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CORRUPTOUR: quando la corruzione diventa spettacolo

di Valentina Duosi

corruzione

“Il primo specialista al mondo in corruzione”. Questa la descrizione di CorrupTour, tour operator online nato in Repubblica Ceca sulla scia degli ultimi scandali che hanno sconvolto il paese. O forse, più che sconvolto, in questo caso stimolato. Ecco l’ultima trovata in fatto di business: trasformare in materia prima per il turismo ogni storia di corruzione, mostrando ai visitatori il volto brillante del malcostume alla scoperta del “meglio del peggio”. Un’esperienza nuova e curiosa: itinerari di visita a Praga e dintorni in cui le tappe principali non sono il Castello o la Cattedrale di San Vito, ma i simboli della disonestà, luoghi legati ad una gestione degli affari “alternativa”, come la regione boema di Ústí nad Labem, tristemente nota a causa di uno scandalo legato alla mala gestione di fondi europei. Il sito internet dell’operatore ceco spiega che la corruzione è un fenomeno ormai diffuso in tutto il mondo – un patrimonio dell’Umanità – ma molti non sanno quale aspetto essa abbia.

Vacanze moderne: arriva la “corruption experience”

Motivo d’orgoglio per i fondatori è proprio il fatto di aver provveduto a colmare questa “intollerabile” lacuna, con la costruzione della più ampia e varia gamma di “corruption experiences”, pacchetti volti a far comprendere ai turisti quali siano i dietro le quinte delle vicende balzate all’attenzione della cronaca. Ed è subito boom di richieste. Le proposte sono molteplici e a prezzi contenuti: si va dal cosiddetto “safari” tra gli ospedali di Praga, accusati di aver beneficiato di finanziamenti statali per servizi sanitari mai erogati, alla passeggiata nel Tunnel Blanka, galleria sotterranea per la cui costruzione sono stati spesi 400 milioni di euro in più rispetto al progetto originale. I tour sono attualmente disponibili in tre lingue (ceco, inglese e tedesco) ma l’intenzione è quella di ampliare gli affari. Non è escluso che l’idea si possa estendere anche ad altri paesi del Vecchio Continente grazie ad un progetto di franchising che si appella ai nuovi investitori con il paradossale claim Make money from corruption – vi aiutiamo a trasformare i vostri scandali di corruzione nella più eccitante esperienza turistica”. Gli italiani compaiono tra i destinatari principali dell’offerta, grazie alla sovrabbondanza di materiale interessante in tal senso.
Secondo Petr Šourek, fondatore di questa particolare agenzia, CorrupTour assicura ai clienti giornate piene di adrenalina e di avventura, sfruttando ciò che viene definito “uno dei più grandi patrimoni immateriali della Repubblica Ceca”. Si tratta di una provocazione? Di una forma inconsueta di critica o di un innovativo sistema di comunicazione creativa volta a sensibilizzare il destinatario? O, forse, di una banalizzazione del tema, illustrato in forma stereotipata?

La corruzione: un divertimento? I rischi

Tra gli intenti del fondatore c’è, indubbiamente, la volontà di aumentare l’indotto turistico del paese, ma non solo. Obiettivo di CorrupTour – così dicono i suoi ideatori – sarebbe anche quello di tenere alta l’attenzione e la consapevolezza su un problema giudicato “non solo stabile, ma addirittura in ascesa”. Un contributo, quindi, che avrebbe l’intento di destare i cittadini dal torpore e svelare l’invisibilità di un fenomeno troppo spesso sottovalutato, minimizzato o addirittura negato. L’iniziativa vorrebbe evidenziare l’impunità e la normalizzazione di alcuni comportamenti sociali disonesti e dannosi per la comunità. Ma quali sarebbero i possibili risvolti dell’importazione di questi tour nel nostro paese? Chi ne potrebbe trarre davvero vantaggio?

Oggi la corruzione e i fenomeni criminali, di per sé già facilmente romanzabili, sono diventati i soggetti di spot promozionali e serie televisive, i protagonisti di pellicole cinematografiche e videogiochi, addirittura il brand di catene di ristoranti. Questa spettacolarizzazione, questa rappresentazione sociale narrata dai mass media ha contribuito alla diffusione di luoghi comuni, facendo spesso sì che la corruzione si confondesse con altri fenomeni sociali e garantendole, in tal modo, una forte legittimazione e una maggiore espansività.

Ben vengano dunque tutte le attività volte a denunciare, a condividere, a comprendere e a far aumentare lo spirito civico della popolazione. Ma non si può non considerare l’eventualità che i buoni propositi degenerino in sentimenti di fascinazione e ispirazione, se non addirittura in morbosità da parte del pubblico meno critico. Non sarebbe di certo una novità che un personaggio legato alla criminalità diventi un modello ed un esempio per molti.

Il sottile confine tra i luoghi comuni e la conoscenza

Ciò porta a riflettere sul reale significato dei concetti di educazione e comunicazione, e sull’importanza e il potere che queste possono avere circa la costruzione di una corretta immagine della corruzione. L’operazione portata avanti dal tour operator ceco e, in generale, da tutti gli attori della comunicazione, rischia di tramutarsi in un’arma a doppio taglio. I messaggi divulgati possono esorcizzare il fenomeno, rendendolo visibile e definito. Ma esiste una delicata linea di confine tra un modo di fare consapevole e responsabile ed un altro basato su luoghi comuni che creano una percezione deformata del problema. Il pericolo, in questo caso, è quello di legittimare l’illecito, producendo un universo culturale e simbolico che rischia di essere mitizzato da un’opinione pubblica non preparata e non sufficientemente critica.

La cultura della legalità

Cultura, formazione, conoscenza scientifica e ricerca sono i principali strumenti capaci di garantire un ritorno educativo ed evitare tale eterogenesi dei fini, la forte discordanza tra obiettivi perseguiti e risultati effettivamente raggiunti. Per ottenere buoni esiti sia nella comprensione del fenomeno che nel suo contrasto, è necessario, come afferma Nando dalla Chiesa nel libro “La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica”, costruire un clima di consapevolezza civile e di predisposizione all’attenzione nella società. Solo così sarà possibile diffondere in maniera efficace e mantenere la cultura della legalità, anche in viaggio.

 

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