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La mafia che viene dai Balcani

di Carmela Racioppi

sarajevo

Era il 17 dicembre del 2008 quando Ismet Barajmović è stato trovato morto nel suo appartamento a Sarajevo. Secondo le notizie che girarono allora, si tolse la vita con un colpo di pistola, dopo aver chiamato suo fratello, che giunto sul posto, sentì lo sparo. Čelo, questo il nome con cui Ismet era conosciuto pubblicamente, è la prova concreta che qui a Sarajevo, e in tutti i Balcani la mafia esiste, e non è una storia leggendaria che si unisce a tutti quei racconti, spesso poco veritieri, che circolano su questi Paesi. Ismet Čelo era il capoboss più temuto di Sarajevo; dopo aver guadagnato appoggi e riconoscenze durante la guerra, era riuscito a gestire i principali traffici illeciti e a dar vita a un’organizzazione criminale forte e pericolosa insieme agli ex comandanti militari. Ma dopo alcuni anni in prigione, si ritirò a vita privata, trascorrendo il proprio tempo all’insegna del lusso, tra casinò e locali alla moda, lasciando le redini della mafia sarajevese a nuovi capi che oggi fanno della Bosnia-Erzegovina uno snodo importante per il passaggio della droga.

Ma cos’è questa misteriosa mafia balcanica? È il ciclo delle sanguinose guerre degli anni’90 a decretare la sua nascita nei territori dell’Europa sud-orientale. Tra bombe e granate che ogni giorno distruggevano interi villaggi e città, vi erano delinquenti e membri di gruppi paramilitari che si accordavano per gestire il mercato nero e i traffici criminali, i cui proventi erano necessari per sostenere lo sforzo bellico. Dietro i terribili conflitti, i poteri corrotti, le agenzie di sicurezza, e i gruppi paramilitari, si celava l’ombra di quella che oggi può essere definita una delle più potenti e pericolose organizzazioni criminali.  Così gli uomini balcanici, approfittando del disordine scatenato dalla guerra, di trame di palazzo e della dilagante corruzione, hanno dato vita ad associazioni flessibili e ben organizzate capaci di stringere alleanze con le mafie nostrane. Infatti è con il contrabbando di sigarette del decennio scorso e l’attuale traffico di cocaina che i gruppi mafiosi della ex Jugoslavia sbarcano in Italia. Esse stringono pericolosi legami con la Sacra Corona Unita e le cosche della ‘ndrangheta calabrese. Seguendo la logica del “tu fai un favore a me….” la mafia balcanica e i clan ‘ndranghetisti si accordano per importare e distribuire cocaina nei Paesi europei. Come cellule di veri professionisti e fornitori all’ingrosso, i clan dei Balcani operano indisturbati nel sistema del crimine organizzato, guadagnando un successo incontrastato.

Cruciale fu per loro il traffico di eroina sulla storica via dei Balcani. Una rotta di fondamentale importanza che collegava Oriente ed Occidente per il traffico di narcotici. Da Instabul si snodava verso Sofia passando per Skopjie e Belgrado, raggiungendo Zagabria e Lubiana, dirigendosi infine verso l’Europa centrale. Fu poi proprio la guerra a frantumare questa rotta in migliaia di rivoli e far transitare l’eroina attraverso le montagne del Kosovo e i porti delle città del Montenegro e dell’Albania. Il controllo di queste rotte divenne fondamentale non solo per le organizzazioni criminali, ma anche per i gruppi statali e parastatali e per gli Stati come la Croazia che, con i guadagni del narcotraffico, finanziò la sua guerra di indipendenza, e per il Kosovo in cui l’Uck, l’esercito di liberazione kosovaro, riuscì ad armarsi e a combattere contro la Serbia grazie al narcotraffico.

Le mafie che popolano i territori al di là dell’Adriatico hanno creato, dunque, una potente organizzazione criminale impegnata nel traffico di droga, armi, e sigarette nonché essere umani. Esse continuano a prosperare grazie ad una politica che nasconde profondi e antichi intrecci con la criminalità balcanica, alla mancanza di una legislazione adeguata e ad una effettiva percezione da parte della società civile. Per questo è necessario sensibilizzare le coscienze, per riuscire, in un futuro anche lontano, a parlare dei Balcani, non come terra violenta che nasconde pericolosi gruppi criminali, ma come un insieme di Paesi dai meravigliosi panorami, profumi incantevoli e da una insolita ospitalità.

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