lussuosa Bmw e c’è chi dice che possieda addirittura un elicottero, Vivacqua, i soldi, non li tiene solo per sé: alla moglie, da cui si allontana, lascia una bella villa e alla nuova compagna, da cui ha un figlio, non fa mancare nulla. Chi lo conosce lo descrive come una persona gentile e generosa e lui, quando c’è da donare, non si tira indietro: qualche mese fa, a sue spese, rimette a nuovo il cimitero comunale di Ravanusa – con annessa statua del Cristo Redentore – ed è sempre a disposizione quando c’è da aiutare qualcuno “con 20 o 50 euro”, confermano i conoscenti.

E allora dove cercare il movente dell’omicidio? Forse – così sembrano orientati gli inquirenti – nella vita privata di Vivacqua o forse in quel delicato mercato della rottamazione in cui l’uomo si muoveva. Un mercato che a Desio è insolitamente florido, tanto da aver già attirato l’attenzione degli inquirenti. La stessa operazione antimafia “Infinito”, infatti, fa riferimento a un attentato dinamitardo ai danni di una società di rottamazione desiana situata, peraltro, nello stesso quartiere della villa di Vivacqua.

I Carabinieri di Desio, diretti dal capitano Cataldo Pantaleo, sono già all’opera per cercare di rimettere insieme i pezzi di questo inquietante puzzle.

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