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Il coraggio dei Siciliani

Iniziative e parole da valorizzare. Stampo Antimafioso ospita questo articolo scritto da due studentesse del Liceo Virgilio di Milano per raccontare lo spettacolo teatrale che porteranno in scena a maggio. Ma soprattutto per riflettere e far riflettere sull’importanza di “prendere posizione” ed essere “minoranza che testimonia”.

di Marta Cavallini Beatrice Canali 

Il libro di Antonio Roccuzzo sulla storia di Pippo Fava e dei suoi “carusi” giornalisti improvvisati? Per  noi è come l’Urlo di  Munch.

Il coraggio de “I Siciliani” sarà il titolo del lavoro teatrale che noi studenti del laboratorio teatrale del  Liceo Statale Virgilio di Milano porteremo  in scena  il prossimo 8 maggio nell’auditorium comunale di via Valvassori Peroni. Il testo è un adattamento teatrale del libro di Antonio Roccuzzo “Mentre l’orchestrina suonava Gelosia” che il drammaturgo Francesco Di Maggio ha elaborato, inserendo l’artificio del coro greco. Contaminazione che, ci ha spiegato, nasce dai brani di “Cronaca” di Ghiannis Ritsos. La realtà isolana di Samo e la realtà catanese: una visione mediterranea che fa riflettere su quanto l’indolenza e, peggio, l’indifferenza siano alla radice del cancro mafioso. Il lavoro che il nostro Liceo presenta nell’ambito della rete tra scuole “Il Futuro è la Memoria” presenta Pippo Fava quale “testimone di verità”, portando un parallelo morale tra vittime dei genocidi e vittime della criminalità organizzata, legata al contesto di una diffusa corruzione politica e istituzionale. Ovviamente capire e interpretare la realtà della Catania degli anni ’80 non è impresa semplice; noi abbiamo avuto una grande occasione, da una parte abbiamo usufruito della collaborazione e dello spirito di un narratore e  motivatore come il  Professor Giuseppe Teri,  dall’altro l’esperienza della regista Lieselotte Zucca ha contribuito a farci crescere in una sempre più estesa unità del  gruppo, rafforzata via via dalla consapevolezza di fare qualche cosa di importante, per chi ha vissuto direttamente questa storia e per chi ne raccoglie  oggi il suo significato. In particolare il Prof. Teri è spesso tornato in modo puntuale sui suoi ricordi catanesi fornendoci sempre spunti e spiegazioni preziose per la messa in scena dell’opera e la recitazione dei protagonisti. Spesso abbiamo discusso sugli stereotipi della  “mafia che non esisteva” e del falso mito dei ricchi imprenditori della Sicilia orientale, i cavalieri del lavoro di Catania, che, anche se collusi e favoriti da Cosa Nostra,  erano presentati dalla stampa e dalla gran parte dei politici  come la grande occasione di modernizzazione e di sviluppo economico della Sicilia. Il 3 Febbraio Antonio Roccuzzo, lo stesso autore, è venuto  a Milano, presso il nostro Liceo  a fare  una conferenza.  E’ stata  questa una preziosa occasione di discussione, in particolare ci hanno colpiti il  desiderio di verità e l’autentico  valore del fare i giornalisti, rivendicati senza subire condizionamenti e censure, cosa che è emersa come un urlo di Munch, nelle parole e nelle storie che ci sono state narrate  C’è una domanda che ritorna sempre in questo lavoro teatrale: cosa sarebbe successo se Pippo Fava fosse stato ascoltato e la sua denuncia raccolta dallo Stato e dagli imprenditori? Se il giornale “ I Siciliani” avesse avuto, anche un pochino di pubblicità? Quante cose avrebbero potuto mutare e potrebbero cambiare anche oggi se tutti fossimo meno indifferenti e pigri? C’è bisogno di parlare di mafia a Milano?  Pippo Fava lo aveva detto 30 anni fa  e tutti girarono la testa dall’altra parte imbarazzati e un po’ piccati. Oggi molti di noi avvertono quanto sia sottovalutata questa tematica e quanto inquinato possa essere il mondo politico e economico anche nel nostro “efficiente” e ricco Nord. La ricchezza e la possibilità di impiego di ingenti capitali attira gli appetiti della  criminalità organizzata e le nostre disattenzioni hanno favorito una vera e propria nuova colonizzazione dei territori ed  è proprio  per questo che noi vogliamo  realizzare questo nostro piccolo contributo, per ricordare a tutti come sia importante prendere posizione, raccontare la verità, essere  anche anticonformisti, minoranza che testimonia, anche se apparentemente isolata, come i Siciliani Giovani dell’84. Quei ragazzini che, al funerale di Fava, gridavano irriducibilmente che era sta la mafia e che i mandanti erano in prima fila a fingere contrizione.

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