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Pio La Torre raccontato ai ragazzi

Pio La Torre

Pio La Torre e  l’Art. 416-bis.

Alzi la mano chi conosce il secondo, l’articolo del codice penale che condanna i mafiosi e confisca i loro beni: ottimo, siete in tanti. Ora alzi la mano chi conosce il primo, l’uomo politico siciliano che ideò questa legge: nessuno? C’è tanto lavoro da fare allora!’ esclama il professore di Storia. Gli studenti rimangono in silenzio, provando a ricordare questo nome tra i film e le fiction sulla mafia che hanno visto. Niente da fare. Nessun ricordo. Ma il ripetente Mattia e il ‘secchione’  Giovanni sono curiosi di sapere, e con loro tutta la classe, la IV ginnasio del liceo Classico di un paese in provincia di Milano. ‘Chi è Pio La Torre?’ Chiedono gli studenti al professore che, visibilmente amareggiato, è costretto a rispondere al passato: ‘chi era, purtroppo.’ ‘Perché, è morto? È stata la mafia?’ Chiede Federica, dalla seconda fila. ‘È una lunga storia e per raccontarvela ho bisogno di tempo’, spiega il professore. ‘Ci fermiamo dopo la lezione’, urla Jamila, di origini africane, dal fondo dell’aula. Un attimo di silenzio. Il professore si emoziona. ‘Va bene ragazzi, comincio subito’.

‘Il racconto inizia la vigilia di Natale del 1927 adAlterello di Baida, una piccola borgata di Palermo. Quel giorno nasce, da una famiglia di contadini, Pio La Torre, il protagonista della storia. Pio vive un’infanzia povera, manca l’acqua e la luce elettrica in casa, cose che a voi sembrano impossibili oggi. In questo contesto di disagio, l’ormai giovanotto La Torre inizia a chiedersi per quale motivo in Sicilia esista un signorotto ricco, circondato da uomini fedeli e talvolta armati, che possiede tante terre e sfrutta altre persone, poveri contadini, per fare sempre più soldi. E decide di provare a cambiare questo sistema, attraverso l’impegno politico. Siamo nel 1945, quando Pio si iscrive al Partito Comunista.’ Non vola una mosca in aula. I ragazzi, immobili, guardano dritto negli occhi il professore che prosegue il suo racconto. ‘Dovete sapere che in quegli anni, in Sicilia, i contadini hanno iniziato ad organizzarsi nelle Camere del Lavoro per ricevere le terre incolte e mal coltivate che spettano loro per legge, il decreto Gullo del 1944. Gli agrari però, e i mafiosi, talvolta anch’essi proprietari, che li proteggono, non hanno nessuna intenzione di concedere le proprie terre. Così, per far rispettare una legge dello Stato, i contadini decidono di occupare queste terre. E tra loro, c’è anche il giovane La Torre, che diventa funzionario della Federterra e poi dirigente della Camera del Lavoro. Pensate che questo giovane decide di rientrare anticipatamente dal viaggio di nozze con la moglie Giuseppina per preparare le lotte contadine, l’occupazione delle terre e coltivare il sogno di una Sicilia giusta.’

‘Per questo la mafia l’ha ucciso?’ chiede Martina, la più sensibile del gruppo. ‘No Martina, Pio viene solo arrestato a Bisacquino, il 10 marzo 1950, dopo l’occupazione di duemila ettari di terreno del feudo Santa Maria del Bosco. Esattamente due anni prima, però, è stato ucciso da Luciano Liggio, mafioso di Corleone, il sindacalista socialista Placido Rizzotto. E prima e dopo di lui, sono stati assassinati quasi cinquanta uomini, sindacalisti e dirigenti politici locali, socialisti e comunisti. Una strage. Come quella del 1 maggio 1947 a Portella della Ginestra, quando, in occasione della festa dei lavoratori, raffiche di mitra, firmate banditismo e mafia, uccidono 11 persone e ne feriscono 27. Si può dire, ragazzi, che questo è stato il primo grande movimento antimafioso di massa del nostro Paese.’ I ragazzi sono quasi increduli. ‘Perché queste storie non ce le fanno studiare? Noi di questo movimento contadino siciliano non sappiamo niente!’ esclama Roberto, con tono duro, quasi rabbioso. Sorridendo, il professore non può fare altro che essere d’accordo con lui. ‘Purtroppo il programma è questo e dobbiamo attenerci alle disposizioni del Ministero. Le regole vanno rispettate. E se sembrano sbagliate, bisogna provare a cambiarle.’ risponde il professore.

‘Torniamo alla nostra storia, ragazzi. Proseguo?’. Tutti i ragazzi fanno si con la testa. ‘Dopo aver trascorso un anno in mezzo in carcere, leggendo scritti di Gramsci e Labriola, che voi studierete tra qualche anno, La Torre inizia a ricoprire cariche importanti: dal consiglio comunale a Palermo all’Assemblea regionale siciliana, per poi spostarsi a Roma dove diventa vice responsabile della Sezione agraria e della Sezione Meridionale del partito Comunista e parlamentare della Repubblica dal 1972’. ‘Perché va a Roma e non resta in Sicilia a combattere la mafia?’ chiede Sara dal centro dell’aula, con la sua chioma rossa. ‘Vedi Sara, vedete ragazzi, la mafia gode fino a metà degli anni Ottanta della pura impunità; ossia nessun mafioso viene condannato fino al maxi processo del 1986. Tutto ciò grazie alla compiacenza di pezzi della politica, dello Stato e della magistratura. Pio La Torre intuisce, dunque, che è necessaria una legge nuova che introduca il reato penale di associazione mafiosa e il sequestro dei beni che sono riconducibili alle attività criminali dei mafiosi. La Torre è un grande conoscitore del fenomeno mafioso e cerca in tutti i modi di contrastarlo, anche proponendo un disegno di legge innovativo e straordinario come l’art. 416 bis appena descritto.’

‘E la mafia come ha reagito? L’ha ammazzato subito, vero?’ chiede Samuele, per tutti Sam. ‘La mafia ha reagito nel modo più crudele e vile che esiste. Ha aspettato che Pio La Torre tornasse in Sicilia nel 1981, perché vedete ragazzi, nei due anni precedenti sono stati uccisi tre grandi personalità, il giudice Cesare Terranova nel 1979, il presidente della regione Piersanti Mattarella nel 1980 e il procuratore della repubblica Gaetano Costa otto mesi dopo. La Torre, quindi, ha deciso di tornare in Sicilia per combattere, nel giusto e alla luce del sole, i vari Riina, Provenzano, Brusca e Calò e per dire no all’installazione dei missili Nato nella base militare di Comiso, in provincia di Ragusa. Ma non riesce a fare molto di più, perché la mafia lo uccide il 30 aprile 1982insieme al compagno politico e amico Rosario Di Salvo. Una moto si avvicina alla loro auto scaricando addosso molteplici raffiche di mitra.’ Una voce femminile si solleva: ‘e la legge? Quando è stata approvata? Prima della morte di La Torre?’ È la voce di Elisa, che sembra non credere a questa storia. ‘No Elisa, la legge è stata approvata il 13 settembre 1982, in seguito all’omicidio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa e allo sdegno dell’opinione pubblica di fronte a tutti questi delitti di mafia.’ ‘E perché non prima? Chi lo ha impedito?’ chiede Cecilia, la ragazza siciliana della classe. Il professore è visibilmente sorpreso e impressionato da tutte le domande dei suoi ragazzi. ‘Per risponderti, cara Cecilia, avrei bisogno di un’altra giornata, perché la domanda è complessa e complesse sono le risposte. La campanella è suonata da un pezzo e vi ringrazio di esservi fermati ad ascoltare il mio racconto. Oggi vado a casa sereno, cosciente del fatto che voi, i miei venti studenti, abbiate imparato qualcosa di importante. Avete conosciuto una storia che di solito non si racconta nelle scuole, e che invece dovrebbe essere ricordata più spesso. Cogliete l’esempio di Pio La Torre e fatene tesoro nel vostro futuro, magari quando vi troverete a compiere delle scelte importanti oppure quando dovrete decidere da che parte stare’. ‘Grazie professore’ esclama Nicola, il più estroso del gruppo. ‘Di niente ragazzi, grazie a voi. E andate. La lezione per oggi è finita.’

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