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Processo Lea Garofalo: repentine variazioni d’umore

Un’udienza breve quella di venerdì 10 febbraio, in cui hanno deposto tre testimoni convocati dalla difesa. Il primo a giurare di dire la verità davanti alla Corte è stato l’anziano signore Paderno Colombo, cliente fisso del bar Barbara situato in piazza Baiamonti 1. L’avvocato Maira Cacucci ha convocato il teste per chiedergli se il suo assistito, Cosco Giuseppe, fosse solito giocare alle macchinette del bar fino a tarda ora. Paderno Colombo ha faticato a rispondere: vide più volte l’imputato nel bar ma non si ricorda né la frequenza né gli orari. L’avvocato difensore aveva evidentemente previsto che l’anzianità del teste influisse sui suoi ricordi perché il secondo testimone che ha convocato è stato Wang Heping, detto “Felice”, il proprietario del bar Barbara. Questi ha confermato che l’imputato Cosco Giuseppe fosse solito intrattenersi giocando alle macchinette del bar, fino anche all’una di notte.

La terza e ultima teste della giornata è stata Genoveffa Patrizia Garofalo, amica della scomparsa Lea Garofalo. Le domande dell’avvocato Cacucci hanno indagato proprio la loro amicizia, la testimone avrebbe più volte prestato soldi a Lea Garofalo e, malgrado asserisca di non sapere che l’amica fosse stata in un programma di protezione, ha ricordato che si raccomandava sempre con lei di non raccontare a nessuno dei loro incontri. Genoveffa Patrizia Garofalo ha inoltre sostenuto come Lea Garofalo fosse una madre molto protettiva con due progetti in mente: la scuola per la figlia e un futuro migliore, “diceva sempre che voleva andarsene dall’Italia verso un posto caldo”.

Terminati i testimoni la Corte si è pronunciata sulla richiesta del precedente giornoavanzata dal pm Marcello Tatangelo di poter acquisire i verbali di interrogatorio di Massimo Sabatino. Quelli relativi al procedimento di Campobasso, conclusosi con la sua condanna a sei anni di reclusione. Verbali in cui accusa i mandanti e complici: Carlo Cosco e Vito Cosco. Il giudice Anna Introini ha deciso, poiché “non è richiesta una prova al di là di ogni ragionevole dubbio ma basta un fatto dotato di obiettività” e “non è possibile ritenere che l’imputato Carmine Venturino sia stato frainteso”, di rigettare l’opposizione avanzata dall’avvocato difensore Daniele Steinberg, permettendo così al Pubblico Ministero di acquisire i verbali. Due le reazioni immediate. L’umore ridanciano ostentato dai sei imputati nel giorno precedente oltre che in quello odierno è scomparso, lasciando calare il silenzio. Interrotto dall’avvocato Steinberg che ha accusato la presenza di una “discrasia logica”: Massimo Sabatino infatti nei verbali parlerebbe dei fatti di Campobasso in cui Carmine Venturino non è neanche coinvolto. Per quale motivo, dunque, lo avrebbe dovuto minacciare? Inoltre “se l’accusa presenta prove a carico, la difesa ne può presentare a discarico”, motivo per cui ha richiesto la convocazione degli operatori, della Polizia giudiziaria, estensori della relazione di servizio in cui sono certificate le minacce di Carmine Venturino nei confronti di Massimo Sabatino. Richiesta respinta dalla corte.

Prossima udienza lunedì 13 febbraio.

*l’immagine, dall’eloquente titolo “No”, è opera del vignettista Saul Steinberg.

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