Ti trovi qui: Home » Approfondimenti » La storia del casolare di Viale Montello 6

La storia del casolare di Viale Montello 6

viale montello

In Viale Montello 6 a Milano sorge una tipica casa milanese di ringhiera, i cui appartamenti si affacciano tutti su due grandi cortili interni, veri e propri cuori pulsanti del condominio. Tristemente noto come ‘’la casa dei calabresi’’, l’immobile di Viale Montello si è contraddistinto negli anni, e non solo per la sua configurazione architettonica, come un vero e proprio “fortino”: dalla fine degli anni ottanta fino alla metà del 2012, è stato infatti luogo di illegalità e omicidi impuniti. Il 21 giugno 2012, dopo decenni di potere e violenza mafiosa, è stato finalmente sgomberato dalle forze dell’ordine.
E’ proprio qui, nel pieno centro di Milano, che viveva la compianta testimone di giustizia Lea Garofalo, insieme all’ ex compagno Carlo Cosco e alla figlia Denise. Le confessioni alla magistratura di questa donna forte e coraggiosa, che il capoluogo lombardo ricorderà con una cerimonia ufficiale il 19 ottobre 2013, ha infatti consentito di fare luce sugli omicidi e le attività illecite perpetrate in una Milano indifferente che non ha voluto vedere.
Per questo motivo Lea Garofalo il 24 novembre 2009 è stata sequestrata e uccisa dall’ex compagno e dalla sua stessa famiglia.

Petilia Policastro – Milano

Petilia Policastro è un comune di circa 9.000 abitanti della provincia di Crotone, luogo di origine di diversi clan estremamente violenti. A metà degli anni ‘70, il paese è stato devastato da una faida di sangue tra famiglie affiliate alla ‘Ndrangheta, che  ha causato oltre 40 vittime in circa 20 anni. Molte di queste esecuzioni hanno avuto luogo proprio a Milano.
Le ‘ndrine operanti in quell’area sono: i Comberiati, i Garofalo, i Carvelli, i Ferrazzo e i Mirabelli, cosche che risultano attive nel traffico di stupefacenti, nella prostituzione e nel settore dell’edilizia.
A quei tempi, i Cosco sono un clan emergente che, grazie anche al fidanzamento tra Lea Garofalo, figlia e sorella di due boss autorevoli, e Carlo Cosco, acquisisce nel tempo sempre più potere e controllo sulle attività illecite. Una volta trasferitesi a Milano alla fine degli anni ‘80, queste famiglie di Petilia Policastro hanno fatto del casolare di Viale Montello il centro dei loro loschi traffici.
Altre cosche, come i Carvelli e i Comberiati, tra gli anni ’80 e i ’90 hanno operato invece nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, avvalendosi dell’alleanza dell’influente boss del lecchese Franco Coco Trovato.

‘La casa dei calabresi’ 

Il condominio di Viale Montello 6 diviene dunque dalla fine degli anni ‘80 teatro di molte delle attività illecite delle cosche di Petilia Policastro.
Già nel lontano 1995 il giornalista Fabrizio Gatti scrive, riferendosi allo stabile: ‘’Giorno e notte, a tutte le ore, gli inquilini vedono cose da brivido: armi, pacchi di droga, trafficanti al lavoro. E devono stare zitti […] Dentro a quel portone, oltre agli affari, i mafiosi calabresi hanno trapiantato le loro regole. Quattro omicidi dal ’91, sparatorie, minacce. Gli abitanti e i commercianti non ne possono più’’.
Ciò viene confermato anche dall’ordinanza di custodia cautelare emessa l’1 settembre 2011, in cui il Gip del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari scrive: “Il quadro che viene fuori è quello di una vera e propria enclave nel cuore della città in cui la famiglia Cosco spadroneggia con esibita arroganza.”
Sarà infine il giudice Anna Introini, presidente della Corte di Assise di Milano durante il processo di primo grado, ad affermare in data 30 marzo 2012: “Lo stabile di Viale Montello, originariamente di proprietà dell’ospedale Ca’ Granda (Ospedale Maggiore Policlinico), è stato nel tempo occupato da famiglie calabresi tutte originarie di Petilia Policastro, che ne hanno esautorato la proprietà, adibendola ai loro illeciti traffici e loschi scopi. La palazzina è stata diverse volte protagonista di vicende giudiziarie: dallo spaccio di droga all’occultamento di arsenali di armi nonché teatro di gravi fatti criminali”.
Lea Garofalo ha vissuto per diversi anni nel ‘fortino’ vicino al parco Sempione. Nella sua testimonianza ai magistrati, la donna racconta infatti le attività illecite dell’ex compagno Carlo Cosco, che “nel cortile, con un lavoro di copertura, in realtà gestiva un importante traffico di stupefacenti: inizialmente eroina e poi solo cocaina’’. Non solo: all’interno del casolare si sono consumati anche degli omicidi, come quello di Antonio Comberiati, ucciso proprio dai Cosco il 17 maggio 1995 nel cortile dello stabile di Viale Montello 6.

Il sequestro del casolare 

Il 21 giugno 2012, ben dopo la morte di Lea Garofalo, il casolare viene finalmente sequestrato dalle forze dell’ordine.  ‘La casa dei calabresi’ viene sgomberata delle circa 200 persone che vi abitavano, molti dei quali immigrati di etnia cinese e africana. Già nel novembre del 2011, quando il sequestro era ancora un’ipotesi remota, il Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano, David Gentili, nel suo blog riportava: “[…] In viale Montello 6, patrimonio immobiliare della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena, non abbiamo solamente inquilini senza titolo, ma inquilini che secondo le accuse hanno utilizzato gli spazi di viale Montello per spacciare droga, ‘ndranghetisti che hanno soggiogato parte del quartiere”.
Dopo un periodo interminabile di abusi, è notizia recente che lo stabile è stato venduto dalla Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena alla cassa di Deposito e Prestiti.
La storia di V.le Montello è strettamente intrecciata alla vicenda di Lea Garofalo. Il processo è ancora in corso ma in secondo grado di giudizio sono stati confermati gli ergastoli per Carlo Cosco, Vito Cosco, Massimo Sabatino e Rosario Curcio. Carmine Venturino è stato condannato a 25 anni di reclusione. Giuseppe Cosco è stato assolto per non aver commesso il fatto.  Sebbene emergano chiaramente le dinamiche mafiose, gli imputati non sono stati condannati per 416 bis.

 

Cronistoria del fortino:

  • Fine anni ’80: le famiglie di Petilia Policastro si insediano nel casolare
  • Il ‘fortino dell’illegalità’: droga, armi, violenza, prostituzione e estorsioni
  • 17 maggio 1995: Antonio Comberiati viene ucciso nel cortile a colpi di pistola
  • 24 novembre 2009: Lea Garofalo viene sequestrata e uccisa
  • 21 giugno 2012: il casolare viene sequestrato
  • Ottobre 2013: lo stabile viene venduto dalla Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena alla cassa di Deposito e Prestiti.

Inserisci un commento