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Fatti, non parole.

di Alessandra Montrone e Francesco Rocco 

24/08/2012, Lecco.

Il caldo non ha fermato neanche questa mattina i partecipanti di “un Campo per la Legalità” promosso da  Legambiente e Libera. Oggi la giornata è stata dedicata ai lavori di pulizia della foresteria della Guardia di Finanza di Airuno, un bene confiscato alla criminalità organizzata nel 1992.

Armati di tanta buona volontà e attrezzi da giardinaggio per tutta la mattina i volontari hanno sradicato erbacce, potato siepi e ripulito il piazzale antistante l’edificio.

Il lavoro è stato senz’altro molto intenso, ma allo stesso tempo ha fatto nascere un forte senso di sinergia, coordinamento e aiuto reciproco. Malgrado la stanchezza ci siamo resi conto di come anche un semplice gesto possa davvero fare la differenza e di quanto ognuno di noi può contribuire a migliorare le cose.

La memoria e l’impegno, filo conduttore dei campi di volontariato che si svolgono in tutta Italia sui beni confiscati alle mafie, non sono solo due parole. Ma prendono forma e si trasformano in azione grazie all’impegno quotidiano dei tanti giovani che dedicano parte delle loro vacanze ad un’esperienza diversa, che li rende protagonisti del cambiamento.

La curiosità e la voglia di conoscere e di capire come le mafie si siano infiltrate anche in questi territori ha spinto fino a Lecco i volontari, che instancabilmente pongono interrogativi. Ma la risposta più importante è l’aver compreso che è possibile sconfiggerle, che si può fare: quando ci si unisce, quando ognuno decide di assumersi la propria parte di responsabilità.

La legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie ne è la dimostrazione. E se oggi  abbiamo potuto lavorare nell’ex pizzeria “Il Portico” di Airuno lo dobbiamo a Pio La Torre, il parlamentare siciliano che per primo, trent’anni fa, capì quanto fosse importante sottrarre denaro alla mafia e che proprio da questa fu ucciso a causa del suo impegno.

Perciò la memoria è così importante, una memoria viva di chi ha pagato con il prezzo più alto: la propria vita. Ma le loro idee vivono in noi, sono ciò che ci spinge a continuare, a crederci, a metterci in gioco in prima persona.

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