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Peppino Impastato non è uno spot

di Umberto Santino* Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”

peppino-impastatoLe parole sono tratte dalla sceneggiatura del film I cento passi, non da una poesia o da altro scritto di Peppino Impastato, come qualcuno ha detto.

La scena è una delle più famose del film assieme a quella dei cento passi, da casa Impastato a casa Badalamenti. Peppino è con Salvo Vitale in cima a una montagna da cui si apre un panorama grandioso. Ma anche da lì si vedono le migliaia di case e villette, una più brutta dell’altra, che ormai hanno butterato il paesaggio. Dice Peppino: “Fanno ’ste case schifose, con le finestre in alluminio, i balconcini… senza intonaco, i muri di mattoni vivi… La gente ci va  ad abitare, ci mette le tendine, i gerani… e dopo tutto fa parte del paesaggio, c’è , esiste… Non ci vuole niente a distruggere la bellezza”. E poi: “E allora forse più che la politica, la lotta di classe, la coscienza e tutte queste fesserie… bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza. Insegnargli a riconoscerla. A difenderla. Capisci?”.

In realtà Peppino ha fatto proprio questo: coniugare la lotta di classe (espressione che oggi appare obsoleta ma un bel libro di Luciano Gallino ci ricorda che la lotta di classe c’è ancora, e ora la fanno i padroni che amministrano la vittoria, che si chiama dittatura del capitale finanziario o qualcosa del genere) con la salvaguardia del territorio, il diritto al lavoro dei disoccupati con il diritto a un ambiente non saccheggiato dalla speculazione. E la mostra itinerante che nel luglio del 1977 portava in giro per le piazze e le strade di Cinisi, assieme ai suoi compagni, senza poggiare i pannelli a terra, poiché il sindaco non aveva dato il permesso di esporla, aveva il titolo: “Mafia e territorio”. Una puntuale documentazione della speculazione edilizia, dentro il paese e nei dintorni, a ridosso dell’aeroporto, con le curve dell’autostrada per rispettare le terre dei mafiosi. La mostra, arricchita, fu esposta il 7 maggio del 1978, un giorno prima dell’assassinio, consumato tra un casolare abbandonato e il binario della linea Trapani-Palermo. E da essa abbiamo preso spunto per la mostra “Mafia oggi” che abbiamo esposto a Cinisi il 9 maggio del 1979, in occasione della manifestazione nazionale contro la mafia organizzata nel primo anniversario dell’assassinio.

L’attività di Peppino Impastato era fatta di comizi, di volantini, ma pure di lotta per la pace, mimando la morte atomica, di animazione culturale, con il circolo “Musica e cultura”, di teatro, di concerti, per far conoscere gruppi musicali alle prime esperienze. E a Radio Aut questi connubi erano amalgamati dalla satira, con “Onda pazza” che era la trasmissione più seguita, e l’azione insieme di politicizzazione e di acculturazione aveva la sua espressione più compiuta e continuativa.

Se il film fosse servito, e servisse, a destare un interesse per il Peppino reale, per la sua storia di figlio e nipote di mafiosi, che ne fa un personaggio unico nella storia del movimento antimafia, direi che sarebbe il vero successo di un film, che di successo ne ha ottenuto e continua a ottenerne tantissimo, ma molti , la gran parte dei devoti dell’icona cinematografica, non vanno oltre. Bene che vada una visita a Casa memoria, che registra  un numero crescente di visitatori, e alcuni, non tutti, leggono i libri con i suoi scritti o a lui dedicati, o alla madre che in questa storia ha avuto un ruolo di primo piano, rompendo con la parentela mafiosa e camminando sulle orme del figlio.

All’icona fanno pure riferimento gli ideatori dello spot che usa le parole che abbiamo riportato per vendere un prodotto: occhiali che dovrebbero far vedere una bellezza che non c’è più.

Perché i familiari di Peppino, noi del Centro a lui dedicato, che quest’anno compie 37 anni di attività, chiediamo il ritiro dello spot? Perché nessuno si è degnato di avvertire quanto meno la famiglia, ma soprattutto perché non ci va quest’idea che il nome di Peppino venga usato come un imbonimento all’acquisto di una merce. Perché questo è proprio agli antipodi dell’azione e della cultura di Peppino. Un’azione continua contro ogni forma di mercificazione.

*Articolo apparso su repubblica Palermo il 3 gennaio 2014

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