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Il politico e la corruzione

Di Mattia Maestri

La politica, la corruzione, la Lombardia. Una chiave di lettura suggerita dal filosofo Michael Walzer.

lombardia corruzione“In circostanze di questo tipo è come se una persona fosse spinta da considerazioni morali a violare considerazioni morali”[1], afferma convinto Michael Walzer nella sua analisi sulla possibile scelta di compiere un atto moralmente controverso per realizzare un fine buono per la collettività. L’esempio che il filosofo americano prende in considerazione è quello del candidato alle elezioni (dotato di principi morali ed etici) che, tuttavia, per uscire vincente dalle votazioni, dovrebbe fare un patto con un capo disonesto di una circoscrizione. In cambio dei voti questa persona chiede al candidato la concessione di contratti per l’edificazione di scuole nei prossimi quattro anni. Walzer spiega che il candidato è riluttante anche a prendere in considerazione l’accordo. Ma la consapevolezza del politico (che si è posto la domanda se accettare o meno il patto, in virtù del fatto che il mezzo è moralmente controverso) porta Walzer ad affermare che, non solo il candidato dovrebbe fare il patto, ma dovrebbe anche essere votato dai suoi elettori. Rispondendo al dilemma morale “rimanere innocenti o fare la cosa giusta”, Walzer spiega che in questo caso bisogna sporcarsi le mani, e lo si deve fare per la collettività, nella consapevolezza che la vita politica del candidato sia animata dalla responsabilità, dalla lungimiranza e dalla convinzione.

Ora, se il capo della circoscrizione disonesto fosse un mafioso? E se a questo ricatto ne seguisse un altro, e un altro ancora? Come reagirà il politico? Sappiamo, precedentemente, che il candidato è serio, responsabile e con principi e che si dimostra riluttante solo al pensiero di dover accettare il patto. Ma chi ci dice che una volta accettato questo patto non ne accetti un altro, magari peggiore, in futuro? Le elezioni si vincono o si perdono ma sempre nel rispetto degli elettori. Viviamo in un Paese nel quale sono nate, cresciute e si sono rafforzate delle vere organizzazioni criminali che fanno del voto di scambio e dell’appoggio di uomini politici il loro punto di forza. Il caso più recente, che ha reso ancor più evidente la presenza della criminalità organizzata nel tessuto politico e sociale, è quello che ha riguardato Domenico Zambetti, assessore della Regione Lombardia in quota Pdl, accusato di avere preso i voti della ‘ndrangheta alle elezioni del 2010, in cambio di varie ‘rate’ destinate a ‘portavoce’ dei clan calabresi per un ammontare di circa 200mila euro. L’assessore Zambetti è ora accusato di voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa (contestato dal 2009) e corruzione.

Ecco, corruzione. Forse il cancro più efficiente che sembra non avere cure in questo nostro paese. Quante volte abbiamo sentito di consiglieri, assessori, presidenti indagati per corruzione, tangenti, peculato. Negli ultimi anni la percentuale di questi reati nella pubblica amministrazione è cresciuta a dismisura, tanto che si è parlato di una nuova ondata di Tangentopoli. Mazzette in cambio di appalti pubblici, denaro in cambio di voti, ‘regali’ in cambio di favori: un ricatto continuo tra politici, imprenditori, mafiosi e personaggi influenti che sconvolge le definizioni di etica, moralità e onestà.

L’ultimo scottante scandalo, di cui abbiamo notizia da un mese circa, riguarda una indagine su episodi di corruzione connessi ad appalti e forniture di aziende ospedaliere della Lombardia, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Milano. Tra gli arrestati figurano, in particolare, Massimo Guarischi, 49 anni, vicino  a Roberto Formigoni ed ex consigliere regionale di Forza Italia (su di lui pesa già una condanna a titolo definitivo per corruzione nel 2009 nella vicenda degli appalti per il dopo alluvione) e Leonardo Boriani, sessantaseienne giornalista della testata online www.ilvostro.it ed ex direttore de La Padania. Con loro, in manette anche tre imprenditori (Giuseppe Lo Presti e i figli Salvo Massimiliano e Gianluca), Luigi Gianola, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Sondrio e Pier Luigi Sbardolini, direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera di Chiari (Brescia).

Questa vicenda va a sommarsi ad altri precedenti scandali che hanno riguardato il Consiglio regionale lombardo in questi anni. Il più celebre è forse quello che ha travolto l’ex vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, bresciano e numero due del Pdl lombardo, arrestato il 30 novembre 2011 con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e corruzione nell’ambito di un’inchiesta sulla società BreBeMi e sulla discarica di amianto di Cappella Cantone. Nicoli Cristiani avrebbe ottenuto favori amministrativi per l’impresa edile di Pierluca Locatelli, in cambio di tangenti (durante la perquisizione nella sua casa a Mompiano, a Brescia, furono trovate due buste contenenti 100mila euro ciascuna).

A giudicare da tutte queste inchieste che hanno coinvolto l’amministrazione pubblica e alcuni imprenditori locali, sembra quasi che negli ultimi vent’anni, la politica sia diventata la casa del malaffare e il mezzo da cui reperire ricchezza per sé e per gli ‘amici’. L’esempio analizzato da Walzer  fa dunque riflettere, soprattutto per l’attualità spaventosa con il quale interagisce. Bisognerebbe infine chiedersi se i buoni politici con principi morali, che abbiano l’aspirazione di governare per il bene dei loro cittadini e non per un tornaconto personale, siano la maggioranza tra i presenti oppure un piccolo faro in mezzo al buio più totale.


[1] M. Walzer, “Azione politica: il problema delle mani sporche”.

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