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La Commissione Mutilata

 La Commissione consiliare Antimafia alla fine è nata. Di notte, alle 22.07 del 23 gennaio, in una faticosissima seduta a oltranza. Arrivo di un percorso iniziato sette mesi fa tra dibattiti pubblici e  incontri con le associazioni per poi sbarcare nelle aule di Palazzo Marino superando contrapposizioni politiche. Un buon segnale per Milano e per l’Italia.

Le prime voci, che necessitano di conferma, concordano sulla seguente composizione.  Partito Democratico: Gabriele Ghezzi, Nicola Bertolè, David Gentili, Mattia Stanzani, Rosario Pantaleo, Marilisa D’amico; Milano Civica: Anna Scavuzzo; Sinistrà Ecologia Libertà: Patrizia Quartieri;  Italia dei Valori: Raffaele Grassi; Radicali: Marco Cappato; Federazione della Sinistra: Anita Sonego; Movimento 5 Stelle: Mattia Calise; Milano al Centro: Mariolina Moioli; Gruppo Consiliare Palmeri: Manfredi Palmeri; Lega Nord: Luca Lepore;  Popolo della Libertà: Carlo Masseroli, Carmine Abagnale, (Giulio Gallera o Riccardo De Corato).  Il candidato per la presidenza è il consigliere David Gentili: portavoce del Coordinamento provinciale degli amministratori del Partito Democratico contro le mafie, da tempo impegnato sul tema. Sul vice presidente, per comune accordo destinato all’opposizione, si sta ancora discutendo, il candidato più accreditato è Carmine Abagnale.

La delibera ha superato, senza però uscirne indenne, 11 emendamenti proposti per lo più dalle opposizioni. La maggior parte dei quali volti a indebolire la sua autonomia ed efficacia. Un confronto teso dove la minoranza, visto che non poteva contare sui voti, giocava più sul tasto sensibile per il PD di uscire con un voto unanime e condiviso.

Sarà stata l’inesperienza, forse il troppo buonismo o le tensioni interne tra alcuni consiglieri arancioni sull’argomento ma alla fine della giornata entrambi i fronti ne sono usciti compromessi. L’emendamento 1bis, la tassa pagata dal PD per avere il voto favorevole della Lega e del PDL, ha sostanzialmente indebolito la commissione stessa. Con questo emendamento, infatti, è stato aggiunto alla delibera il seguente concetto: “Tutte le proposte di indirizzi amministrativo (della commissione antimafia, ndr) verranno sottoposte agli organi competenti previa approvazione del consiglio comunale”. Togliendo di fatto la funzione decisionale alla neonata assemblea, alla quale rimane solo la funzione di rappresentanza, di studio e di analisi. Sacrificio pesante che non ha portato risultati nell’altro fronte. Infatti l’opposizione, per un malinteso tra le due anime del Consiglio sull’ultimo emendamento discusso, ha deciso di astenersi. Rovinando così anche l’unanimità alla delibera.

Chi ha mantenuto i nervi saldi sull’emendamento 1bis sono stati Milano Civica e SEL votando contro. Il consigliere Mirko Mazzali, intervenendo nel dibattito, ha segnalato i rischi che tale modifica avrebbe causato all’autonomia della commissione. Appena dopo il suo intervento il capogruppo del PD Carmela Rozza ha chiesto 15 minuti di sospensione per radunare la sua squadra e prendere una decisione. Scena rara, segno che c’erano forti dubbi anche all’interno del partito di maggioranza; ma alla fine è passata la linea di approvare l’emendamento, forse anche perché rimangiarsi la parola dopo aver contribuito ad arrivare a quel testo non sarebbe stata una bella figura.

La posizione dei tre gruppi consiliari non schierati è stata differente tra loro. Manfredi Palmeri ha votato a favore della delibera oltre ad essere stato uno dei firmatari. Mattia Calise del Movimento 5 Stelle si è astenuto, in quanto fin dall’inizio ha dichiarato che la sua visione di commissione antimafia era quella presieduta da Smuraglia nel ’92, mista tra esperti e consiglieri con prevalenza dei primi, considerando l’opzione proposta poco efficace. Marco Cappato dei Radicali, pur essendo in maggioranza,  ha continuato lo sciopero del voto per chiedere chiarezza alla Giunta sui referendum ambientali milanesi.

“Aggiungi sette posti a tavola”

L’emendamento 8 è il primo ad essere stato respinto. Proposto dal PDL, chiedeva di invitare permanentemente alle sue sedute sette rappresentanti della società civile: un rappresentante dell’Unione di Commercio, uno di Assimpredil, uno di Assolombarda, uno della CGIL, uno della CISL, uno della UIL e un rappresentante dell’associazionismo antimafia. E’ intervenuta la capogruppo Carmela Rozza a segnalare che le commissioni già di regolamento possono invitare chi reputano necessario, senza limiti. Obbligare la Commissione Antimafia ad avere degli invitati permanenti significherebbe limitare la sua autonomia di scelta e fare gerarchie pericolose tra associazioni della società civile.

“La patente Antimafia per le associazioni”

Il consigliere Tatarella del Popolo delle Libertà ha chiesto, con l’emendamento 9, che le associazioni o le fondazioni che saranno ascoltate dalla Commissione consiliare Antimafia abbiano una certificazione di serietà da parte del Ministero degli Interni, quindi che siano presenti in un albo delle associazioni riconosciute. Il proponente ha citato il caso di S.O.S Racket e Usura come esempio della necessità di conoscere l’integrità degli interlocutori. Gli ha risposto il consigliere David Gentili, spiegando che l’associazionismo antimafia, tranne rari casi, è formato da piccole realtà diffuse e non da grandi associazioni. Realtà che non hanno tempo e risorse per formalizzare una loro idoneità solo per avere la possibilità di essere ricevute dalla Commissione. L’emendamento proposto rischiava quindi di limitare troppo la possibilità di interagire con la società civile. Con queste motivazioni, quindi, l’emendamento è stato respinto.

“Una poltrona per due”

Ha dell’incredibile invece l’emendamento 7, l’ultimo tra gli emendamenti che sono stati discussi e respinti dall’aula, sia per il contenuto sia per come è stata gestita la situazione da entrambe le parti. Il PDL in sintesi pretendeva l’equiparazione dei ruoli tra il Presidente della Commissione (della maggioranza) e del Vice-Presidente (dell’opposizione): “Il Presidente e il Vice Presidente condivideranno il programma dei lavori della sedute nonché ogni altra iniziativa che si riterrà utile e opportuno assumere nella qualità di Presidente della Commissione … comprese le dichiarazioni agli organi di informazione”. Piuttosto di respingere questo modo elegante per chiedere la co-presidenza della commissione, il PD ha deciso di venire incontro all’opposizione proponendo un sub-emendamento, firmato dalla Capogruppo Carmela Rozza, che ha corretto le pretese del PDL tutelando la Presidenza che non dovrà più “condividere” ma “sentire” il Vice-Presidente mantenendo dunque la sua autonomia decisionale. Da qui è iniziata una sequenza di equivoci. Nella presentazione del sub-emendamento Carmela Rozza ha dichiarato che se l’opposizione avesse votato contro anche la maggioranza si sarebbe auto-respinta  il suo stesso sub-emendamento. Prendendo la parola il consigliere Gallera ha dichiarato prima il voto favorevole al sub-emendamento, poi nel proseguo del discorso, forse per stanchezza, ha affermato che l’opposizione avrebbe votato contro. Evidentemente preso sulla parola dai colleghi, PDL e Lega hanno votato contro, seguiti quindi dalla maggioranza, innescando polemiche e urla in aula da ambo le parti. Forse un malinteso, ma rimane incomprensibile anche la richiesta da parte del PD di avere il voto dell’opposizione sul suo sub-emendamento: se ci fosse stata la volontà, visto che avevano i numeri, non si capisce perché non abbiano proceduto ad approvarsi da soli la loro mediazione.  Ovviamente ciò ha portato anche al respingimento dell’emendamento presentato dal consigliere Giulio Gallera e alla successiva astensione di PDL e Lega alla votazione finale della delibera.

Con i suoi problemi, rimane però l’applauso ad approvazione conclusa dei cittadini presenti nella tribuna del pubblico che sono rimasti ad assistere fino a notte. C’è l’aspettativa per una Commissione consiliare Antimafia che, anche se indebolita a livello decisionale, possa comunque lasciare il segno con il suo potere di iniziativa proponendo al Consiglio temi delicati o scomodi. Rimane anche la funzione di rappresentanza del Comune, che ora ha un organo ufficiale per prendere posizione su eventi e situazioni dove sempre più spesso purtroppo Milano è menzionata con casi di criminalità organizzata. Una Commissione che può essere cassa di risonanza per l’Antimafia con iniziative di promozione alla legalità e con un peso mediatico maggiore delle tante associazioni antimafia che a Milano, fino ad oggi, sono state lasciate sole.

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