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Manager white list: ecco come “utilizzarli”

10317609_791244697562091_3149279855858241245_oCome utilizzare i 63 manager della white list? È stato questo il tema sul quale Paola Pastorino, presidente della neonata associazione Manager white list, ha cercato di porre l’accento durante un’intervista in cui ci ha raccontato la loro esperienza. Insieme ai suoi colleghi era stata scelta per amministrare le aziende che un tempo erano proprietà della mafia. Ripercorrendo l’intera storia, l’imprenditrice milanese ha espresso il comune desiderio dell’associazione di voler offrire un contributo nella gestione delle aziende confiscate sottolineando la necessità di introdurre al loro interno figure professionali altamente qualificate e capaci.

Selezionati all’inizio del 2012 su un gruppo di 260 dirigenti membri di Aldai (Associazione lombarda dirigenti aziende industriali), i 63 manager dopo aver seguito un percorso formativo organizzato dall’Agenzia nazionale dei beni confiscati e da Assolombarda in collaborazione con la fondazione Istud, l’Università Bocconi e la Luiss School of Management, e un’attività operativa su 14 aziende confiscate, non hanno mai ottenuto la possibilità di collaborare alla conduzione delle imprese sottratte al controllo mafioso, l’unico vero obiettivo a cui aspiravano.«Noi chiediamo soltanto di essere coinvolti e di poter offrire il nostro aiuto poiché le aziende sequestrate, dichiara Pastorino, vengono affidate agli amministratori giudiziari con gravi problemi gestionali ed è necessario riuscire a coadiuvare il loro lavoro nella fase iniziale in modo da risanare le imprese e creare ricchezza per il territorio». La manager Pastorino, che appare molto determinata, esprime inoltre l’assoluta importanza di reinserire le aziende soggette a confisca nel circuito legale e di rafforzare la loro struttura organizzativa e l’esigenza di incentivare l’attività produttiva per i beni che per loro natura sono destinati all’attività imprenditoriale. Soffermandosi sulle difficoltà riscontrate negli anni nella gestione dei beni, propone un intervento immediato sulle aziende accompagnato da un pieno coinvolgimento dei manager della white list e dall’inserimento di un gruppo di professionisti multifunzionale che possa mettere in pratica le proprie competenze, in quanto, aggiunge l’imprenditrice, «le aziende richiedono figure che stimolino la crescita del business, l’innovazione, l’internazionalizzazione, requisiti che noi manager possiamo soddisfare».

La Pastorino e i suoi colleghi desiderano esclusivamente mettere a disposizione la propria esperienza per cercare di restituire alla collettività beni che appartenevano alla criminalità organizzata. È fondamentale riuscire a risollevare le aziende confiscate e a promuovere le loro attività perché rappresentano una risorsa importante per la società e un segno di vittoria dell’economia legale contro quella sommersa.  Ma per fare ciò, come afferma Paola Pastorino a conclusione della sua intervista, «è essenziale che ognuna faccia il proprio mestiere».

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