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Quando lo Stato serve

scuola calcio Gioiosa IonicaPrima Suvignano, poi Desio e ora Gioiosa Ionica. Sono solo tre esempi di uno Stato che non fa abbastanza.

Una scuola calcio etica. Un progetto che nella terra del pallone e nella patria delle organizzazioni criminali più conosciute al mondo dovrebbe essere supportato senza esitazioni. Ma così non è a Gioiosa Ionica. Ma perché? Perché la Regione Calabria ha deciso di mettere all’asta il terreno dove dal 1995 le associazioni “Don Milani” e Libera hanno dato una possibilità a circa 200 ragazzi di imparare lo sport più praticato in Italia in un centro sportivo adeguato. Questione di soldi? Ma davvero il denaro può dettare la lotta alla mafia? È quello che si chiedono i parlamentari del Pd e membri della commissione antimafia Lucrezia Ricchiuti e Davide Mattiello. 185mila euro la richiesta dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e per i Servizi all’Agricoltura.
L’Associazione non è naturalmente in grado di pagare una cifra simile, ma la ‘ndrangheta sì e sarà ben felice di poter smantellare una struttura dove bambini e ragazzi imparano, oltre che a giocare a calcio, l’importanza di valori come la legalità e la lotta alla criminalità organizzata; criminalità che del resto si era già fatta viva qualche anno fa lasciando sui campi di calcio cartucce di proiettili e che nella notte di martedì scorso è entrata nella struttura vandalizzando quanto ha potuto”.
E lo Stato? Voto 3, non pervenuto. A questo punto la mente non può che tornare ad un’altra partita. Suvignano, settembre 2013. Allora in ballo c’era una tenuta a Montironi d’Arbia (Siena). L’Agenzia nazionale dei beni confiscati rifiutò un progetto della Regione Toscana per il riutilizzo sociale del bene confiscato al costruttore palermitano Vincenzo Piazza, accusato di essere l’immobiliarista della mafia. Solo le proteste dei tifosi diedero lo stimolo allo Stato di risollevare la propria prestazione. Così il viceministro Filippo Bubbico annunciò che la normativa sarebbe stata modificata per permettere di evitare l’asta.

Ma non è tutto. Ottobre, 2013, Desio. Qui gli ospiti, la ‘ndrangheta, si stanno dimostrando più forti della squadra di casa. O lavoriamo noi o nessuno, il messaggio lanciato in questa situazione. Ancora una volta non è una frase dello Stato. Perché non aiutare il Comune di Desio a trovare una soluzione all’assenza di imprese volenterose a spalare la neve? Provocatoriamente, non si potrebbe utilizzare le risorse della protezione civile e volontari di Libera o di altre associazioni antimafia?

E’ ora di dare un segnale forte, anche in campo economico. Non basta che le istituzioni vadano a tifare la nazionale di calcio sul campo confiscato di Rizziconi. “L’Italia e gli italiani non possono permettere che 185.000 euro siano il prezzo della dignità collettiva e del principio di legalità che, in questa vicenda, sono la vera posta gioco”.

 

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