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Il futuro della pizzeria “Wall Street” a Lecco.

La pizzeria “Wall Street” è un simbolo. Da questa ha preso il nome l’operazione antimafia coordinata dal pm Armando Spataro che nel giugno 1993 ha portato in carcere centinaia di persone. Proprio lì, in via Belfiore 1 sulle sponde lecchesi del Lago di Como, il boss Franco Coco Trovato prendeva le decisioni sugli affari e sui delitti mafiosi di tutta la zona. Quella pizzeria, insieme al ristorante “Del giglio” a Pescarenico di Rolando Coco, fratello di Franco, e riaperto nel corso del campo di Libera e Legambiente nell’agosto 2011, è stata confiscata pochi anni dopo, ma fino ad oggi non ha mai trovato una destinazione soddisfacente. In passato, dopo la caduta della giunta comunale del sindaco Antonella Faggi che ha amministrato Lecco dal 2006 al 2009, la “Wall Street” è stata oggetto di uno scambio di proprietà: nel 2010 il commissario prefettizio Sante Frantellizzi ha dato alla prefettura proprio la pizzeria, ottenendo un appartamento in via Adamello e la pizzeria-ristorante “Del Giglio”, entrambi però gravati da pesanti ipoteche. Lo scorso 16 marzo l’appartamento in via Adamello 36/38 è stato inaugurato e consegnato ad una famiglia in difficoltà con un progetto di housing sociale, mentre nella ex pizzeria di Pescarenico verrà creato un centro diurno per anziani. Nell’aprile 2010 l’associazione Qui Lecco Libera ha lanciato la petizione “Salviamo Wall Street”, nella quale si chiedeva di destinare ad uso sociale la pizzeria confiscata affinché da “luogo di sopraffazione” potesse diventare “segno di Civiltà e Diritti”. In poche settimane sono state raccolte e consegnate al sindaco 2390 firme.

A Lecco il prefetto Marco Valentini, nominato nell’agosto del 2010, ha da pochi giorni lasciato l’incarico per spostarsi alla prefettura di Grosseto. Al suo posto sarebbe dovuto arrivare da Frosinone il prefetto Paolino Maddaloni, il cui nome appare nelle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli relative allo scioglimento del Consiglio comunale di Casapesenna, sebbene non sia indagato. Trentatré sindaci del lecchese, compreso l’attuale primo cittadino del capoluogo di provincia Virginio Brivio, hanno inviato una lettera al Ministero dell’interno per fermare questa decisione, nella quale hanno scritto: «Il dottor Maddaloni è anche a giudizio davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per il reato di turbativa d’asta relativo all’appalto per le centraline per la misurazione della qualità dell’aria a Caserta. Al di là della presunzione di innocenza sino a sentenza che vale per ogni cittadino indagato, chiediamo al ministro dell’Interno di valutare con maggior prudenza l’opportunità di tale nomina che sarebbe meglio avvenisse solo a completo chiarimento dei fatti addebitati al dottor Maddaloni. In un momento difficile per il nostro Paese è necessario che i servitori delle Istituzioni siano non solo integerrimi ma che non vi siano elementi che possano far dubitare l’opinione pubblica della loro integrità morale». La pressione istituzionale dei sindaci ha avuto effetto, perché il prefetto Maddaloni ha chiesto al ministro Annamaria Cancellieri di essere assegnato ad altro ufficio.

Lo scorso 11 aprile il prefetto Valentini, pochi giorni prima della sua partenza, ha emesso con il sindaco Brivio un comunicato stampa nel quale si dichiarava che “nel corso della riunione del Nucleo di supporto all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, l’associazione Libera aveva illustrato un’ipotesi progettuale per una nuova destinazione dell’immobile ex pizzeria Wall Street, da destinare anche a centro per la promozione della cultura antimafia e la diffusione dei prodotti provenienti dalle terre confiscate”. Il Nucleo di supporto all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è un organismo che ha la funzione, in ogni Prefettura d’Italia, di coordinare forze di Polizia, Istituzioni e associazioni nell’ambito dei beni confiscati e della loro destinazione. L’idea è quella di monitorare eventuali situazioni di degrado, di abbandono e di utilizzo distorto o inadeguato dei beni medesimi o fenomeni come il loro perdurante utilizzo, diretto o indiretto da parte dei soggetti criminali ai quali erano stati confiscati e contemporaneamente facilitare l’azione dell’Agenzia nazionale nel ripristino delle condizioni dell’effettivo utilizzo per finalità istituzionali e sociali.

Il progetto illustrato nel corso di questa riunione, che dovrà essere portato avanti dal neoprefetto Antonia Bellomo, si propone di trasformare l’attuale archivio di documenti della Prefettura e della Questura di Lecco in una impresa produttiva, senza snaturare la funzione originaria della pizzeria ma facendola diventare anche un “centro di aggregazione e promozione dei valori della legalità”. Il progetto, denominato “Sapori e saperi della legalità”, è articolato su  due linee condivise e fondamentali: la modularità e la sostenibilità. Si intende procedere secondo fasi economicamente progressive che partano dal recupero del bene per proseguire con il rilancio imprenditoriale. Visti gli spazi disponibili nella Wall Street, un’immobile di oltre 500 metri quadri, l’idea in elaborazione oltre alla pizzeria che utilizzi anche i prodotti del circuito di Libera Terra comprende anche spazi per attività di aggregazione culturale e giovanile. Attualmente la “Wall street” è ancora in mano alla prefettura, ma per portare a termine il nuovo progetto di riutilizzo sociale sarà necessario un bando pubblico che affiderà a nuovi soggetti la gestione del bene.

Progetti di questo tipo sono quelli che hanno portato alla nascita di alcune cooperative sociali nelle regioni del Sud Italia, dove i soci lavorano i campi di pomodori e di grano, producono olio e vino e gestiscono agriturismi e maneggi. Il simbolo e la forza di questi progetti, possibili grazie alla confisca prevista dalla legge Rognoni-La Torre del 1982 e al riutilizzo sociale dei beni voluto dal milione di firme raccolte da Libera con l’approvazione della legge 109 del 1996, è di grande importanza, soprattutto nel momento in cui riesce a produrre lavoro e diffondere scelte di responsabilità e legalità. A Lecco, in via Belfiore, c’è un grande simbolo della violenza mafiosa, che dopo anni di abbandono e sottoutilizzo forse potrà finalmente diventare luogo di riscatto per tutti i cittadini onesti.

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