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Cinquanta candeline per il boss.

alfredo celeste

La Madonna di Lourdes osserva tutto dall’alto della scultura in roccia su cui poggia, al lato della chiesetta e sopra ad una preghiera incisa su un’asse di marmo. Un ampio salone circondato da un colonnato e un giardino ben curato: l’ambiente della Sacra Famiglia di Vittuone, comune a venti chilometri dal centro di Milano, è sereno, rilassato, pulito, religioso. Sembra assurdo ma è un fatto avvenuto in questo luogo, simbolo della comunità parrocchiale del paese, ad aver ulteriormente chiarito la natura dei legami fra il sindaco di Sedriano Alfredo Celeste ai domiciliari per corruzione, il medico faccendiere Silvio Marco Scalambra e l’imprenditore dell’oro Eugenio Costantino legato alla cosca Di Grillo-Mancuso. I fantastici tre sono stati arrestati nell’ultima ondata che ha travolto la Regione Lombardia coinvolgendo anche l’assessore Pdl Domenico Zambetti.

L’affitto del locale non supera i cento euro a serata e il noleggio comprende l’uso di sedie, tavoli e un cucinino, tanto che la Parrocchia di Vittuone è solita darlo in locazione alle scolaresche per le feste di fine anno o alle associazioni di volontariato che qui tengono dibattiti e conferenze. 21 aprile 2011: è il compleanno di Costantino, padre di Teresa, la giovane consigliera sedrianese Pdl. Meccanismi tipici del cosiddetto ‘cono d’ombra’ che a Sedriano lega amministratori pubblici e uomini della ‘ndrangheta avevano già insospettito i militari: telefonate, scambi di mail, informazioni passate sottobanco. Ma un primo cittadino che festeggia il compleanno di un boss all’interno di un locale religioso, questo no, ancora non si era visto. Nel pomeriggio di quell’aprile il Nucleo Investigativo intercetta una telefonata: è Scalambra che chiama Costantino per augurargli buon compleanno. Cinquant’anni li si compie una volta sola e il medico del pavese chiede ora e luogo della festa: bisogna avvisare gli amici, non sia mai che qualche conoscente di buona nomina non si presenti per spegnere le prime cinquanta candeline del festeggiato. Scalambra assicura telefonicamente la sua presenza al party nella location vittuonese di via XV aprile, a pochi passi dal bar ‘Il Palo’. Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Milano registra tutto e alle 20 i militari si accostano agli angoli della Sacra Famiglia registrando l’arrivo di Scalambra e del professore di religione Alfredo Celeste. E non è certo un caso che i tre – Celeste, Scalambra, Costantino – sedessero assieme allo stesso tavolo. Parlando, scambiandosi battute, accordandosi sul Piano d’Intervento Integrato Villa Colombo e il destino del centro commerciale Bennet: il tutto riportato dai magistrati nell’Ordinanza di Custodia Cautelare. Ma non è la prima volta che la ‘ndrangheta sceglie un posto dall’alta valenza  simbolica per celebrare una data importante. Era il 31 ottobre 2009 quando gli esponenti delle cosche lombarde con a capo Pino Neri si ritrovano al circolo Arci di Paderno Dugnano intitolato ai magistrati Falcone e Borsellino: uno schiaffo in faccia all’antimafia, un pugno dritto nello stomaco a chi per quella cosa chiamata ‘giustizia’ ci ha perso la vita. Anche quella sera tutto era stato preparato alla perfezione: affitto del locale regolarmente pagato, pietanze e bevande preparate con cura. Tanto che i titolari credettero che all’interno del salone si stesse svolgendo una festa di compleanno. E invece si trattava del summit della ‘ndrangheta calabrese trapiantata al Nord.

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