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Gli investimenti delle mafie – i risultati del rapporto Transcrime

di Sara Manisera, Carmela Racioppi e Vincenzo Raffa

Delle centinaia e centinaia di pagine di cui si compone il rapporto, una selezione delle informazioni ritenute di maggiore interesse.

investimenti delle mafie“Gli investimenti delle mafie ” è il titolo del rapporto – parte di un più ampio progetto che si concluderà ad aprile 2013 – presentato da Transcrime lo scorso 16 gennaio per il Ministero dell’Interno (PON Sicurezza 2007-2013). Transcrime è il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università degli Studi di Trento, il cui direttore è Ernesto Ugo Savona, professore di criminologia dell’università di Largo Gemelli.

Lo studio, attraverso la realizzazione di una mappa della presenza mafiosa su tutto il territorio nazionale per Camorra, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Criminalità pugliese, ha confermato in maniera scientifica il sempre maggior controllo criminale nelle aree di non tradizionale insediamento, demitizzando allo stesso tempo l’immaginario collettivo della mafia come società per azioni.

Misurando l’indice di presenza mafiosa (IPM), ottenuto dalla combinazione di omicidi e tentati omicidi di stampo mafioso (2004-2011), dalle persone denunciate per associazione mafiosa (2004-2011), dai comuni e pubbliche amministrazioni sciolte per infiltrazione mafiosa (2000-2012), dai beni confiscati alla criminalità organizzata (2000-2011) e dai gruppi attivi riportati nelle relazioni DIA e DNA (2000-2011), si è potuto constatare che solo in poche aree la presenza di criminalità organizzata assume valori pari a zero. I valori più alti sono ottenuti dalle regioni e dalle province a tradizionale presenza mafiosa (prima la Campania, seguita da Calabria, Sicilia e Puglia e prima Napoli seguita dalle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Palermo) anche se a livello regionale, “Lazio, Liguria, Piemonte, Basilicata e Lombardia fanno registrare una rilevante presenza di organizzazioni mafiose”. Non a caso, tra le province del centro e del nord che occupano le posizioni più alte si trovano Roma, Imperia, Genova, Torino, Latina, Milano e Novara (rispettivamente 13ª, 16ª, 17ª, 20ª, 25ª, 26ª e 29ª).

 Una dimensione che testimonia visibilmente la pervasività delle organizzazioni mafiose è quella dei beni confiscati. La maggior parte di tali beni è localizzata in sei regioni italiane: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia e Sicilia. I valori più alti sono rappresentati dalle regioni Sicilia (4654), Calabria (1558) e la Campania (1502), che rappresentano l’82% degli immobili confiscati. Se si aggiungono Lazio e Lombardia si raggiunge il 95%.
Solo la provincia di Milano è la quinta per numero di beni confiscati (910 pari al 5,3% del totale) seguita da altre importanti città lombarde ( Varese, Como, Monza e Brianza, Bergamo e Pavia).
Colpisce inoltre che le confische siano ordinate da autorità giudiziarie aventi sede in altre province . E anche in questo caso la prima posizione è occupata da Milano (colpita 19 volte da confische ordinate da Autorità Giudiziarie con sede in altre province), mentre l’ottava posizione è occupata da Varese. Per quanto riguarda i beni confiscati alla ‘ndrangheta da Autorità giudiziarie calabresi, le prime province sono Milano, Roma, Arezzo e Como.

Le analisi condotte, inoltre, hanno cercato di quantificare in maniera rigorosa l’ammontare del denaro che i consorzi mafiosi ricavano dalle attività illegali, analizzando – attraverso i beni immobili confiscati – la destinazione finale dell’investimento. Ciò che emerge è la naturale vocazione delle associazioni di stampo mafioso per il controllo del territorio e per l’acquisizione del consenso sociale, requisiti prioritari rispetto al profitto economico. Infatti “le concentrazioni di immobili nelle aree più redditizie sembrano suggerire delle scelte legate più al prestigio delle abitazioni e al benessere dei singoli membri delle organizzazioni che a logiche di massimizzazione degli investimenti”. Dalla percentuale di immobili confiscati risulta che nel Nord Italia vi è una più alta concentrazione di beni ad uso personale rispetto a quella di immobili considerati come investimento; questo testimonia la pretesa suprema delle organizzazioni di insediarsi nel territorio. Se nell’area urbana milanese la percentuale di appartamenti confiscati oggetto di investimento costituisce il 33.4%, a Reggio Calabria raggiunge ben l’80%. Ancora una volta, si evidenzia la tendenza delle mafie ad investire nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa dove maggiore è il controllo del territorio e quindi la sicurezza dell’investimento.
Il rapporto, tuttavia, sottolinea la forte propensione delle organizzazioni mafiose ad occupare zone di insediamento non originarie; mentre la Camorra, oltre alla Campania, ha una presenza, quasi esclusiva, in Abruzzo (80,6%) e Molise (93.4%), la ‘Ndrangheta assume una posizione prevalente (oltre che in Calabria), in Trentino Alto Adige (100%), in Piemonte (95.2%), in Liguria (70,3%), in Emilia Romagna (66.9%) e Valle d’Aosta (100%). Cosa Nostra invece opera in Sicilia e in Friuli-Venezia Giulia (73,9%). Questo non significa che non vi siano aree in cui agiscano contemporaneamente più organizzazioni di stampo mafioso; nelle città di Roma, Milano, Firenze e nelle provincie di Brescia, Viterbo e l’Aquila ad esempio, sono presenti Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra simultaneamente.
La presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso in territori non tradizionali conduce inevitabilmente ad un trasferimento anche delle loro attività illegali più classiche, tra cui: sfruttamento sessuale, traffico illecito di armi da fuoco, droghe, contraffazione, gioco d’azzardo, traffico illecito di rifiuti, traffico illecito di tabacco, usura ed estorsioni che rappresentano le voci principali dei bilanci delle consorterie mafiose. Se le droghe, seguite da estorsioni, sfruttamento sessuale e contraffazione generano i maggiori ricavi, le estorsioni forniscono invece la quota maggiore di introiti che finisce direttamente alle organizzazioni mafiose. Interessante notare che la regione che genera i maggiori ricavi illegali (3,7mld €) è la Lombardia, seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Sicilia.

E nell’economia legale, che settori prediligono le mafie?
Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e criminalità pugliese sono caratterizzate da una diversificazione del loro portafoglio di investimenti; i settori di investimento privilegiati sono quelli a bassa tecnologia, come il commercio all’ingrosso, al dettaglio, le costruzioni e la ristorazione, i settori poco regolamentati o la cui normativa è in costante evoluzione e i settori dove il rischio d’impresa è moderato. La forma societaria preferita è la S.r.l. per la facilità di costituzione e per le responsabilità patrimoniali limitate; infatti “le organizzazioni mafiose prediligono modalità che consentono un controllo più diretto ed intra moenia delle aziende. In questo senso accanto alle srl si riconosce anche un discreto utilizzo di società di persone e di imprese individuali, sopratutto nei casi legati alla ‘ndrangheta, che storicamente e culturalmente pare prediligere modalità di gestione e controllo più familistiche e dirette”.
A livello nazionale Camorra e ‘Ndrangheta sono le organizzazioni criminali che conseguono i maggiori ricavi; analizzando i proventi di quest’ultima si può notare, inoltre, che Calabria e Piemonte forniscono una quota quasi equivalente dei ricavi.

A livello internazionale, nonostante la carenza di studi, le analisi delle relazioni della DNA e della DIA, individuano Spagna, Germania e Olanda come i principali Stati importatori europei delle organizzazioni mafiose italiane. Si registra, tuttavia, la loro presenza anche in Canada, Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Svizzera, Romania, Turchia e Albania imputabile a diversi fattori quali, il ruolo strategico nei mercati illegali, la presenza di latitanti e i flussi migratori dello scorso secolo.

Per quanto il rapporto di Transcrime abbia rilevato la presenza di tutte le forme di criminalità organizzata in territori non autoctoni, la ‘ndrangheta si conferma l’organizzazione con molteplici braccia  internazionali ed un’unica, potente, casa madre italiana.

IN PILLOLE. LOMBARDIA E MILANO NELLO STUDIO TRANSCRIME (2013)

  •  La Lombardia è nel novero delle regioni che “fanno registrare una rilevante presenza di organizzazioni mafiose”;
  • Tra le province del centro e del nord, Milano è la 26esima per presenza mafiosa; Novara la 29esima;
  • La Lombardia è tra le regioni in cui si localizza il maggior numero di beni confiscati;
  • La provincia di Milano è la quinta per numero di beni confiscati (910 pari al 5,3% del totale) seguita da altre importanti città lombarde (Varese, Como, Monza e Brianza, Bergamo e Pavia);
  • Nel Nord Italia vi è una più alta concentrazione di beni ad uso personale rispetto a quella di immobili considerati come investimento; questo testimonia la pretesa suprema delle organizzazioni di insediarsi nel territorio;
  • Nell’area urbana milanese la percentuale di appartamenti confiscati oggetto di investimento costituisce il 33.4%;
  • Nella città di Milano e nella provincia di Brescia, ad esempio, sono presenti Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra simultaneamente;
  • La regione che genera i maggiori ricavi illegali (3,7mld €) è la Lombardia.

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