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Mafia a Magenta?

Tira un’aria diversa nell’Ovest milanese. La percezione della presenza mafiosa comincia a prendere consapevolezza grazie a comitati come ‘No Tangenziale del Magentino’, i ‘Verdi Ambiente e Società di Magenta/Abbiategrasso’, l’associazione ‘Punto Rosso Magenta’ e ‘No Expo’, attivi nella stessa area in cui per troppi anni la presenza della criminalità organizzata è stata ignorata dagli amministratori locali e vissuta da parte dei cittadini come un qualcosa di esterno, un problema del tutto meridionale. Succede a Cornaredo, Cisliano, Bareggio, Magenta, Albairate e Abbiategrasso: comuni dai 3 ai 33mila abitanti. Qui la criminalità organizzata di stampo mafioso ha trovato terreno fertile su cui far crescere i propri affari, fra campi coltivati e nebbia perenne. A concimarli una classe politica disattenta e con una distorta percezione del reale.

Emblematico l’esempio di Magenta, cittadina conosciuta nei libri di scuola per la battaglia d’indipendenza del 4 giugno 1859, e sulle tavolozze dei colori di tutto il mondo per il rosso sgargiante attribuitole dalla Storia. Qui gli intrecci fra imprenditoria, politica e mafia sono espliciti da almeno un ventennio. Nel 1990 il socialista Aslam Pignatelli detto ‘Jimmy’, attestato di quinta elementare e professione di floricoltore in tasca, per riconquistare la poltrona da consigliere comunale di Magenta bussa alla porta dei palermitani Matranga, specializzati nell’importazione di cocaina dal Sudamerica. Nel luglio 1991 a rompere le uova nel paniere arriva il pm Alberto Nobili: durante le indagini del Maxiprocesso di Palermo il magistrato scopre che ‘il Jimmy’, al tempo segretario della sezione socialista di Magenta, organizzava cene elettorali in cui l’ospite d’onore era il boss Gioacchino Matranga. Per assurdo, pare che oggi Pignatelli sia finanziatore dell’associazione Compagnie delle Opere. A Magenta nasce anche Antonio Esposito, classe ’67, condannato nel luglio 2011 a otto anni di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso all’interno del processo Bad Boys. E se nascere in un luogo non è di certo peccato, prendere con leggerezza le situazioni che riguardano la comunità lo è. Soprattutto se si riveste un ruolo nelle istituzioni.

Ad esempio, Expo 2015, vista dalla maggioranza dei sindaci dell’hinterland milanese come la grande opportunità per emergere, visivamente e politicamente, sul territorio nazionale. Nel luglio 2007 il sindaco di Magenta Luca Del Gobbo, durante una conferenza del centrodestra indetta da Letizia Moratti, ringraziò pubblicamente l’allora primo cittadino del comune di Milano per aver dato al territorio l’occasione di riqualificare le proprie aree urbane in vista di Expo 2015, creare nuovi servizi e posti di lavoro. Neanche un anno dopo, il 23 maggio 2008, nelle pagine de ‘l’Epresso’ il giornalista Michele Sasso rende nota l’indagine della magistratura in cui la ridente cittadina dell’Ovest di Milano è protagonista: sette le cave gestite dalla mafia lungo i cantieri della tratta TAV tra Rho e Magenta. Il procedimento era semplice: dalla cava si estraevano illegalmente materiali destinati ai lavori per l’Alta Velocità e successivamente il fosso veniva riempito con i rifiuti del cantiere del polo fieristico di Rho-Pero, il tutto ricoperto con precisione per occultare il reato. Sempre a Magenta, nel novembre 2009 il pm Marcello Musso sequestra 6.600 mq destinati alla costruzione di 24 appartamenti, accertando la presenza sul territorio del clan Pavone. Le ultime indagini della magistratura legano Andrea Pavone agli affari dell’imprenditore Ivano Perego, titolare dell’azienda di movimento terra ‘Perego Strade’ con cui la cosca ‘ndranghetista Strangio tentò l’assalto agli appalti Expo 2015. Consulente finanziario d’eccellenza del boss Salvatore Strangio, Pavone dichiarò più volte in tribunale di non essersi reso conto di rivestire il ruolo di “strumento in mano ai calabresi”. Perspicace.

Dati alla mano, la cittadina simbolo del Parco del Ticino incassa oggi 5,3 milioni di euro in oneri di urbanizzazione: una cifra da capogiro per il Pgt dell’Amministrazione Del Gobbo (Pdl). 480 le licenze edilizie concesse dal Comune tra il 2009 e il 2010, 15 le agenzie immobiliari coinvolte. I prezzi delle nuove abitazioni al mq variano dai 2.100 ai 3.500 Euro, ma sia che i palazzi siano edificati in centro o in periferia, il mercato immobiliare di Magenta è in crisi da almeno cinque anni: mille le unità abitative vuote e invendute. In tutto ciò entra in campo il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Marco Maerna. A inizio novembre in un’assemblea pubblica davanti a esperti del settore il vicesindaco espone le varianti urbanistiche dell’attuale Pgt da lui apportate, affermando: “Macchè polmone verde: qui bisogna edificare!”. Una dichiarazione choc, seguita dalla decisione di aumentare l’edificabilità prevista dal piano urbanistico a quattro mesi dalla scadenza del suo mandato di vicesindaco. Tra l’altro a Maerna non dispiacerebbe affatto ricoprire il ruolo di primo cittadino, tanto che per lui si prospetta una corsa alle elezioni del 2012. Un passaggio ancora non del tutto chiaro, un campanello d’allarme forse, da analizzare tenendo presente i passati coinvolgimenti magentini fra istituzioni politiche e criminalità organizzata: senza accusare nessuno, il rischio è quello di aver alimentato loschi appetiti.

Un commento

  1. Complimenti.
    Bell’articolo.
    Bel progetto.
    Bella iniziativa.

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