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Festival dei Beni Confiscati: Giacomo Di Girolamo

Intervista a Giacomo Di Girolamo, direttore di Marsala.it e della radio più ascoltata in provincia di Trapani: Rmc101. Scrive per Repubblica, Il Sole 24 Ore e i Siciliani giovani. Nel 2010 ha pubblicato Matteo Messina Denaro. L’invisibile (Editori Riuniti). Presenterà il suo ultimo libro: Cosa Grigia, Una nuova mafia invisibile all’assalto dell’Italia (Il Saggiatore) durante il 1° Festival dei beni confiscati a Milano, domenica 11 Novembre alle ore 18
presso il bene confiscato sito in Via Jean Jaures, 7/9


1) Lei descrive Cosa Grigia come un salto di qualità rispetto a Cosa nostra: ha rapporti di contiguità con la pubblica amministrazione, la politica, l’imprenditoria e l’economia. Quali sono stati i fattori e le tappe che hanno sancito il cambiamento verso il “Grigio”?

In realtà l’associazione mafiosa ha avuto da sempre, come caratteristica propria, l’interlocuzione con il potere, le istituzioni, la politica, e con l’impresa. Già da fine ‘800 si parlava di una “mafia in guanti gialli” a proposito di condotte delittuose tipiche dell’associazione mafiosa commesse da chi, propriamente, mafioso non era. E, più recentemente, si sono coniate le espressioni simili di “mafia dei colletti bianchi”, o di “zona grigia”. Quello che racconto io in Cosa Grigia è appunto che quella che era una zona di contiguità, con imprenditori e politici che si avvalevano della vicinanza a Cosa nostra per portare avanti i loro disegni criminali, è diventata invece un vero e proprio sistema. La zona grigia, in altre parole, si è mangiata la mafia, è diventata una “Cosa” a se, una nuova forma di criminalità, che non ha più nè coppole nè pizzini, nè mandamenti, nè strutture gerarchiche. Una cosa che ha una struttura a rete, che vede ai vertici non più i vecchi mafiosi ma insospettiabili burocrati o imprenditori. Una Cosa che non ha bisogno di sparare un colpo perchè non gli interessa, appunto, il controllo del territorio, nè ha bisogno di rubare perchè i soldi se li fa dare direttamente dallo Stato.

2) Lei vive e lavora a Marsala nella provincia di Trapani, provinicia di Trapani che è anche il territorio roccaforte dell’attuale boss di Cosa nostra: Matteo Messina Denaro. Cosa Grigia è riuscita ad imporsi nel trapanese? Esistono delle entità politche, imprenditoriali che hanno delle responsabilità con l’attuazione di questo meccanismo degenerativo?

La mia analisi su Cosa Grigia parte proprio dal lavoro su Messina Denaro. E’ stato ricostruendo la caratura criminale dell’ultimo boss di Cosa nostra che mi sono reso conto di come stia avvenendo un passaggio epocale. Innanzitutto, Messina Denaro non ha un successore. Nel senso che, quando verrà preso, non ci sarà alcuno a sostituirlo ai vertici di Cosa nostra. Con il suo arresto Cosa nostra potrà dirsi in tutto e per tutto sconfitta. Inoltre,  è il massimo rappresentante di un mondo criminale decadente, che si basa ancora sul controllo del territorio, sulla commissione di reati tipici come il controllo dell’edilizia, l’estorsione ed il traffico di droga.  Sono arrivato  a questa conclusione seguendo un bandolo. Lavoravo sulla cosiddetta “eolo -mafia”, cioè sulle infiltrazioni di Cosa nostra nel grande giro dell’energia eolica. Ebbene, guardando attentamente le carte e gli episodi in Sicilia Occidentale, mi sono accorto che le famiglie di Cosa nostra tradizionali erano coinvolte marginalmente, solo per il calcestruzzo necessario a costruire le basi per le pale eoliche.  Altro non arrivano a concepire. Una parte minima in un giro miliardario, che ha altri epigoni, come il mio conterraneo imprenditore Vito Nicastri, qualche tempo fa definito dal Financial Times il “re del vento”, e per il quale è in corso un procedimento di sequestro di beni per 1,5 miliardi di euro, il più grande mai fatto in Italia. Ecco, Nicastri non è un mafioso, ma secondo i magistrati avrebbe fatto suoi i metodi mafiosi per arricchirsi, senza chiedere il permesso alle vecchie famiglie di Cosa nostra, e mantenendo un rapporto con le famiglie del Trapanese che non è di sottomissione, ma, al contrario, di comando. Personaggi come Nicastri ne conosco a decine, soggetti che mafiosi non sono, che spesso non commettono neanche nulla di illegale, ma che hanno reso moderno, contestuale potremmo dire, il metodo mafioso e hanno, alla fine, sopraffatto la mafia stessa

3) Secondo lei la società civile è preparata culturalmente a combattere la mafia? Il riferimento va dai progetti nelle scuole elementari, all’informazione pubblica, ad alcuni ‘slogan’ politici fino ai movimenti antimafia.

C’è stato in Italia un movimento antimafia che ha avuto e ha, tuttora, grandi meriti. Tuttavia da un po’ di tempo a questa parte, come racconto in “Cosa grigia” il movimento antimafia è fermo, incline più alla rissa al suo interno che a portare temi nuovi. La mafia è cambiata, l’antimafia è rimasta ferma. Il nostro Paese non è preparato contro Cosa Grigia. E’ convinto che la mafia sia ancora quella di Provenzano o di Brusca. Oggi la mafia è diversa, solo che nessuno ce lo spiega. Tutti fanno “antimafia”, perchè sanno che conviene, ma in pochi sanno dare un contenuto a questa espressione. A me è capitato raccontare di Sindaci “antimafia” che erano assoldati dalle criminalità del luogo, di fondatori di associazione antiracket poi arrestati per estorsione, di associazioni antimafia che nascono per avere un contributo e poi chiudono…. 

4) Il libro sarà presentato a Milano durante il festival dei beni confiscati. Questa è la prima volta che in Lombardia un ente locale organizza una rassegna così ampia sul tema della lotta alla mafia: è segno che anche al nord si sta iniziando a prendere in considerazione seriamente il problema?

Certo, è un segnale importante. La parola chiave è proprio quella: attenzione. Al Nord invece si è stati per troppo tempo distratti, consentendo prima alla vecchia mafia di utilizzare questa parte per fare i suoi affari. La mafia nasce al Sud, è vero, ma diventa ricca al Nord, come è diventato ricco il Nord nel nostro Paese. Poi, la “distrazione”, ha permesso addirittura la creazione di una nuova mafia, quasi endemica, fatta da nuovi mafiosi che al Nord non ci sono arrivati, ma ci sono nati, e che hanno fatto proprie le regole delle società d’onore per imbastire un’associazione criminale dalle caratteristiche uniche, assolutamente vorace e violenta. Anche questa è Cosa Grigia

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