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Milano ci prova

Segnali di svolta. “Oggi siamo all’anno zero perché prima eravamo sotto zero”. Con queste parole il giornalista Barbacetto ha voluto sottolineare la portata simbolica della presentazione dei libri “La quinta mafia” di Marta Chiavari e “Mafia a Milano” di  Franco Stefanoni, Giampiero Rossi e Mario Portanova. Il valore intrinseco dell’evento non é tanto l’incontro in sé quanto il luogo di questo: la Sala Alessi presso Palazzo Marino, il Comune di Milano. Segni di risveglio di una città che, azzardando – come la stessa giornalista Adriana Santacroce ammette – si può dire che possa tornare ad essere «la Capitale morale». Memore di quando nel ’96, al tempo delle presentazioni della prima edizione di “Mafia a Milano”, un’occasione del genere era considerata alla stregua di «un’eresia», Rossi enfatizza: quello di oggi è «un evento storico». Sicuramente è qualcosa di molto positivo in una città, in una regione, dove per anni la consapevolezza della presenza della mafia é stata rilegata solo alla società civile mentre l’economia era fortemente implicata e la politica abbracciava idee negazioniste. Politica che, come dice Mario Portanova, oggi – e da sempre – viene vista dalla criminalità organizzata, ‘Ndrangheta in primis, come un taxi. Per Nando dalla Chiesa «grandi compiti» mettono alla prova la politica e le istituzioni, a partire dal piccolo, dai comuni e dai loro uffici tecnici che sono i luoghi a cui puntano gli ‘ndranghetisti: «nelle intercettazioni non bisogna più sentire frasi come: ‘ho una persona in comune’». E bisogna anche comprendere che al nord non ci sono solo esponenti criminali meridionali ma c’è una «mafia di responsabilità del Nord», il pensiero di Marta Chiavari. Tutto questo sarà pane per i denti della neonataa fatica – Commissione consiliare antimafia che, secondo David Gentili, «dà un messaggio chiaro del problema» e con la quale – continua il consigliere, candidato alla presidenza della commissione – «il Consiglio Comunale fa la sua parte; non si tratta della politica delle chiacchiere perché ci sarà un controllo sugli atti amministrativi». Per questo scopo la Commissione sarà aiutata dal Comitato antimafia istituito dal Sindaco Pisapia. È proprio Luca Beltrami Gadola, membro del Comitato, che sottolinea questa funzione: «dobbiamo studiare i varchi dell’apparato legislativo per chiuderli» aiutando così la politica a risolvere i nodi legati, spesso, «a norme troppo puntuali che impediscono di intervenire», in particolare per quanto riguarda le opere pubbliche dove la legislazione «è un colabrodo, è opaca». Oltre alla politica c’è bisogno che anche gli imprenditori reagiscano. Lanciano l’appello altri due membri della commissione. Umberto Ambrosoli vuole spingere gli imprenditori a «coltivare la cultura statuale» e a farlo da soli, senza aspettare lo Stato, seguendo «la grande rivoluzione» della Confindustria siciliana che espelle gli imprenditori che pagano il pizzo. Per aiutarsi possono leggere “La quinta mafia”, «per conoscere i modi operandi tipici, percepire i sintomi e maturare gli anticorpi», l’invito di Giuliano Turone. Forse a Milano ai piani alti qualcosa si muove.

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