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Festival dei Beni Confiscati: Occhi di Ragazza

Tonino Curagi è regista di film e documentari e inoltre insegna alla Civica Scuola di Cinema Televisione e Nuovi Media di Milano (Fondazione Milano®) ed è il coordinatore del corso serale di Documentario. Anna Gorio è regista di  documentari  nonché docente presso la Civica Scuola di Cinema Televisione e Nuovi Media di Milano (Fondazione Milano®) e allo IULM. Al Festival dei Beni Confiscati presentano  ” Occhi di Ragazza” che sarà proiettato Domenica 11 Novembre alle ore 18 presso il bene confiscato in via Vincenzo Monti, 41

 
Il documentario “Occhi di Ragazza” che presentate al Festival parla del dramma della prostituzione dagli occhi e dalla voce dei protagonisti: ragazze sfruttate e clienti. Quale categoria è stata più problematica da intervistare e che impressione vi hanno lasciato?

Abbiamo avuto differenti “problemi” a seconda delle persone con cui dovevamo avere a che fare; parlare di esperienze dolorose, drammatiche con giovani ragazze che per la maggior parte dei casi erano state costretta a vendere il proprio corpo è stata senza dubbio un’esperienza che ci ha coinvolto profondamente; non era facile trovare le modalità giuste per poterne prima di tutto parlare e, cosa più importante, far capire loro che le rispettavamo e che non volevamo approfittare delle loro storie per fare degli scoop. Abbiamo passato circa un anno prima di intervistarle, andandole a trovare settimanalmente in luoghi protetti dove, aiutate da operatori sociali, stavano cercando di uscire dal giro, costruendo una relazione quasi “terapeutica”. Poi le abbiamo riprese mostrando loro come sarebbero apparse nel documentario in modo da rassicurarle. Per quanto riguarda i clienti ci è stato pressoché impossibile trovare un numero sufficiente di individui disposti a parlare, ma abbiamo avuto la fortuna di poter utilizzare un “Notturnover” di Radio Popolare durante il quale molti uomini raccontavano il perché del loro “andare a prostitute”, senza apparenti scrupoli morali, facilitati anche dal fatto dell’essere invisibili.

Un’altra peculiarità che trapela dalle drammatiche storie delle ragazze vittime della prostituzione è la differenza di reclutamento tra Albanesi e Nigeriane. Per combattere seriamente il fenomeno del mercato del sesso serve competenza per capire le sfumature?

Certamente non crediamo sia possibile capire realmente il fenomeno senza avere le competenze giuste, si rischierebbe non solo di prendere delle cantonate, ma anche di fare mosse sbagliate.

Potere, egoismo e volontà di non impegnarsi: le motivazioni dei clienti dovrebbero far riflettere sulla necessità di un piano di educazione alla sessualità più aggiornato e serio nelle scuole superiori?

Si dovrebbe partire da lì, forse anche da prima delle scuole superiori, ma sarebbe altrettanto importante che anche nelle famiglie si insegnasse sia il rispetto per il corpo femminile che la sessualità vissuta con sentimento e non come consumo.


Qual’è stato l’evento, il dettaglio o la frase che vi ha colpito di più nella realizzazione del documentario?

Sentire le dichiarazioni di alcuni clienti è stato abbastanza scioccante; ingenuamente, dopo anni di femminismo (il film è del 2000) pensavamo che certe idee fossero state sconfitte. Purtroppo da allora ci sembra che le cose siano molto peggiorate: il sesso “acquistato e consumato” sembra non avere ormai nessun tipo di limite. Ma anche capire che in alcune situazioni le ragazze “sceglievano” questa vita per amore di un ragazzo, costrette sì psicologicamente, ma plagiate a tal punto dall’idea della vita “agiata”, dal guadagno apparentemente facile, da non avere più la consapevolezza di sé stesse.

Il film sarà presentato a Milano durante il festival dei beni confiscati. Questa è la prima volta che in lombardia un ente locale organizza una rassegna così ampia sul tema della
legalità e della lotta alla mafia. E’ un’esperienza da ripetere?

Certamente sì.

 


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