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Associazione “Rita Atria”. A Paderno Dugnano, nessuno spazio per la ‘ndrangheta.

di Rosaria Giambersio

Paderno Dugnano, ottobre 2009. Nel Circolo Arci “Falcone e Borsellino”, sotto la celebre foto dei due giudici di Palermo, il gotha della ‘ndrangheta lombarda si riunisce per designare il suo nuovo capo. Le immagini dell’incontro, riprese dalle telecamere nascoste del Nucleo Investigativo di Monza, diventano l’eclatante dimostrazione che essere contro la mafia in Lombardia e in generale nel Nord Italia non significa sostenere una causa giusta ma riguardante terre lontane, quanto piuttosto combattere contro un fenomeno che si insedia ogni giorno di più nelle regioni che per lungo tempo hanno ritenuto a torto di esserne immuni. È con questa consapevolezza che è sorta nel marzo scorso, proprio a Paderno Dugnano, l’associazione antimafia “Rita Atria”.

L’associazione si è presentata alla città l’undici aprile attraverso l’organizzazione di un convegno sull’avanzamento delle mafie al nord, con la partecipazione dell’ex magistrato Giuliano Turone, del giornalista Gianni Barbacetto e della direttrice del Centro Studi Saveria Antiochia-Omicron Jole Garuti. L’incontro si è rivestito altresì di un forte valore simbolico, in quanto si è svolto proprio al “Falcone e Borsellino”, diventato ormai l’emblema dell’avanzamento della ‘ndrangheta in Lombardia. “Ci siederemo proprio lì, dove si sono seduti i mafiosi, sotto il quadro di Falcone e Borsellino. Ridaremo dignità al circolo”, aveva infatti detto alla vigilia del primo incontro dell’associazione il suo Presidente, Enzo Santagada, calabrese di nascita ma padernese da molti anni, professore di Lettere in pensione, una vita spesa per promuovere la legalità nelle scuole. L’associazione, che si è data un suo consiglio direttivo, vede inoltre come vicepresidentessa la giovane Alessandra Davì, ed ha fra i suoi fondatori studenti e genitori; fra i soci anche il sindaco di Paderno Marco Alparone, che nell’ottobre 2011 ha sottoscritto insieme ad altre venticinque amministrazioni lombarde un Protocollo d’intesa per contrastare l’avanzata delle mafie al nord.

“Mi emoziona parlare in questa sala che ho visto tante volte su internet, con i tavoli a ferro di cavallo per il brindisi in onore del nuovo boss della Lombardia. È importante combattere la mafia partendo proprio da noi stessi, dal nostro piccolo, dai nostri giovani, in un certo senso ribattezziamo questo posto” ha detto al gremito incontro dell’undici aprile Jole Garuti, riassumendo di fatto lo scopo che si prefigge la neonata associazione, che già nei suoi primi passi vuole essere portatrice di un’antimafia studiata e consapevole, attenta osservatrice di ogni piccolo segnale che la ‘ndrangheta lombarda lascia dietro di sé (ancora lo scorso febbraio una bomba artigianale è stata fatta saltare in aria all’ingresso della Polizia Locale di Paderno, atto immediatamente considerato dal sindaco e dagli inquirenti come un’azione a stampo mafioso). Un’attenzione importante è rivolta alla formazione dei cittadini di domani, e per questo l’associazione è ricca sia di educatori che di giovani, ed ha scelto come nume tutelare un’altra giovane, la “picciridda” dell’antimafia Rita Atria, testimone di giustizia morta suicida a soli diciassette anni dopo l’assassinio di Borsellino.

“La partecipazione alla prima serata ci dice che siamo sulla strada giusta. Adesso bisogna pedalare perché con il riconoscimento ufficiale del gruppo ci aspetta un compito non indifferente. Abbiamo in mente tanti progetti per condividere con la città un percorso di legalità”, dice il Presidente Santagada, che sottolinea inoltre come la lotta alle mafie non debba avvenire necessariamente attraverso grandi gesti, quanto piuttosto grazie a piccole e condivise azioni quotidiane. L’associazione si rivolge dunque alla cittadinanza, volendola spingere a mantenere viva l’indignazione provata all’indomani della scoperta del summit mafioso al “Falcone e Borsellino” e a canalizzarla in attività propositive e di contrasto, al fine di riappropriarsi della città e di rivendicare a sé gli spazi di incontro, fisici e culturali, che la ‘ndrangheta cerca di strappare via. Chiaro segno dell’importanza che l’associazione tributa alla dimensione collettiva sono le parole di un canto popolare siciliano che è stato interpretato dal cantastorie Tano Avanzato alla serata introduttiva della nuova associazione: “Se un uomo cammina calato torce la schiena, se un popolo cammina calato torce la storia”.

 

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