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Processo Lea Garofalo: si insedia il nuovo Presidente

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Tutto da capo. Questa la decisione che la Corte, ora presieduta da Anna Introini, ha preso giovedì primo dicembre, dopo aver ascoltato le parti. Il nuovo Presidente ha sostituito Filippo Grisolia a causa dell’incompatibilità di ruoli insita nella sua nomina a capo del Gabinetto del ministero di Giustizia. E, in seguito alla richiesta, portata avanti da una difesa compatta, di riascoltare tutti i testi per salvaguardare i principi del processo giusto, la decisione non poteva che essere quella. Il Presidente si è però preoccupato di fissare un calendario fitto di udienze per portare a termine i dibattimenti prima della scadenza della custodia di misura cautelare attiva nei confronti dei sei imputati, rei di aver rapito e sciolto nell’acido Lea Garofalo la notte tra il 24 e il 25 novembre 2009.

Nel corso della giornata sono stati ascoltati tre testimoni; il primo, di nazionalità orientale, è proprietario di un negozio in via Montello 6, lo stesso stabile dove risiedevano i fratelli Cosco.
Sulla scorta delle domande del pm Marcello Tatangelo ha dichiarato di aver prestato il furgone, in data 4 maggio 2009, a Vito Cosco perché questo ne aveva bisogno per effettuare un trasloco fuori Milano. Purtroppo per gli imputati il teste annotava le date dei prestiti per premunirsi nel caso ricevesse multe, proprio come in questo caso in cui ne ricevette un effettuata dal corpo dei carabinieri di Foggia. Avvalendosi di foto segnaletiche il testimone ha riconosciuto in Massimo Sabatino la persona che gli ha restituito il furgone. Nota non aggiunta nel corso dell’interrogatorio, ma risaputa per chi ha seguito le vicende, il 5 maggio di quell’anno Sabatino era a Campobasso a compiere il primo tentativo, fallito, di rapimento ai danni della deceduta Lea Garofalo.

Il secondo teste ascoltato nel corso dell’udienza è stato Alberto Schiavone, detenuto per ricettazione, falsi assegni e truffa. Nel 2007 era in cella a S.Vittore con Salvatore Sorrentino e pure nel 2010, quando nella stessa cella fu alloggiato con loro l’imputato Massimo Sabatino. Il teste ha dichiarato di averli visti più volte parlare fra loro e una volta di essere riuscito ad ascoltare parte del loro discorso. L’argomento su cui verteva, era la sfiducia che Sabatino provava nei confronti dei fratelli Cosco per averlo coinvolto nella vicenda relativa a Lea Garofalo mandandolo a Campobasso a compiere, travestito da idraulico, il primo tentativo di rapimento. I Cosco gli avevano assicurato la copertura delle spese legali, ma lui percepiva di essere stato abbandonato dai suo compagni di avventura. Al termine della deposizione è dovuto intervenire il Presidente Introini per richiamare all’ordine l’imputato Sabatino a causa delle intemperanze operate da questo. Infatti dalla gabbia in cui era alloggiato assieme agli altri cinque imputati, si è messo a gesticolare e ad inveire contro il PM e il suo testimone accusandoli di raccontare menzogne.

L’ultimo testimone della giornata è stato Massimiliano Floreano, soprannominato “la checca” stando a quanto si legge nell’Ordinanza di applicazione di misura cautelare. Floreano è stato, per circa dieci anni, il compagno della sorella di Sabatino. Il testimone ha narrato le vicende relative al 24 novembre 2009, data in cui prima Carlo Cosco gli chiese le chiavi dell’appartamento di sua nonna e poi, Rosario Curcio e Carmine Venturino, quelle di un box di cui era proprietario, al fine di depositarvi un “pacchetto” il cui contenuto non è noto. Le chiavi dell’appartamento gliele avrebbe dovuto ridare Carlo Cosco la sera stessa, cosa che non avvenne perché gli furono riconsegnate, invece, da Curcio e Venturino. Alle domanda del PM se egli avesse mai posto interrogativi ai vari personaggi coinvolti, per avere delucidazioni sulle loro richieste, il signor Floreano ha risposto che non chiese nulla sia perché con Carlo Cosco era solito non fare domande sia perché non vi vedeva nulla di male. Nel corso della sua deposizione il suo umore però è vistosamente mutato portandolo ad avere atteggiamenti di imbarazzo e tensione. Forse a causa del fatto che più volte ha detto di avere paura dei fratelli Cosco e di Carlo in particolare. Alla richiesta della difesa, nella persona dell’avvocato Daniele Sussman Steinberg, di motivare tale emozione il teste ha detto di non saperne il perché.

Il processo riprenderà alle nove e trenta del 19 dicembre. Il calendario delle udienze prevede le seguenti date: Gennaio il 10, 16, 20, 23, 27, 31; a febbraio il 2, 3, 7, 9, 13, 14, 20, 27; a marzo il 1, 5, 9, 26, 29, 30.

2 commenti

  1. Roberto Buffagni

    Segnalo che il dr. Grisolia, nel luglio scorso, ha accolto la richiesta dei difensori di Cosco e ha derubricato l’imputazione da omicidio di stampo mafioso a omicidio passionale. Ne derivano importanti benefici per l’imputato, tra i quali il diritto al patrocinio gratuito (Cosco dichiara al fisco meno di 10.000 € di reddito), grazie al quale ha assunto il noto professionista milanese Susman Steinberg, e ne girerà la parcella al contribuente italiano. Decisamente un giudice da premiare con l’importante carica testè assunta, il dr. Grisolia.

  2. La prima mossa del neo ministro della Giustizia Paola Severino è stata portarsi con sè a Roma Filippo Grisolia, Presidente della Corte d’Assise di Milano che stava processando i presunti assassini mafiosi della testimone di giustizia Lea Garofalo. Tale scelta ha comportato, nonostante il Ministero avesse negato quello che invece sarebbe puntualmente accaduto, l’azzeramento del processo con almeno un paio di conseguenze: dovranno essere risentiti tutti i testimoni già auditi (tra cui Denise, la giovanissima figlia non solo della vittima, ma anche di uno dei boss imputati, costringendola a patire nuovamente le stesse immani sofferenze del suo recente interrogatorio in aula) e, se non si arriverà a sentenza di 1° grado entro luglio 2012, tutti gli imputati saranno rimessi in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare in carcere.
    La domanda è: può fare il Guardasigilli una persona che in passato abbia difeso un mafioso assassino (il boss siciliano Salvatore Buscemi, già noto negli anni ’80 al pool di Palermo quale “reggente” del mandamento di Passo di Rigano “a seguito dell’uccisione di Salvatore Inzerillo” nella seconda guerra di mafia, poi condannato all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio) e che, appena insediatasi, faccia ripartire da zero un processo che vede alla sbarra mafiosi assassini (la famiglia ‘ndranghetista dei Cosco), facendo loro un regalo con i fiocchi? E se una tale mossa fosse stata fatta da Alfano o Nitto Palma, quale sarebbe stata la reazione dell’opinione pubblica?

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