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Lucrezia Ricchiuti: a Desio un “Comitato d’affari” politico-mafioso

La vicesindaca di Desio Lucrezia Ricchiuti si racconta, tracciando, attraverso la cronaca dei suoi celebri blitz nelle discariche e nei depositi abusivi della periferia, la recente storia del suo paese. Una storia fatta di illegalità e silenzi, malaffare e collusioni. Ma anche tanta voglia di cambiare.

“Appena arrivi chiamami che scendo ad aprirti. Lunedì il Comune è chiuso!”. Le stringo la mano e mi viene difficile immaginare che dietro al volto gentile e ai modi cordiali di Lucrezia Ricchiuti si nasconda un’instancabile politica, guadagnatasi i gradi di vicensindaca di Desio sul campo dopo oltre un decennio di denunce e battaglie. Quando la senti parlare con quel suo accento tutto brianzolo, però, la musica cambia: “Per anni, qui a Desio ha dominato un vero e proprio comitato d’affari composto da funzionari pubblici, da politici e da imprenditori. Un comitato d’affari, attivo soprattutto nell’ambito della speculazione edilizia, che si è spartito il territorio. Ne ho sentito sussurrare dal primo giorno in cui mi sono trasferita qui, quando si parlava della presenza e della potenza di questa famiglia legata a Natale Iamonte – la famiglia Moscato (ndr) – e del dirigente dell’ufficio tecnico che faceva il bello e il cattivo tempo – Rosario Perri, (ndr)”.

Le ultime inchieste sembrano confermare queste sue sensazioni…

E’ incredibile che cosa la gente sia in grado di fare per i soldi, a volte anche per pochi soldi! – constata sommessamente la Ricchiuti –. Qui dentro c’è una marea di gente, la più disparata, e nessuno si fa problemi, nessuno si fa domande – ripete incredula afferrando il faldone dell’inchiesta sui fallimenti della “Pellicano” e della “Immobiliare Mais”, che ha portato agli arresti, tra gli altri, dell’ex presidente del Consiglio Comunale di Desio e consigliere regionale Massimo Ponzoni e dell’ex capo dell’ufficio tecnico del Comune di Desio e assessore al Personale e alle società partecipate della provincia di Monza e Brianza Rosario Perri. Due desiani già citati nell’inchiesta Infinito, quella degli oltre 150 arresti in Lombardia ai danni di presunti appartenenti alla ‘ndrangheta.

Una frase di Ponzoni mi ha particolarmente colpita – prosegue la vicesindaca impugnando la richiesta di custodia cautelare indirizzata anche ai due politici desiani – : quella in cui si compiace di essere stato eletto alle Regionali del 2010 senza aver più dovuto ricorrere ai voti della ‘ndrangheta. Ponzoni è dunque convinto di poter gestire questo rapporto, di prendere i voti e poi dire “ora non mi servite più”, non capendo che, in realtà, sono loro che gestiscono lui. Questo vale anche per quegli imprenditori brianzoli che accettano la “protezione” della ‘ndrangheta per non avere problemi nel cantiere e con il sindacato. E’ lì che inizia la fine del politico o dell’imprenditore. Perché loro non ti danno voti, non ti danno protezione perché sei carino o perché gli stai simpatico. Prendete il caso della Perego: un’azienda spolpata, un imprenditore finito.

Che i brianzoli non siano così virtuosi come si dice?

I brianzoli non sono né più virtuosi né più attenti degli altri; sono come tutti gli italiani, anzi: nella capacità di individuare la presenza della mafia, i meridionali sono molto più avanti perché dispongono degli anticorpi necessari. Qui, invece, non si è in grado di riconoscere il fenomeno o, peggio, non si vuole che se ne parli. Mi dà fastidio quando mi dicono che vedo la ‘ndrangheta da tutte le parti, come se per me fosse piacevole o facile dover sempre pormi il problema di capire chi è, cosa vuole, da dove viene chi si siede davanti a me. Ma se la ‘ndrangheta esiste, come esiste, anche sul nostro territorio, abbiamo il dovere di dirlo perchè ciò che la ‘ndrangheta vuole è proprio l’indifferenza e l’ignoranza, che spesso caratterizzano la cittadinanza.

A questo noi dobbiamo contrapporre l’alfabetizzazione alla legalità dei cittadini, a partire dai bambini. In consiglio comunale, ad esempio, stiamo pensando a una campagna di sensibilizzazione contro le irregolarità nelle aree agricole della nostra periferia. Ho pensato a dei manifesti con le facce e i nomi di quelli che violano le regole e inquinano il territorio. Non vedo l’ora di beccarne uno – si sfoga la Ricchiuti sciogliendosi in una risata liberatoria.

Questa sua attenzione alle irregolarità e all’abusivismo nelle aree agricole non è di oggi…

La mia battaglia è iniziata nel 2000, quando sono stata eletta in consiglio comunale. Giravo in macchina e cercavo di guardare all’interno delle zone agricole, recintate per nascondere ciò che vi accadeva. Se non riuscivo a sbirciare tra le fessure o i fori delle recinzioni le scavalcavo fisicamente, e spesso vi trovavo di tutto e di più. Depositi di camion, parcheggi per autobus, sversamenti di materiale edile e persino allevamenti di animali, in aree in cui teoricamente non si potrebbe tenere nemmeno un pollaio. Quando non c’erano le recinzioni trovavo delle montagnette, e nella piatta Brianza la montagnetta non nasce da sola: nella migliore delle ipotesi contiene rifiuti inerti, nella peggiore rifiuti pericolosi. Fotografavo il tutto e lo mostravo in consiglio comunale. La stessa cosa dovrebbe fare oggi il cittadino quando vede una casetta sospetta o un camion che scarica dove non dovrebbe; l’altro giorno ne abbiamo denunciati due, per farlo basta una chiamata ai vigili urbani.

Tutto questo senza alcun momento di sconforto?

Lo sconforto mi prende quando mi arrivano segnalazioni di tangenti e irregolarità da persone che poi non hanno il coraggio o la voglia di denunciare. Oppure quando sento dire ai sindaci dei paesi vicini, per esempio Lissone, che la ‘ndrangheta è un problema di Desio, come se la penetrazione mafiosa rimanesse confinata entro i nostri confini comunali. Ma nonostante questo non ci arrendiamo. La variante al Piano di Governo del Territorio che abbiamo approvato in novembre ha trasformato 1milione e 400mila metri quadrati da edificabili in agricoli. Quattro delle aree di trasformazione, una volta diventate edificabili, avevano visto aumentare il proprio valore di otto volte, arrivando a sfiorare i 64milioni di euro. Ora, ritrasformando quest’area, si può facilmente immaginare che interessi abbiamo toccato. Per ora, però, non ci è successo nulla e spero che nulla ci succederà. E poi, se proprio dovesse succederci qualcosa, sanno dove andare a indagare – osserva sorridendo la Vicesindaca.

Segno di un cambiamento in atto, o è ancora prematuro parlare di cambiamento?

Dalla società civile, nonostante tutto, i segnali arrivano. A Desio, per esempio, è da poco partito un percorso sulla legalità e so che anche a Mezzago e in altri comuni si sta facendo qualcosa di simile. Insomma, qualcosa si muove. L’importante è parlarne e parlarne sempre.

Come amministrazione, invece, riteniamo fondamentale arrivare prima della magistratura, che, per forza di cose, arriva quando il danno è già stato fatto. Il mio ruolo di amministratore mi impone infatti il dovere di impedire che il danno si verifichi e, se voglio, io amministratore ho tutti gli strumenti per capire, informarmi e prevenire i pericoli: chiamando i Carabinieri per avere informazioni sulle persone che stanno dietro a un piano di lottizzazioni o consultandomi con il prefetto. Ecco, il prefetto di Monza e Brianza mi dà motivo di sperare in un vero cambiamento. E’ un uomo molto sensibile al tema della legalità e delle infiltrazioni, soprattutto nel settore degli appalti, tanto che è già pronto un protocollo che speriamo venga sottoscritto da tutti i Comuni. Basti pensare che, da uomo del sud, quando è arrivato ha detto che pensava che alcune cose potessero succedere solo al dalle sue parti. Ebbene, avere un prefetto con quest’attenzione vuol dire tanto. A differenza dei prefetti, anche loro del sud, che dicono che la mafia, a Milano, non esiste…

Che idea si è fatta dell’omicidio di Paolo Vivacqua?

Che è una vicenda abbastanza complicata, in cui ci sono tante possibili piste: il movente amoroso, il filone delle sue attività in Svizzera…

C’è anche un nuovo filone su un’operazione edilizia (la “Bricoman”) lungo la Valassina…

Questo non lo sapevo… In realtà Vivacqua, come membro delle istituzioni, non me lo sono mai ritrovato davanti. Certo, è inevitabile che un uomo nato dal nulla e arrivato in poco tempo ad avere un tenore di vita molto alto si noti. La gente può essere portata a fare l’equazione “aveva tanti soldi, è entrato in un giro più grande di lui”, ma la vicenda mi sembra molto più complessa.

Come quella di Desio.


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