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Alla faccia della neve, alla faccia della ‘ndrangheta

Per sopravvivere alla neve e al gelo delle notti milanesi i senzatetto hanno a disposizione un nuovo dormitorio: il “For a King”, ex discoteca sequestrata alla ‘ndrangheta e riadattata a ricovero  grazie a un accordo tra Sogemi e Comune di Milano…

Quarantacinque nuovi posti letto. Quarantacinque barbe incolte. Quarantacinque volti bianchi, neri, e gialli. Qualcuno scavato dal freddo e dalla fame, qualcun altro rosso di quel vizio che è ormai necessità, compagnia, distrazione. Quarantacinque nuovi motivi per sperare.

Da mercoledì 8 febbraio, e per le prossime notti, si trovano al terzo piano di un edificio in via Lombroso 54, poco fuori dal centro di Milano. Lì c’era un locale: “For a King”, “Per un re”, si chiamava. L’avevano inaugurato una sera di aprile del 2007: le ballerine, le luci, lo champagne. E gli uomini del clan di Salvatore Morabito. Due settimane dopo, gli arresti e il sequestro del bene. Cinque anni dopo, i senzatetto. Merito di un accordo tra il Comune di Milano e la SOGEMI, la municipalizzata che gestisce i mercati annonari della città meneghina.

Se non fosse vera, questa storia, parrebbe una metafora: del male che soccombe ai danni del bene, del puzzo di uno sfarzo arrogante, di una ricchezza unta di violenza e disonore cancellati dal profumo della dignità, del candore di un’esistenza vissuta senza compromessi, nel bene e – soprattutto – nel male. Del fortino dei (pre)potenti espugnato dal silenzioso esercito degli invisibili.

E invece questa storia è vera e non è tutta rose e fiori: è anche spine. La più appuntita si trova proprio davanti al ricovero per i senzatetto. Si chiama Ortomercato e insieme a tanta buona frutta e verdura ospita(va) chili di droga, oltre a una discreta dose di violenze e minacce ai danni di sindacalisti indefessi, di sfruttati che non vogliono più farsi sfruttare ma che vi sono costretti, se non vogliono finire anche loro al terzo piano del palazzo di fronte al quale lavorano. Lì, come al “For a King”, dominava un facchino che facchino non era, tanto che al lavoro c’andava su una fiammante Ferrari: Salvatore Morabito. A coprirlo, lì come al For a King, un ex sindacalista che sindacalista non era più, tanto che pagava parte degli stipendi dei lavoratori della sua cooperativa in nero: Antonio Paolo. Oggi, i due, lì non ci sono più, condannati a 13 anni e 8 mesi uno e a 7 anni e 8 mesi l’altro.

A questa storia, però, manca il lieto fine: nel 2012, a Milano, l’esercito di invisibili continua infatti a crescere. E pure l’altro.

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