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Operazione Clean City: arrestato per tangenti il sindaco di Pioltello

Pioltello11 dicembre 2013. Antonello Concas, sindaco di Pioltello, è stato arrestato questa mattina nell’ambito dell’operazione Clean City , coordinata dalla Procura di Monza e condotta dalla Guardia di Finanza di Milano e Monza. L’indagine coinvolge altre 26 persone su scala nazionale. Secondo gli inquirenti il sindaco avrebbe ricevuto una tangente di 20mila euro dall’azienda monzese Sangalli Giancarlo & C. s.r.l, specializzata nel recupero dei rifiuti. Obiettivo: prorogare il contratto del servizio tra l’amministrazione e l’impresa (in gioco un appalto da 7,5 milioni di euro), adibire un immobile a sede temporanea della Brianzacque (appalto poi bloccato dalle indagini in corso) e per lo smaltimento di fanghi per un valore di  570 mila euro.

Pioltello. Ma anche Monza

Giancarlo Sangalli, ed i figli Patrizia Annamaria, Daniela e Giorgio Giuseppe sono accusati di aver pagato una tangente di oltre 1 milione di euro, suddivisa tra politici e funzionari del Comune di Monza, col fine di pilotare i lavori della Commissione Ambiente e la nomina dei membri della Commissione Giudicatrice della gara. Il procuratore Corrado Carnevali, durante la conferenza stampa, ha tuttavia assicurato che l’attuale amministrazione briantea non è coinvolta dal momento che l’indagine riguarda appalti assegnati dalla giunta precedente.

All’interno dell’intricata vicenda rientrano altri casi su cui indagano le forze dell’ordine come la vicenda dell’appalto per la manutenzione del cimitero comunale di Monza che la Sangalli si è aggiudicata attraverso una impresa in società con Roberto Malegori, indagato per corruzione insieme al geometra del comune, Antonio Esena, incaricato di controllare la regolarità dell’appalto. A quanto pare la Sangalli – che il procuratore di Monza Corrado Carnevali durante la conferenza stampa successiva all’operazione definisce “epicentro del sistema corruttivo” – è recidiva in questo genere di condotte illecite.

Ma c’è dell’altro. Sotto osservazione da parte degli inquirenti vi sarebbe  anche l’appalto per la raccolta dei rifiuti del Comune di Monza, assegnato nel 2009 per un  valore di circa 127 milioni di euro. Indagati l’assessore all’ambiente della precedente Giunta, Giovanni Antonicelli, la dirigente del settore ambiente Gabriella Di Giuseppe, il presidente Antonio Gabetta ed un componente della commissione ambiente dell’epoca Massimo Petrucci, oggi consigliere in Provincia a Monza, il Presidente ed il Direttore Generale di AMSA Milano in carica nel 2009, rispettivamente Sergio Galimberti e Salvatore Cappello. In questo caso la Sangalli avrebbe corrisposto 1 milione e mezzo di euro ai due Vertici di A.M.S.A. per evitare che quest’ultima partecipasse alla gara di appalto per la raccolta dei rifiuti di Monza.

L’indagine molto capillare ed estesa ha portato inoltre a  sequestri per 14 milioni di euro, profitto e prezzo della corruzione contestata alle 41 persone coinvolte nelle indagini, e all’acquisizione di documentazione presso i Comuni di Monza, Pioltello, Peschiera Borromeo, Andria, Frosinone e presso gli uffici di Metropolitana milanese. Dalle indagini emerge anche il “metodo Sangalli”: la sovrafatturazione, ossia spese gonfiate che hanno consentito ai Sangalli di creare fondi neri per circa 700 mila euro con cui corrompere politici e amministratori compiacenti.

Briantenopea

L’operazione Clean City su appalti truccati e tangenti scaturisce da “Briantenopea“, la maxi inchiesta condotta dal sostituto procuratore di Monza Salvatore Bellomo che, nel marzo 2013, ha portato all’arresto diverse persone tra cui l’ex assessore monzese Pdl al Patrimonio e all’Ambiente Giovanni Antonicelli (già citato sopra) e Giuseppe Esposito detto Peppe o’ Curt, ritenuto dagli inquirenti personaggio di spicco della Camorra napoletana dei Gionta – Mariano trapiantato a Monza.

Un dato: tra i 72 indagati di Briantenopea,  47 sono monzesi o brianzoli. Le accuse sono associazione per delinquere finalizzate ad una serie di episodi di usura, estorsione, rapina, riciclaggio di denaro, spaccio di cocaina, reati contro la pubblica amministrazione, furto, ricettazione, falsificazione di abbigliamento, spendita di banconote false.

Le indagini sui diversi fronti proseguono, dimostrando che la presenza della criminalità di tipo mafioso ha raggiunto da tempo anche gli ambienti politici ed imprenditoriali del Nord Italia e che questa danneggia non solo le imprese ma anche il tessuto sociale, scoperchiando scandali per milioni e talvolta miliardi di euro. Sintomo che nemmeno il Nord “sviluppato” e industrializzato sa – né vuole? – difendersi dalla longa manus della criminalità organizzata.

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