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Ecoltecnica srl – Articolo rettificato

Ecoltecnica srl- bonifica trasporto e smaltimento materiali contenenti amianto 

Non solo per legge (ex art. 8 Legge n. 47/1948) ma anche per deontologia, pubblichiamo di seguito il testo della rettifica inviataci dai legali della Ecoltecnica srl. Gli avvocati della società sostengono che siano state omesse informazioni relative ai loro assistiti, in particolare con riferimento alla non sussistenza del reato di smaltimento illegale di rifiuti contestato loro e quindi sollecitano la redazione a stralciare dal lavoro “Aziende, appalti e subappalti di Expo 2015” il nome della società. Nel rispetto dei nostri lettori ci riserviamo, però, nei giorni a seguire, di verificare le osservazioni avanzateci. richiesta rettifica Ecoltecnica_01

L’amministrazione dell’Ecoltecnica srl è così costituita:

– Presidente: Adele Piera Marelli

– Vice presidente, direttore generale, direttore del personale: dott. Rino Martini

– Amministratore Delegato: Francesco Salvatore Fallica

L’Ecoltecnica si è costituita nel dicembre 1981 con sede a Milano. Il capitale sociale è di un miliardo di lire, controllato per il 40% da una società svizzera, la LS Adhesives e per un 37,50% da Adele Piera Marelli, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato per l’Ecoltecnica; Adele Piera Marelli fa parte inoltre del cda della Ecolservice Italia ed è anche presidente dell’Anida.

Secondo l’analisi finanziaria a disposizione della commissione sugli assetti societari delle imprese operanti nel ciclo dei rifiuti della XIII legislatura (1997), la LS Adhesives:

“è un società svizzera costituita nel maggio 1994 con sede a Lugano presso la Fidebo SA; secondo l’analisi finanziaria essa presenta un livello di rischio elevato specie per quanto riguarda la solvibilità”. Si era inoltre appreso che la società non aveva alcun riferimento telefonico nel Canton Ticino e che presso la Fidebo aveva unicamente una casella postale.

La Ecolservice Italia srl è invece una società costituita nell’ottobre 1986 con sede a Pieve Emanuele; il capitale è di 150 milioni di lire detenuto nel luglio 1999 per 87% da Ecoltecnica Italia spa, e da Michele Carta Mantiglia, che era amministratore delegato anche della Ecoltenica, per il 13%.

Michele Carta Mantiglia è stato anche  nominato da Antonio Bassolino consulente nel 2002 per curare i rapporti del commissariato con gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti in Lombardia ai quali la Campania si rivolgeva per smaltire le migliaia di tonnellate di spazzatura giacenti in strada.

Sino al luglio del 1998 la Ecolservice Italia srl era controllata da due società: la Elektrica spa di Napoli e la Fined spa di Milano. La Elektrica, costituita nell’1982, ha sede a Napoli in piazza Giovanni Bovio vero e proprio quartier generale legato alle famiglie Di Francia , la Marca e Gaeta.

Alcuni membri di queste famiglie sono stati arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso in relazione all’affare delle discariche d’oro del marzo 1993. Infatti, Elektrica spa era società proprietaria dei suoli della discarica di Pianura, che poi fu requisita nel novembre 1994. Nella discarica di Pianura vennero smaltiti rifiuti fraudolentemente fatti entrare in Campania.

Per quanto riguarda la Ecoltecnica Srl, la provincia di Milano si è costituita parte civile  con la giunta Penati nel 2005 in un processo penale dinanzi al tribunale di Milano nei confronti di vari membri della famiglia Accarino e soprattutto di Domizio Marco, Fallica Francesco (ad), Adele Piera Marelli (presidente), e Rino Martini. Nel procedimento penale sono imputati per aver gestito abusivamente ingenti quantità di rifiuti per un totale di 431 000 chili di rifiuti pericolosi (aventi codice CER 150110P). Si trattava di imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose prodotte dalla Saccomandi srl, presso il comune di Assago. Da qui venivano trasportati nella Ecoltecnica che consegnava un nuovo formulario, identificandoli con un altro codice (CER 190203),  che li classificava come rifiuti non pericolosi.

Viene contestato lo stesso reato per un totale di 422 000 chili di rifiuti sempre prodotti da Saccomandi srl presso altri cantieri. Anche in questo caso la procedura era la stessa. I rifiuti sono stati poi smaltiti nelle aree agricole della provincia di Como e Novara.

Il direttore commerciale di Ecoltecnica srl, Marco Domizio, invece, era finito in carcere e rimane indagato per uno smaltimento fuorilegge di immondizia che dalla Campania finiva in Puglia, anziché in Emilia, nonostante il divieto totale di scarico per l’ emergenza-rifiuti. In affari con gli Accarino e allo stesso tempo direttore commerciale dell’Ecoltecnica, Domizio era colui che faceva da mediatore tra gli Accarino, Pierpaolo Cavallari (società Sineco srl, occupava una posizione strategica nella circolazione dei rifiuti provenienti dallo stabilimento di Giffoni Valle Piana (Sa), un impianto mobile in cui confluivano anche i rifiuti della città di Napoli) e Ventrone (società Veca sud, che si occupava di fornire i camion per il trasporto di rifiuti).

  • Per approfondire:
http://www.omicronweb.it/2010/09/23/smaltimento-rifiuti-pericolosi-chiesti-7-anni-per-accarino/ http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/010/00000020.pdf http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/010/INTERO.pdf http://popolo-napolitano.blogspot.it/2012/06/la-guerra-dei-rifiuti.html

Nel contempo la buona posizione di Marco Domizio come dipendente di Ecoltecnica gli consentiva un buon rapporto anche con Rino Martini, amministratore delegato della società, già ufficiale del corpo forestale dello Stato e consapevolmente coinvolto in tutta la vicenda dei rifiuti campani.

Rino Martini è attuale vice presidente, direttore generale e direttore personale della Ecoltecnica srl. E’ stato anche direttore generale dell’Amsa, azienda per la raccolta di rifiuti di Milano, dalla quale si è dimesso il 15 ottobre 1997, per “incompatibilità venutasi a creare con la direzione generale in direzione degli accordi prestabiliti”.

Rino Martini, è anche ex colonello del corpo forestale dello Stato da cui si è dimesso il 1 dicembre 1995, durante l’indagine sulle navi cariche di rifiuti fatte affondare vicino alle coste del sud Italia, portata avanti grazie alle confessioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti. Le dimissioni di Martini sono state consegnate 13 giorni prima della morte del capitano Natale De Grazia, che lavorava anche lui a questa indagine.

(Interrogatorio  a Rino Martini effettuato dalla Commissione ciclo rifiuti del 17 febbraio 2010: http://www.camera.it/_bicamerali/leg16/rifiuti/missioni/08Bologna/M_Rif_B_20100217%20-%2003%20-%20Martini.pdf )

Martini stava indagando a una delle più importanti indagini sul ciclo dei rifiuti; nel mezzo dell’inchiesta decide di lasciare il suo incarico e assumere quello di direttore generale dell’Amsa. La morte del capitano De Grazia, aumenta i sospetti legati a questo improvviso trasferimento di Martini, riguardo al quale l’unica giustificazione da lui fornita è stato il desiderio di cambiare lavoro. Rino Martini è anche coinvolto nel caso della discarica di Orvieto in cui pare sia intervenuta la Camorra per lo smaltimento di rifiuti provenienti da Napoli.

Nel 2004 il figlio della presidente Adele Piera Marelli, Francesco Salvatore Fallica, responsabile marketing Ecoltecnica, viene arrestato insieme al direttore commerciale Marco Domizio, per aver favorito lo smaltimento irregolare di rifiuti speciali. I carabinieri del NOE, nucleo operativo ecologico, avevano accertato l’ingresso di carichi di rifiuti pericolosi che dopo una breve sosta uscivano come normali grazie alla modifica dei formulari di trasporto.

Dall’interrogazione a risposta in Commissione 5-04811 presentata dal deputato Vinicio Peluffo giovedì 26 maggio 2011 emerge che Greenpeace nel febbraio 2011 riceve segnalazioni ritenute credibili, in merito a traffici di mezzi pesanti in direzioni di semplici aree di stoccaggio lombarde tra cui quella della Ecoltecnica. I rifiuti una volta lasciata la Gamma Recuperi di Cornaredo, vengono portati a Baranzate presso la Ecoltecnica Italiana spa di via Cristina di Belgioioso dove rimarrebbero massimo due ore per poi proseguire verso la Germania. Questo passaggio potrebbe servire a facilitare l’ingresso dei carichi in altri paesi europei in quanto la Ecoltecnica è un’azienda attiva da anni e conosciuta mentre la Gamma Recuperi non risulta neanche iscritta all’albo.

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