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Stato e mafia: genesi di una trattativa lunga 50 anni

Di Sara Manisera e Jacopo Pozzali

trattativaIl processo sulla trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra – la negoziazione avvenuta all’indomani delle stragi del 1992 e del 1993 tra pezzi dello Stato italiano e la mafia per giungere ad un accordo che avrebbe previsto la fine degli attentati – si è aperto a Palermo con la prima udienza preliminare lo scorso autunno. La trattativa, ancora oggetto di indagini giudiziarie, e gli eventi ad essa connessa conducono indubbiamente a numerose riflessioni e ragionamenti.

Come studenti universitari di storia e scienze politiche crediamo di aver il compito e la responsabilità di partecipare al dibattito, ponendoci domande e dando, ove possibile, qualche risposta al fine di rendere più comprensibili, a chi addetto ai lavori non è, questi delicati avvenimenti. Al fine di intendere i controversi sviluppi della trattativa, è necessario rileggere criticamente la storia del nostro paese, partendo dalla genesi della nostra repubblica. Per questo, ci siamo recati a Torino dove abbiamo incontrato il professor Nicola Tranfaglia, storico e docente emerito di Storia della mafia all’università degli studi di Torino, il quale ci ha aiutato a far luce su una delle questioni più oscure: lo sbarco alleato in Sicilia nel 1943 e i rapporti tra mafia e americani.

La storiografia ritiene che durante il periodo dell’occupazione alleata ci furono contatti tra agenti dell’OSS (Office of Strategic Service) ed esponenti dell’onorata società. C’è invece discordanza sull’esistenza di un accordo precedente allo sbarco tra servizi segreti e criminalità organizzata. Lei cosa ne pensa? Esiste alcuna connessione con l’operazione Underworld?

Il capo del controspionaggio OSS era James Angleton, un repubblicano di destra, figlio di un diplomatico in Italia durante il fascismo. Angleton era un reazionario; al suo arrivo in Sicilia, nel luglio del 1943, prende contatto con una serie di personaggi, molto vicini alla mafia. Il governo degli Stati Uniti accettava la strategia di Angleton; tanto è vero che Calogero Vizzini, in quel momento, capo dell’onorata società, diventa sindaco di Villalba e Lucio Tasca, altro uomo vicino alla mafia, sindaco di Palermo.

Per quanto riguarda l’esistenza di un accordo precedente, ciò che noi allo stato della documentazione possiamo sapere è che due italo-americani, Salvatore Lucania e Vito Genovese, due personaggi importanti della mafia siculo americana, hanno sempre mantenuto rapporti con la Sicilia. Vito Genovese entra nel quartier generale americano e com’è noto sarà l’interprete di Charles Poletti. La presenza di mafiosi importanti ai vertici della spedizione è innegabile.

Quindi si può ritrovare un collegamento? Si può affermare che il servizio segreto americano, visto il successo dell’operazione Underworld, abbia pensato di poter riutilizzare questi mafiosi, per favorire la riuscita dello sbarco?

Sicuramente c’è un collegamento tra precedenti operazioni e lo sbarco in Sicilia. Si può dire, sul piano storico, che il rapporto tra spedizione americana e importanti mafiosi, cresciuti in Italia, trasferitisi negli Stati Uniti e diventati americani a tutti gli effetti, prende consistenza in preparazione dello sbarco e si approfondisce durante i mesi di presenza delle truppe alleate in Sicilia. Questo si può dire poiché ci sono i documenti.

Le operazioni in Sicilia rientravano dentro uno scenario più grande che cominciava a delinearsi con la fine del conflitto e il profilarsi della guerra fredda. Qual era il fine della strategia adottata in Sicilia dagli alleati? Era già presente la funzione anticomunista o semplicemente ci si affida alla mafia per garantire l’ordine sull’isola?

Diciamo che da una parte l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di penetrare adeguatamente in una società in cui ci sono i latifondisti, i quali sono spesso monarchici e fascisti; dall’altra gli Stati Uniti si pongono il problema di entrare velocemente perché sanno bene che non possono rimanere dieci anni sull’isola. Tutto questo avviene nel momento in cui le stesse conferenze internazionali i fanno capire con chiarezza che l’Italia apparterrà alla sfera occidentale.

E’ in questa situazione che agli americani deve attribuirsi l’incoraggiamento del separatismo, perché quel progetto di fare della Sicilia il 52° stato dell’unione nasce per sottrarre completamente l’isola dal pericolo di presenza di forze della sinistra, in modo particolare del PCI. E’ un tentativo forte di sottrarre l’Italia al gioco dei partiti e al gioco democratico, per legarla stabilmente al destino americano. Questo tentativo fallisce perché ci sarà la Democrazia Cristiana. Il separatismo si capisce solo all’interno di questo contesto. E’ una situazione molto difficile perché l’Italia è il paese più vicino agli Stati Uniti dal punto di vista politico ma è anche la porta verso l’orienteii.

Perché la mafia, che teneva le fila del movimento separatista, preferisce l’appoggio statunitense a quello inglese, che per prima aveva sostenuto il MIS (movimento indipendentista siciliano)?

Perché è il momento in cui avviene il passaggio di consegne tra l’Inghilterra, come impero dominante, e gli Stati Uniti. Quando gli americani entrano in guerra e mettono in campo la loro potenza industriale e bellica, i ruoli cambiano e dopo il 1943 il primato statunitense diventa sempre più chiaro.

Arriviamo alla strage di Portella della Ginestra. Come possiamo collocarla? La banda di Salvatore Giuliano e la mafia sono stati gli esecutori della volontà statunitense?

Possiamo dire con chiarezza che Portella si colloca, da una parte, nel momento in cui vi è la vittoria della sinistra nelle elezioni regionali siciliane, dall’altra, vi è l’incertezza su quello che succederà, dato che a distanza di sei mesi ci sarà il referendumiii. In una situazione di questo genere non c’è dubbio che gli Stati Uniti puntino ad avere un rapporto forte con quella parte di società siciliana che non vuole il comunismo. La sensazione che ho avuto leggendo i documentiiv, è che a Portella ci sia stata un’operazione, che voleva essere un grande avvertimento a chi pensava di poter cambiare gli equilibri politici in Italia e in Sicilia. Ci fu una collaborazione tra l’intelligence americana che usò come esecutori materiali, da un parte la banda Giuliano e dall’altra i mafiosi di San Giuseppe Iato. Questo è quello che è stato sempre negato e su cui neanche il PCI ha mai potuto dire nulla con chiarezza poiché Togliatti aveva paura che il Partito Comunista fosse messo fuori legge.

Quali erano i rapporti tra mafia e neofascismo? E tra americani e fascisti?

Sul primo punto c’è da dire che Salvatore Giuliano era fascista e collaborava sia con la mafia che con gli americani. Per rispondere alla seconda domanda invece, va detto che Angleton veniva da una destra americana che con il fascismo aveva avuto ottimi rapporti. È vero che il presidente era Roosevelt, ma lui non aveva il potere di rappresentare tutti gli Stati Uniti. I circoli Repubblicani erano molto più vicini al fascismo di quanto non lo fosse Roosevelt stesso.

Perché e da chi viene ucciso Salvatore Giuliano?

Giuliano viene ucciso nel 1950 perché continua a fare richieste. Vuole andare negli Stati Uniti, vorrebbe legare ancora il proprio destino a quello degli americani ma non serve più.

Viene ucciso da uomini legati alla mafia?

Sì, legati alla mafia.

In conclusione, possiamo dire che le nostre istituzioni sono nate menomate?

Non c’è dubbio che è così, quello è un momento formativo della repubblica. L’Italia non l’ha mai avuta; era la prima volta in cui si ha un governo parlamentare e se in quel momento la presenza della mafia è forte e significativa, mi chiedo, è possibile che si realizzi una democrazia compiuta? No. E infatti non l’abbiamo mai avuta.

Quali sono le conseguenze per la vita democratica di un paese, retto da istituzioni contaminate fin dalla loro nascita?

Una delle conseguenze, ad esempio, è che noi abbiamo un sistema dell’informazione pessimo, uno dei peggiori in Europa. Sono profondamente convinto che la mafia non si vince se non ci sono forti iniziative di mobilitazione popolare e di educazione civile dei giovani. Ciò che temono di più è un’educazione civile che spieghi ai giovani cos’è e come si combatte la mafia.

i IV Conferenza di Mosca Ottobre 1944

ii L’Italia, per la sua posizione geografica, avrà un ruolo strategico per tutta la durata della guerra fredda

iii Si riferiva alle elezioni politiche del gennaio 1948

iv Il professor Nicola Tranfaglia ha visionato negli Stati Uniti 14mila documenti, duecento dei quali pubblicati nel libro “Come nasce la repubblica”, Bompiani 2004

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