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Processo Lea Garofalo: la strategia della difesa

Un calvario. È ciò che è diventata l’udienza del 23 gennaio. In particolare per il primo teste della giornata, Marisa Garofalo, la sorella di Lea Garofalo. L’interrogatorio del pm Marcello Tatangelo ha ripercorso tutta la vicenda da quando Lea Garofalo decise di lasciare Carlo Cosco in seguito al suo primo arresto, avvenuto nel maggio del 1996. Successivamente all’ingresso nel programma di protezione Lea Garofalo tagliò i ponti con tutta la sua vecchia vita, al punto che la sorella Marisa Garofalo, pur supponendolo, non era a conoscenza del fatto che fosse sotto protezione. Per un po’ i rapporti con la sorella restarono sporadici e principalmente telefonici. Poi, a distanza di anni, resasi conto di quanto fossero stati vani i suoi sforzi, compì il tentativo di riavvicinarsi al padre della figlia. Fu mossa dalla troppa paura che provava, tale da farle vedere pericoli ovunque; l’episodio di Boiano, in cui asserì di vedere una donna estrarre una pistola dalla borsa, fu – a detta di Marisa Garofalo – la goccia che fece traboccare il vaso.

Da lì il ritorno a Petilia Policastro e l’accordo con Carlo Cosco che affittò per lei e Denise una casa a Campobasso; un accordo truffa considerato che a distanza di pochi giorni, proprio in quella casa, Massimo Sabatino attuò il primo tentativo di sequestro ai danni della donna. Ciò costrinse la madre e la figlia a tornare, ancora una volta, al sicuro fra i parenti nel paese natale; da lì si mossero verso Firenze, dove aveva un processo in cui era imputata per l’aggressione ad una donna; ed infine l’ultimo spostamento, quello a Milano per parlare ancora una volta con Carlo Cosco circa il futuro della figlia. Marisa Garofalo aveva avvertito la sorella di non andare a Firenze e in quei giorni mantenevano un contatto telefonico costante, le raccomandò prudenza anche il 24 novembre, il giorno della scomparsa, e Lea Garofalo la volle tranquillizzare: “torno domani. Prendo stasera il treno delle 23.00”. Infatti fu proprio  la sorella Marisa il giorno seguente, 25 novembre, a fare la denuncia al corpo dei carabinieri di Petilia Policastro. Dopo appena quaranta minuti il pm ha terminato le domande: è la volta della difesa, i cinque avvocati sono intervenuti tutti a turno, con quella che è apparsa come una strategia perfettamente pianificata.

Ha iniziato Maira Cacucci, avvocato di Cosco Giuseppe, avanzando domande a raffica, il cui senso logico appariva spesso assente, lasciando più volte perplesso lo stesso giudice Anna Introini. L’avvocato al teste: “ha appreso del fatto tramite i giornali, la televisione?”. Domanda rivolta a Marisa Garofalo che incredula ha chiesto prima a che fatto si riferisse l’avvocato ed in seguito ha ripetuto ulteriormente che fu lei la prima a fare la denuncia. Le domande dell’avvocato, durate un’ora e mezza, hanno collegato gli elementi più disparati, dal chiarire che Marisa Garofalo non ha mai ricevuto minacce al chiedere perché aiutasse la sorella; portando i presenti a capire il vero obiettivo dell’avvocato: sfiancare la teste. Tanto da causare per due volte l’intervento, in sua difesa, del pm che si è rivolto al giudice dichiarando: “queste sono domande per portare in fallo il testimone”. Brevissimo l’intervento degli altri quattro avvocati della difesa che hanno avanzato quesiti per un’ altra ora e mezza. In particolare hanno mirato ad indagare i rapporti familiari intercorsi fra Denise e la famiglia paterna dopo la scomparsa della madre. Infatti malgrado Denise avesse compreso gli eventi, non restò dalla zia Marisa, ma visse con i cugini paterni, e gestì inoltre con Venturino Carmine (un altro degli imputati) una pizzeria proprio a Petilia Policastro. La zia, Marisa Garofalo, ha replicato asserendo che Denise Cosco da lei aveva regole ed orari da rispettare, mentre con la famiglia paterna nessuno badava a lei, portandola quindi a preferire quell’ambiente seppure si lamentasse proprio con la zia della mancanza di affetto da parte del padre.

Dopo la pausa, l’udienza è ripresa con l’ascolto del maresciallo dei carabinieri di Milano Christian Persuich. Il pm ha inteso chiarire con lui tutto il decorso delle indagini, le quali, ha assicurato il maresciallo, si sono svolte a 360° vagliando ogni ipotesi investigativa, indipendentemente dalle dichiarazioni che ricevette, la sera del 25 novembre, da Denise e Carlo Cosco. Il maresciallo Persuich ha ricordato di essere rimasto  “molto sorpreso dalla sua rassegnazione: già non sperava di poter rivedere la madre”, nonché dall’insistenza del padre nel chiedere copia del verbale delle dichiarazioni della figlia. Il giorno successivo partirono le indagini con le richieste dei tabulati di traffico dei telefoni di Lea Garofalo e dei parenti e l’inizio delle intercettazioni. Lo stesso fu effettuato con tutti i telefoni che avevano avuto rapporti con quelli degli interessati. Tutto fu vagliato, oltre ai telefoni, si guardarono le telecamere cittadine alla ricerca dei fotogrammi con gli ultimi spostamenti, poichè Carlo Cosco asserì di aver lasciato l’ex-convivente in via Giusti (poco distante dal civico numero 6 di viale Montello, dove la figlia era andata a salutare gli zii paterni) dove però non vi sono telecamere. Il successivo step fu il magazzino di Crivaro Gaetano a San Fruttuoso a cui i carabinieri arrivarono dopo alcune settimane di indagini grazie ai tabulati telefonici che collocavano in quel luogo – la sera della scomparsa di Lea Garofalo e nei giorni successivi – gli imputati Carmine Venturino, Rosario Curcio e Vito Cosco.

Il 10 febbraio i carabinieri esaminarono il magazzino, lo stesso presso cui Venturino Carmine lasciò la sua Fiat Coupé incidentata, avvalendosi di un’unita cinofila. I cani nel magazzino si diressero presso una fossa biologica dove i carabinieri procedettero con gli scavi che però diedero esito negativo. Sarà infatti solo il 13 aprile 2010 che Salvatore Sorrentino, con le sue dichiarazioni, metterà gli inquirenti sulla pista giusta: il piano riferitogli in cella da Massimo Sabatino prevedeva infatti lo scioglimento del corpo tramite acido.

La ricostruzione dell’iter delle indagini proseguirà venerdì 27 gennaio e sarà seguita dall’ascolto del teste Denise Cosco.

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