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Pratiche amministrative antimafia. Intervista a Domenico Finiguerra

di Sara Manisera

Domenico finiguerraIncontro Domenico Finiguerra un mattino di fine febbraio alla biblioteca civica dove lavora. Lo sguardo intenso è accompagnato da un sorriso ospitale e accogliente. “Ciao Sara, ben arrivata! Scusami ma timbro alle 12.30, poi mangiamo un boccone insieme!”. Percepisco immediatamente serietà e professionalità in questo ex primo cittadino di Cassinetta di Lugagnano, borgo di origine romana situato alle porte di Milano, vincitore del premio nazionale Comuni Virtuosi nella categoria “gestione del territorio”. L’amministrazione guidata da Domenico Finiguerra ha fatto diventare Cassinetta di Lugagnano il primo comune in Italia a varare un piano di governo del territorio a “crescita zero”, impegnandosi cioè a non costruire nuovi insediamenti residenziali se non attraverso il recupero di volumi già esistenti. Domenico Finiguerra, vincitore del premio nazionale Personaggio Ambiente nel 2011, oggi fa parte del gruppo consiliare d’opposizione “Cambiamo Abbiategrasso”.

Alla luce della tua esperienza politica, che rapporto c’è tra la decisione di non consumare più territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

Direi che sono strettamente connesse. Unire la politica di gestione di un comune ad una diversa impostazione urbanistica è una delle azioni che un amministratore può mettere in campo per tutelare il bene comune, come ad esempio la terra, oggi sempre di più minacciata dalla mafia che si infila proprio in quei meccanismi in cui si formano le scelte, come nei piani regolatori o di gestione del territorio. Per noi lo stop al consumo del territorio è stata quasi una politica antimafia implicita; dire basta al consumo del territorio, basta ai piani di lottizzazione, basta ai centri commerciali, basta alle colate di cemento è stata una politica di decrescita – che molti hanno criticato come politica depressiva – ma che in realtà ci ha fatto entrare in contatto con altri mondi. A livello locale un amministratore si può trovare in presenza di pressioni; se un comune, per esempio, apre alla variante sul suo piano regolatore, incomincia a far vedere che sul suo territorio ci potranno essere centri commerciali o nuovi insediamenti industriali. A Cassinetta di Lugagnano sono state ristrutturate case del settecento, sono nati bed and breakfast; non sono stati fatti i grandi affari ma sono state fatte piccole azioni di promozione dell’economia locale. La coraggiosa scelta urbanistica ci ha immunizzati, evitando di entrare in contatto con una particolare area grigia, costituita da coloro che hanno interesse nel cemento.

Ma come si fa ad andare contro gli interessi di coloro che purtroppo, nella città, spesso detengono un potere di tipo mediatico, relazionale, imprenditoriale o politico?

Questo è il grosso problema che si ritrova anche nella “Campagna stop al consumo del territorio” campagna nazionale volta a bloccare il consumo del suolo e salvaguardare il paesaggio storico, n.d.a. e nel forum “Salviamo il paesaggio”– un aggregato di associazioni e cittadini di tutta Italia uniti per salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio, n.d.a.; ciò che emerge è che mettersi contro la lobby dei costruttori significa anche mettersi contro quelli che hanno la possibilità di creare consenso.

Hai parlato di politica antimafia implicita, me la puoi spiegare meglio?

Il ragionamento è molto profondo e va al di là della politica urbanistica perché mira ad un cambio culturale. Nel momento in cui c’è una gestione di una comunità o di un comune che punta a far emergere altri elementi nel confronto tra i cittadini – diversi da quelli come la competizione o il consumo – si può avviare un processo di riconversione non soltanto ecologico ma proprio culturale della comunità, che possa poi immunizzarsi da altri fenomeni. Il senso di rigetto nei confronti di mafia, camorra e ‘ndrangheta, dovrebbe esserci non soltanto perché le mafie violano la legge o perché mi minacciano direttamente ma perché privano me del mio diritto ad una vita felice e minacciano il posto in cui mio figlio crescerà nei prossimi anni.

Quale posizione dovrebbe assumere un buon amministratore nei confronti del gioco d’azzardo e delle slot machine?

Innanzitutto renderle vietate nei luoghi pubblici che sono sottoposti all’autorità comunale. Il comune non può tollerare che ci siano le slot e il gioco d’azzardo, in primis per una logica amministrativa e di buona gestione del denaro pubblico. Se il comune spende soldi per curare la ludopatia non può allo stesso tempo promuoverne la crescita. Certo, il problema oggi è la normativa nazionale, però noi, nello specifico ad Abbiategrasso, ci siamo indignati per le slot machine, perché è un segno culturale che un comune non può permettersi di dare. Un buon amministratore deve dare il buon esempio, promuovere iniziative informative nei confronti della comunità o dire ai cittadini di non giocare, anche perché sono le casse comunali a dover pagare i costi economici e sociali che derivano dal gioco d’azzardo. La crescita culturale della tua città serve anche a ridurre quei costi. Vorrei ricordare che il testo unico degli enti locali prevede che il comune promuova lo sviluppo sociale e culturale della sua comunità.

Per quanto riguarda la colonizzazione della ‘ndrangheta nel sud ovest di Milano, credi che si stiano creando falsi allarmismi?

Negare che esista mi sembra impossibile e dopo tutto quello che è emerso mi sembrerebbe irresponsabile. Ci sono realtà conclamate in cui emerge non solo un’infiltrazione ma una vera colonizzazione. C’è stata sicuramente una sottovalutazione da parte della politica che ha portato al venir meno di anticorpi ma ci sono stati anche comportamenti e silenzi che, seppur non configurino azioni rilevanti dal punto di vista penale, sollevano interrogativi sulla questione morale. In alcuni settori come la gestione del territorio o dei rifiuti, è più facile entrare in contatto con determinati ambienti anche se non sei colluso. Convertire il modello di sviluppo attuale, ormai decotto, in cui l’avidità è il valore primo, è la vera svolta culturale e morale  per proteggerci anche dalla mafia.

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