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Amministrazioni comunali: il tesoro della mafia in Lombardia.

Sindaci, attenzione ai vostri paesi: fra usura, estorsioni e sedute in consiglio comunale, la mafia ha una vista d’aquila. Spetta a voi non essere miopi.

Uno pensa al mafioso come al terroncello con il macchinone e la catenazza al collo; o all’imprenditore del nord che da morto di fame con le pezze sul sedere apre la ‘fabricheta’ e dopo qualche anno si ritrova coi milioni in tasca; oppure al politico corrotto, nord sud, destra o sinistra poco cambia, che in campagna elettorale regala promozioni e premi per l’amico votante, lo zio della moglie, il nipote del cugino di secondo grado. E invece no: scontato. Sono sempre loro, i più insospettabili, a cadere vittime del tranello criminale. Non sbagliava Frank Coppola nella sua razionale analisi del sistema mafioso: “Tre magistrati vorrebbero diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”. Le parole del boss siciliano che regnò per cinquant’anni su una losca New York e un’Italia andreottiana sono emblematiche oggi per comprendere l’attuale scenario malavitoso lombardo interessato dai processi Bad Boys e Infinito: conclusosi con dodici condanne il primo e attualmente in corso il secondo, per un totale di cinquecento persone coinvolte, dal fruttivendolo di San Vittore Olona al direttore sanitario dell’Asl di Pavia. E sul ruolo chiave del ‘cretino’, sulle complicità fra Stato e criminalità organizzata, verte la relazione della Direzione Investigativa Antimafia sulla Lombardia pubblicata pochi giorni fa. L’allarme riguarda le infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni, la presenza di una schiera di invisibili che penetra i consigli comunali con l’appoggio di soggetti politici dalle insospettabili argomentazioni e voluminosi Pgt, i piani di governo del territorio. Amministratori tutti dediti a studiare voluminosi incartamenti, stabilendo cosa, dove e quando costruire, spesso ignorando i rischi ambientali di una spregiudicata cementificazione edilizia. Programmando il futuro urbanistico di paesi e città. Dopo essersi confrontati con l’amico imprenditore di turno, s’intende. La Lombardia è malata, Milano è malata ed è nella sua provincia che i batteri si riproducono silenziosi. Ed è simile a un cancro la mafia che ha colonizzato il territorio. Ammonta a 26milioni il valore dei beni confiscati alla mafia in Lombardia dalla Guardia di Finanza nel 2011. Milano come Palermo anche per estorsione e usura, con funzione di protezione la prima e credito la seconda, entrambe concime per il riciclaggio che in Lombardia interessa un giro di 72milioni di euro. E ha già un nome il controllo svoltosi lunedì 20 febbraio che ha portato all’arresto di quattro persone, cinque denunce e duecentocinquanta identificazioni: ‘Servizio Anticrimine del Rhodense’. I soggetti in causa? Italianissimi e incensurati di Bollate, Rho e dintorni per detenzione di droga e reati contro il patrimonio. “La forza della mafia sta fuori dalla mafia”, direbbe a questo proposito Nando dalla Chiesa: una frase, solo otto parole e in quell’otto, numero esiguo ma simbolo dell’infinito, è contenuta l’innumerabile quantità di persone del mondo ‘civile’ che si lascia ingoiare dal sistema mafioso. Anche nell’hinterland milanese.

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