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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: la nave della legalità

di Sara Manisera e Francesco Di Donna

nave della legalitàCentinaia di studenti e centinaia di insegnanti, provenienti dalle scuole di ogni ordine e grado di tutto il territorio nazionale, mercoledì 22 maggio, al porto di Civitavecchia. Dopo una lunga attesa, addolcita dal Coro Multietnico della Scuola Manin di Roma, i passeggeri si sono imbarcati alla volta di Palermo, sulla nave Giovanni Falcone. Animati dalla volontà di ricordare il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e i tre suoi agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani; dall’intenzione di testimoniare l’impegno a sostenere coloro che continuano, oggi, la lotta al potere e alle logiche mafiose; dalla convinzione che per riuscire in questa lotta – anche – culturale si debba operare nelle scuole.

Scuole che, la sera del 22 maggio, hanno dimostrato attenzione e padronanza del tema, partecipando attivamente al dibattito con il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza, la  presidente della Rai Anna Maria Tarantola, il professore universitario Nando dalla Chiesa e Daniele Marannano di Addio Pizzo.

L’emozione più grande però è stata giovedì 23 maggio, quando i quasi 7000 studenti palermitani hanno accolto le due navi giunte al porto simultaneamente, una da Civitavecchia e una da Napoli, srotolando le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un caloroso abbraccio accompagnato dall’inno di Mameli e dal lancio di palloncini colorati; un brivido incessante che ha cancellato la stanchezza del viaggio a mare forza 8 ripagando di tutto l’impegno quotidiano e che ha fatto pensare per tutto questo ne vale la pena. Lacrime negli occhi di moltissimi, dalle insegnanti allo staff ma anche dal cielo di Palermo e da quello di Corleone che hanno voluto piangere tutti i loro morti di mafia.

Le parole di Don Luigi Ciotti hanno echeggiato nella piazza delle finestre sbarrate di Corleone: “mai più delegare agli altri, ognuno si assuma la propria responsabilità!”, mentre le dolci note di Niccolò Fabi hanno accolto in via Notarbartolo, all’albero Falcone, il lunghissimo corteo che, partendo da Via d’Amelio, ha attraversato il capoluogo siculo, coinvolto i suoi cittadini e addobbato di bianchi lenzuoli i balconi delle case e degli uffici. Una vittoria per Palermo, città che così spesso ha chiuso le sue finestre per voltarsi dall’altra parte. Ma, soprattutto, una vittoria per tutta la società civile che, giovedì 23 maggio 2013, da nord a sud, era forte e unita nel grido “Palermo è nostra e non di Cosa nostra”.

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