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Processo Lea Garofalo: Alessandra e Sara De Rossi

Assente Carlo Cosco all’udienza del 31 gennaio. Il primo a deporre è stato il Maresciallo dei Carabinieri Fabio Persuich, tornato al banco per rispondere alle richieste avanzate dalla difesa. Fra i vari dati che ha fornito è emerso il nome usato da Lea Garofalo mentre era nel programma di protezione: “Alessandra De Rossi”. La figlia Denise Cosco, pur non avendo a sua volta un documento falso, proteggeva la sua identità col nome “Sara De Rossi”. Nel luglio 2006 Lea Garofalo uscendo dal programma di protezione dovette riconsegnare al Nucleo Operativo di Protezione i documenti. Il Maresciallo ha inoltre chiarito alcuni dettagli inerenti alle riprese operate dalle telecamere la notte del 24 novembre 2009: i quattro giorni impiegati per visionare quelle comunali alla ricerca della madre e della figlia hanno reso impossibile l’utilizzo di filmati privati perché dopo 72 ore eliminano i dati dalla memoria. Dalle riprese cittadine si scorgono le due donne in Corso Sempione alle 18.22, dopo pochi istanti arriva Carlo Cosco a bordo di una Chrysler Voyager grigio su cui sale Denise (la porta dagli zii in viale Montello 6; ndr), Lea Garofalo intanto fuma una sigaretta, alle 18.37 ricompare la stessa auto su cui salì la figlia. Le telecamere ruotano mentre effettuano le riprese quindi non si vede Lea Garofalo salire a sua volta sull’auto, ma appena la telecamere completa il giro la donna non è più in Corso Sempione.

Il secondo testimone della giornata è stato Pasquale Amodio, già atteso nelle scorse udienze, aveva rinviato più volte la testimonianza accusando gravi problemi di salute. Entrato in aula ha scambiato saluti e cenni d’affetto con l’imputato Cosco Vito detto Sergio. Si scoprirà nel corso dell’interrogatorio che il loro rapporto di amicizia era tale da far sì che Pasquale Amodio chiedesse all’imputato di fare da padrino al proprio figlio il giorno della sua cresima. Le domande del pm Marcello Tatangelo hanno riguardato proprio il giorno della cresima, che si svolse a Polignano a Mare il 24 aprile 2009, quando Vito Cosco gli avrebbe chiesto di trovargli una masseria da affittare. I problemi sorti nel corso dell’interrogatorio nascono intorno alle versioni discordanti fornite da Pasquale Amodio: in un primo interrogatorio dei Carabinieri asserì che Vito Cosco gli avesse chiesto una casa per le vacanze e che per questo si fosse rivolto ad Apuleo Marco. Sentito quest’ultimo i Carabinieri riconvocano Pasquale Amodio, risulta infatti che avesse detto ad Apuleo Marco che la casa gli servisse subito e non per il periodo estivo. La versione definitiva uscita nel corso della testimonianza è che lui avesse dedotto che la casa a Vito Cosco servisse per le vacanze estive perché quando questo gliela chiese era presenta anche la moglie Scalise Giuseppina. Vito Cosco sorride e annuisce dalla cella. Il giudice Anna Introini allibisce dall’alto della sua sedia: “Signor Amodio lei ricorda di aver dato due versioni differenti? Si rende conto che oggi ne ha fornita una terza?”.

Il terzo teste della giornata è stato il Maresciallo Capo dei Carabinieri Buttarelli Giulio, il quale ha trascorso la deposizione leggendo i tabulati telefonici di tutte le persone coinvolte dalle indagini. I tabulati coprono i giorni antecedenti e successivi il tentativo sequestro di Campobasso del 5 maggio 2009 e quelli relativi all’effettiva scomparsa di Lea Garofalo.

Nella prossima udienza, in programma per venerdì 3 febbraio, continuerà la deposizione del Maresciallo Capo Buttarelli assieme all’ascolto di un consulente tecnico, il dottor Testi.

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