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“Dal letame nascono i fior”.

di Chiara Muzzolon

27 agosto 2012
Vidigal, Rio de Janeiro

Quando cammini per Rio de Janeiro non puoi fare a meno di vedere le favelas. Oggi siamo andati a Vidigal, la favela che si trova tra i quartieri di Leblon e San Corrado, separata dalla comunità della Rocinha dalla montagna dei Dois Irmãos (due fratelli).  Su quella montagna avvenivano le sparatorie tra le bande di narcotrafficanti delle due comunità prima che anche Vidigal vedesse l’intervento della UPP (Unidade de Policia Pacificadora), nel gennaio 2012.

Iniziamo a salire per le strade di Vidigal fino a quando ci ritroviamo in uno splendido giardino botanico. Un piccolo paradiso all’interno di quell’ambiente un po’ trasandato che, sfortunatamente, è la prima cosa che si nota di una favela. Rimaniamo meravigliati da quello che vediamo: fiori di ogni colore, bottiglie di plastica riutilizzate come vasi, vecchie ruote di biciclette ora lucenti fungono da tavolini, pneumatici riempiti di terra formano una perfetta scalinata tra le piante, borse e scarpe vecchie sono ora degli ottimi vasi da fiori.  Mentre ammiriamo, un uomo ci saluta ed inizia a suonare la fisarmonica.

Sitie Vidigal

Si avvicina a noi un ragazzo, si chiama Victor. Dal 2005 Victor lavora in questo giardino insieme ad altre quattro persone e il progetto si chiama Sitie Vidigal. Ci racconta che dove ora ci sono splendide piante, fino a qualche anno fa c’era una discarica e il terreno era ricoperto di rifiuti. Loro cinque hanno iniziato pian piano a spostare la spazzatura da lì alla piazza più vicina, dove passa la camionetta a ritirare l’immondizia. Victor comincia a mostrarci le piante e a spiegarci la storia di quel luogo. Siamo dentro la foresta che circonda la favela, dove c’erano le sparatorie tra bande di narcotrafficanti. Victor ci racconta che lui e i suoi amici hanno iniziato a lavorare quel terreno quando ancora si sparava, ma che le bande avevano molto rispetto per loro e che non gli è mai successo niente.

“Purtroppo la gente non ha coscienza ecologica e le persone continuano a buttare i rifiuti nella foresta” dice Victor mentre ci accompagna dentro la vegetazione. Camminando ci mostra dei grossi contenitori di cemento dai quali esce un liquido fognario: “Il governo non ha mai fatto nulla, voglio fotografare tutto e mandarlo al Ministero dell’ambiente. Sanno che lavoriamo qua, sono a conoscenza degli sforzi che facciamo, ma non abbiamo mai ricevuto alcun finanziamento. Non ci hanno mai offerto nulla, neanche un caffè”.  Quello che fanno lì, dice, si può fare in qualsiasi posto dove ci sia il problema dei rifiuti, ed è inevitabile fare qualche paragone con certe situazioni italiane.
A Vidigal, come in Rocinha, manca il sistema fognario, i rifiuti sono dappertutto e non esiste la raccolta differenziata. Victor ha preso molto a cuore la questione e dice che da quando lavorano a questo progetto stanno riuscendo a far nascere coscienza ecologica nei cittadini della comunità.

Le idee da mettere in pratica attraverso Sitie Vidigal sono ancora tante. In questo giardino botanico c’è anche un orto, e Victor ci racconta che uno dei prossimi progetti è quello di regalare il 50% dei prodotti dell’orto alla scuola materna di Vidigal, mentre il restante 50% lo vorrebbero dare alle scuole delle altre comunità vicine: insomma, un inizio di distribuzione di prodotti a km 0. Vogliono inoltre costruire una casa sugli alberi che possa ospitare almeno 6 o 7 persone e vediamo il punto dove hanno iniziato i lavori: la vista è splendida, dando le spalle alla foresta ti trovi a guardare le immense spiagge di Leblon e Ipanema. Victor ci parla con passione, fiero di tutto questo splendido lavoro che porta avanti. Purtroppo, però, è un lavoro che porta avanti da solo con i suoi compagni: “Lotterò contro lo Prefettura, contro il Governo, contro lo Stato di Rio de Janeiro. Non ho paura e devono aiutarci a mettere a posto la comunità”.
E’ così: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.

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