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Contro il tempo e contro la mafia: la sfida di Expo

di Giorgia Venturini

EXPO 2015.Posa della prima pietra al cantiere  di Rho FieraManca poco. Ancora qualche mese e, poi, sarà Expo 2015. Siamo alla fase accelerativa. L’ultima. Quella che serve a operai e società edili a completare gli ultimi lavori in cantiere. Come il padiglione Italia, alcuni dei padiglioni tematici e altre strutture interne al sito. Mentre si stanno, invece, avviando le consegne delle aree ai partecipanti esteri, a cui seguirà ancor più intensa fase di costruzione, acquisizione di beni, servizi e forniture, con un aumento esponenziale dei contratti. A passo con quest’ultima fase di lavori, anche il controllo antimafia. La prefettura, la Direzione Investigativa Antimafia, il Gruppo Interforze Centrale per l’Expo (GICEX) e le altre forze di polizia territoriale, si preparano ad intensificare le attività di controllo per l’accesso ai cantieri. Quest’ultima fase, però, richiederà maggior attenzione. Non solo perché l’incremento di lavoro e l’aumento dei contratti sono, senza dubbio, elementi favorevoli all’infiltrazione mafiosa, ma anche perché la rincorsa sfrenata degli ultimi mesi per il completamento dei lavori potrebbe portare a qualche svista. A qualche errore di percorso.

Così il binomio Expo 2015 e organizzazione criminale ritorna ed essere oggetto di discussione a Roma. In Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Fenomeno delle Mafie, infatti, lo scorso 15 maggio il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca ha voluto, fin da subito, ribadire il proprio impegno nell’antimafia. <<Priorità di Milano, ora più che mai, sarà quello di combattere le associazioni mafiose su più fronti, con un’efficace aggressione dei loro interessi economici, impedendo concretamente alle ditte colluse e infiltrate di poter accedere a fondi pubblici attraverso l’affidamento di lavori, servizi e forniture. I controlli si devono intensificare. E per farlo dobbiamo modificare alcune linee guida>>.

In questi ultimi anni, infatti, si ha avuto la sensazione che la creazione di presupposti giuridici e di strumenti concreti per lo svolgimento dei controlli mirati e specifici abbia dovuto più inseguire che gestire gli eventi. Infatti, come riportato in Commissione, molte delle attività di controllo sono state avviate a lavori iniziati. Ciò è spiegato dal fatto che la normativa del Codice Antimafia consente l’obbligo di stipula del contratto dell’azienda vincitrice della gara di appalto, una volta decorso invano il termine ordinario di 45 giorni  oppure di 15 in caso di urgenza, permettendo,  così, l’ingresso in cantiere senza che vi sia in molti casi un primo vaglio di controllo ai fini antimafia. Colpa, forse, delle longeve modalità procedurali e dalle troppe pratiche in corso. Tuttavia, non può la burocrazia soffocare il controllo antimafia e spalancare le porte dei cantieri alla ‘ndrangheta.

Come, quindi, coniugare al meglio l’esigenza di garantire un controllo rafforzato ed efficiente con i tempi di realizzazione delle opere? Una risposta Milano ce l’ha. Si è proceduto, infatti, ad adottare fin dallo scorso ottobre 2013, per i controlli antimafia sulle opere Expo, la modalità così detta speditiva di rilascio delle informazioni antimafia. Questa soluzione, seconda la prefettura, oltre ad essere utile a smaltire un’ingente quantità di pratiche arretrate, è risultata funzionale a consentire l’ingresso nei cantieri alle sole imprese che avevano già superato un primo controllo rilasciando una liberatoria provvisoria. Ciò ha consentito di emettere le liberatorie per 346 imprese, corrispondenti a circa il 35% delle pratiche arretrate.

Tuttavia, questa modalità speditiva non è stata sufficiente per la società Expo che, lo scorso mese, ha sollevato, ancora una volta, alcune problematiche legate principalmente al tempo di ingresso degli appaltatori e dei subappaltatori in cantiere. È stato, quindi, delineato un nuovo modello procedurale per l’applicazione dei controlli antimafia, che ha coniugato la richiesta di semplificazione evidenziate dalla società Expo con l’esigenza di non abbassare il livello dei controlli. Un’innovazione così presentata in Commissione dal Prefetto Tronca: <<Le soluzioni intraprese consentono di centralizzare, ugualmente, l’attività di controllo speditivo presso la prefettura di Milano e la possibilità della DIA di concentrare la sua attenzione sull’attività di accesso ai cantieri. Il tutto in ottica degli impegni assunti dal Ministero degli Interni con la sottoscrizione del piano di azione Expo Milano 2015 mafia free, un piano che vuole favorire la necessità di integrazione tra i controlli soggettivi e quelli di carattere ambientale. Così facendo verrà potenziato il controllo sui cantieri, possibile solo grazie al contributo di un aumento dei gruppi interforze e dell’utilizzo di piattaforme informatiche, ideate per assicurare la continuità del lavoro nell’attività di analisi dei dati>>.

Oggi siamo alla fase finale, quindi. Quella accelerativa. Quella in cui non è più concesso cambiare linee giuda e introdurre nuovi provvedimenti. Ora le leggi ci sono. Sono chiare. Le idee pure. Sono state spiegate e rivisionate in Commissione. Ora c’è solo tempo di metterle in atto. E per farlo bisogna ripartire. Come? Iniziando a fare i conti con la realtà. Quella che più volte ha dimostrato che la ‘ndrangheta c’è. Da anni ormai è osservatrice speciale nei cantieri dell’Expo. La corruzione pure, inutile negarlo. Il tempo, invece, no. Di quello ne è rimasto poco. C’è solo il tempo di limitare i danni e, per riuscirci, bisogna agire ora. C’è solo il tempo per correre una breve gara. Contro i lavori incompiuti e conto la mafia. A cui la prefettura e gli altri organi antimafia sono costretti a partecipare e a vincere. Le parole, oggi, non bastano più.

 

 

 

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