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Brusca a Milano: “Contattammo Berlusconi e Dell’Utri per arrivare a Craxi”.

Brusca“C’era l’interesse a contattare Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi perchè ci mettessero in contatto con Craxi affinchè intervenisse sulla sentenza del Maxiprocesso”.Queste sono le parole espresse questa mattina dal pentito Giovanni Brusca nell’ambito della seconda udienza milanese del processo sulla trattativa Stato-mafia. Nella prima parte della mattinata, sui banchi dell’accusa ha preso la parola il pm Francesco Del Bene il quale ha chiesto all’ex braccio destro di Totò Riina proprio del rapporto tra Cosa Nostra e Dell’Utri, intermediati da Raffaele Ganci e dallo ‘stalliere di Arcore’, Vittorio Mangano. Proprio riguardo a Mangano , Brusca ha detto: “Lo conoscevo dal momento che era degente in ospedale quando mio padre era detenuto. Era proprio mio padre che mi parlava di lui”. Il pentito ha avuto poi modo di confermare i contatti tra Mangano e Dell’Utri: “In un incontro a Partinico organizzato da Leoluca Bagarella, abbiamo detto a Mangano di riferire a Dell’Utri di revocare alcune condanne e di attenuare il 41 bis negli interessi di Cosa Nostra”. Inoltre aggiunge: “Il ricevente finale dei messaggi doveva essere Silvio Berlusconi, per questo suggerimmo a Mangano di riferire che la sinistra era a conoscenza delle stragi del ’92- ’93, cosicchè la usassero come strategia politica ai danni della stessa sinistra”.

Grave è l’assenza del pm Nino Di Matteo – come lascia intendere lo stesso Brusca quando dice: “A un processo delle Br lo Stato non avrebbe mai permesso che un pm minacciato non fosse in aula” – ma ancora molto forte è il calore dimostrato dai presenti in aula, alcuni con un quadernetto rosso recitante la scritta “L’agenda rossa di Paolo Borsellino” ben in vista.

L’ex boss di San Giuseppe Jato ha successivamente parlato del fallito attentato ai Carabinieri presso lo stadio Olimpico di Roma: il primo tentativo mancato a causa di un inceppo nel dispositivo del telecomando, il secondo stoppato pochi minuti prima da ordini degli stessi boss. “Avevamo predisposto un’autobomba piena di tritolo e pezzi di ferro, in modo che l’effetto fosse devastante” ha affermato il pentito che poi ha aggiunto “Quando incontrai Spatuzza mi confessò che Graviano gli aveva parlato di vendetta nei confronti dei Carabinieri, i quali si meritavano di avere dei morti sulla coscienza”.

Il processo proseguirà domani, 13 dicembre, sempre presso l’aula bunker di via Ucelli di Nemi con la terza ed ultima udienza in programma.

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