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Le “mafie” e l’ovest milanese: tutto ciò che si muove tra il legale e il criminale.

Di Sara Manisera

30 Novembre 2011. Sala consiliare di Magenta. Provincia di Milano. E’ qui che si tiene l’appuntamento per parlare dei sodalizi criminali firmati Barbaro-Papalia&Co. che, ormai da anni, interessano questo nebbioso hinterland milanese. Intervengono Giampiero Sebri, organizzatore della serata insieme alla Carovana contro le “mafie” dell’ovest-Milano; Alberto Cisterna, Procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, Don Tonio dell’Olio, responsabile internazionale di Libera; moderatore della serata Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana.

La serata si apre con l’intervento dell’organizzatore Giampiero Sebri che spiega il perché di questo appuntamento: “I clan Barbaro-Papalia controllano ormai tutto il sud ovest di Milano, non solo il movimento terra e i grandi appalti ma anche piccoli subappalti, dove non è richiesta la certificazione antimafia e per questa ragione nessun comune si deve sentire escluso; siamo qui per rompere il silenzio e per chiedere a tutti i partiti, in vista delle elezioni amministrative – che in molti comuni si terranno questa primavera – di inserire al primo punto il tema della legalità, unendola a impegni concreti nella lotta antimafia”. Rho, Casorate, Bubbiano, Ossona, Motta Visconti, Casorate Primo, Abbiategrasso, Vigevano, Cisliano, Gudo Visconti sono infatti alcuni dei paesi e delle cittadine in cui alcune famiglie, che ruotano intorno al clan Barbaro-Papalia, si muovono con la complicità invisibile della così detta borghesia mafiosa o, meglio nota, zona grigia. Persone incredibilmente insospettabili – imprenditori, geometri, tecnici, professionisti, amministratori – che però colludono con la criminalità organizzata e con le imprese da essa inghiottite, per convenienza o perché implicitamente ricattati. Lo spiega molto bene il Procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia Alberto Cisterna che si occupa anche di Expo 2015: “Non si può più pensare che la ‘ndrangheta abbia occupato i territori lombardi come se giocasse a Risiko; in Veneto o nel Friuli non è riuscita a radicarsi perché il mercato era organizzato diversamente; le mafie hanno attecchito dove c’è una forte domanda di illegalità e quindi di mafia; laddove pezzi rilevanti della società chiedono illegalità, la ‘ndrangheta gliela offre”. E così il calcestruzzo e i subappalti, lo smaltimento di rifiuti tossici, la domanda di cocaina, il mercato illegale delle slot machines, diventano servizi che vengono venduti, in una sorta di incontro tra domanda e offerta. Continua inoltre il dottore: “la questione sta esplodendo in maniera seria perché c’è una rete di persone invisibili con cognomi insospettabili e società impenetrabili che fanno da cerniera con il sistema; disponibili a fare affari nell’illegalità – con la mazzetta in cambio di un appalto o di una comunicazione tecnica, o con l’evasione fiscale – ma che poi si trovano implicitamente legati a ‘ndranghetisti senza più la possibilità di tirarsi indietro, perché altrimenti dovrebbero autodenunciarsi”. Moderne forme di mafia. Lo ribadisce bene anche Don Tonio dell’Olio, responsabile del settore internazionale di Libera: “oggi si cerca la mafia con dei connotati che non ha più; le mafie si sono evolute, favorite dai processi di globalizzazione e dalla crisi economica; si sono inserite nella finanza, hanno comprato aziende, pezzi di mercato e in un certo senso sono state legittimate come soggetti economici. Stiamo assistendo ad una ‘mafiosizzazione’ della società ed a una ‘demafiosizzazione’ delle “mafie” come sempre le abbiamo immaginate.” Ebbene, la società è sempre più impregnata di mafia; avere quindi una percezione falsata e distorta sulla forma che oggi la mafia assume può essere rischioso tanto quanto dire che la mafia non esiste. Da dove cominciare quindi? Antimafia e consapevolezza civile. Ma anche contrasto economico – magari con una legge sulla confisca dei beni provenienti dalla corruzione – per diminuire lo “spread di illegalità”, come dice Cisterna. E infine, in quella che è la quarta regione per numero di beni confiscati – sono 179 i comuni dove c’è almeno un bene confiscato – sarebbe opportuno che i cittadini si riappropriassero delle proprie comunità e delle proprie terre, perché come dice Don Tonio dell’Olio citando Erri del Luca, “la legalità è il patto di lealtà che l’individuo stipula con la comunità a cui pensa di appartenere”.

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