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Lombardia: il quadrilatero della moda. Anzi no, della morte

rifiutiAncora rifiuti tossici. Scorie di cromo 1400 volte sopra i limiti consentiti. Nessuno escluso, nessuno immune. La Terra dei Fuochi non è solo in Campania; la Lombardia ha il suo quadrilatero della morte. La sostanza tossica è stata scoperta dall’Arpa di Brescia sotto l’autostrada A4, nel territorio di Castegnato in provincia di Brescia; la terza corsia autostradale della “Serenissima”, infatti,  sarebbe stata realizzata con scarti industriali altamente tossici.  Intanto il sindaco di Castegnato Giuseppe Orizio ha rassicurato i cittadini: “Nessun pericolo per l’acqua potabile e la falda acquifera”.

Sarà. Peccato che di vicende simili se ne potrebbe fare un lungo elenco al punto tale da vedere contaminata mezza Lombardia; il 30 novembre del 2011, un’inchiesta coinvolgeva l’ex vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, bresciano e numero due del Pdl lombardo, arrestato con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e corruzione nell’ambito di un’inchiesta sulla società BreBeMi e sulla discarica di amianto di Cappella Cantone. Pierluca Locatelli, imprenditore bergamasco, attraverso l’intermediazione del funzionario Arpa Giuseppe Rotondaro avrebbe infatti versato una tangente a Nicoli Cristiani, per “ammorbidire” i controlli sulla realizzazione della prima discarica di amianto autorizzata in Lombardia. E proprio durante la perquisizione nella casa dell’ex fedelissimo di Roberto Formigoni, a Mompiano (Brescia), venivano trovate due buste contenenti 100mila euro ciascuna. Inoltre sotto la nuova autostrada Brescia-Bergamo-Milano (Brebemi),  sarebbero finiti tra il 2010 e il 2011 rifiuti tossici, tra i quali anche il cromo esavalente.

Nel gennaio 2009 invece le forze dell’ordine scoprono ad Arluno una delle più importanti cave dell’hinterland milanese gestite dalla criminalità organizzata. E sempre parlando di rifiuti tossici, durante i lavori per la realizzazione della Tav Torino-Milano sono stati scoperti scavi abusivi e terreni riempiti di rifiuti.

Insomma un settore, quello delle cave, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti, divenuto per i clan mafiosi, un succulento business. Ce lo ripetono già da anni: “la ‘ndrangheta in Lombardia punta direttamente all’ambiente”.

Ma la criminalità organizzata da sola non avrebbe mai fatto tutto questo. “La forza della mafia è fuori dalla mafia”; ricordiamo allora i nomi di imprenditori, amministratori, politici, geometri, architetti e tecnici, che in tutti questi anni hanno preferito girarsi dall’altra parte, stringere accordi con i clan, pensare ai propri interessi personali e  lasciare in eredità una regione piena zeppa di mercurio, piombo, cromo e altre schifezze. Grazie tante. Ma in un paese in cui non esiste neanche una legge sui reati ambientali, chi pagherà tutto questo? Chi se ne assumerà la responsabilità?

Signori, sappiate  che su questi territori, dalla Campania alla Puglia, dal Lazio alle Marche, dalla Sardegna alla Lombardia, cresceranno anche i vostri figli e i vostri nipoti. E quando la terrà e la natura si ribelleranno al vostro dio denaro, beh sarà davvero troppo tardi.