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Il Portogallo al bivio

portogalloEsiste un rischio Portogallo. Il Paese, da terra crocevia di storia e di cultura, oggi si trova ad affrontare una sfida particolarmente complessa: interrompere la crescita della corruzione e della criminalità (sia mafiosa che legata al narcotraffico, sia locale che straniera) favorendo un percorso di sviluppo sociale. Proprio qui, gruppi criminali stanno creando le loro basi grazie a un terreno fertile favorevole. Analizziamo la situazione.

La corruzione diffusa

Sul fronte della corruzione si moltiplicano i segnali preoccupanti. L’amministrazione pubblica portoghese è caratterizzata da un ricorrente rapporto di scambio con la politica: sostegno per posti di lavoro in uffici pubblici. Ciò si concretizza attraverso pratiche poco trasparenti per le assunzioni quali la nomina politica dei ruoli dirigenziali e la possibilità di progettare concorsi pubblici per servire al meglio candidati precedentemente scelti.

Un altro dato allarmante, rispetto al sentimento verso la corruzione: in Portogallo la domanda di lavoro nel settore pubblico è molto alta nonostante i bassissimi livelli di remunerazione. Questo si spiega considerando la frequente possibilità di compensi illeciti tramite pagamenti sottobanco. Inoltre, uno studio realizzato dall’Università Tecnica di Lisbona evidenzia come i portoghesi pur condannando la corruzione, la vivono come un male inevitabile, contro la quale sentono di non avere le armi per combatterla, anche perché spesso i controlli risultano inefficaci.

Narcotrafficanti stranieri

Il Portogallo non conosce gruppi stabili e inamovibili di criminalità organizzata autoctona (tipo mafia e clan famigliari); esistono piuttosto organizzazioni criminali straniere che operano per periodi limitati o più continuativi, generalmente dedite al traffico di stupefacenti (secondo la Policía Judiciaria portuguesa, il 70% dei crimini ha a che fare con la droga). Il Portogallo, grazie alla sua posizione geografica, è per i trafficanti internazionali una terra strategica. Infatti, la centralità logistica nelle rotte intercontinentali che collegano l’Europa alle Americhe e all’Africa è un aspetto cruciale per i narcos, i quali provengono in prevalenza dalle ex colonie portoghesi e dall’est Europa e dal nord Africa.

Il traffico di droga, inoltre, permette alle organizzazioni criminali di inserirsi nell’economia legale riducendo di conseguenza la competitività del Paese e aumentando le pratiche corruttive.

La camorra

Il  Portogallo per la camorra rappresenta un’importante luogo sia per il traffico di droga che come Paese per la latitanza; lo dimostrano le storie di Mario Iovine e Capone Perna. Inoltre, recentemente si segnalano reinvestimenti dei capitali della camorra che in collaborazione con la ‘ndrangheta pare infiltrarsi nel settore turistico nella regione dell’Algarve, nel sud del Paese.

Mario Iovine, boss dei casalesi, era nascosto in Portogallo quando nel 1991, a Cascais, viene ucciso da Nunzio De Falco e Francesco Piacenti come ritorsione per l’omicidio di Vincenzo De Falco, esponente di primo piano della camorra casertana

Più recente, invece, è la storia di Capone Perna. Nel maggio 2012 la polizia pone fine alla sua latitanza a Oliveira do Hospital nei pressi di Coimbra. Perna, affiliato al clan Pagnozzi vicino ai casalesi, era stato condannato a 30 anni e ricercato dall’ottobre 2011 per l’omicidio di Francesco Esposito, ucciso nel 2003 all’interno della sua tabaccheria  nel beneventano.

Alla luce di vicende come queste è interessante notare come in tutte le storie vi sia un intreccio tra gli affari, gli omicidi e le guerre interne ai clan sui territori d’origine e il legame che queste vicende hanno con un Paese lontano. Il Portogallo, ad oggi, è effettivamente un territorio accogliente per i ricercati, per gli investimenti e il riciclaggio dei soldi mafiosi a causa della sua fragile legislazione in merito e a una debolezza interna del sistema Paese.

La mafia ucraina

Un’altra criminalità che attanaglia la terra lusitana è quella legata alle mafie provenienti dall’est Europa. Le gravi difficoltà di ordine politico, sociale ed economico dell’ex URSS hanno portato alla nascita e al proliferare di forme di criminalità che hanno monopolizzato le attività illegali più lucrose tra cui lo sfruttamento e il traffico di esseri umani.

La modalità attraverso la quale la mafia ucraina è riuscita ad attirare moltissime persone in Portogallo è quella dell’escamotage degli annunci sui giornali, allo scopo di catturare l’attenzione delle potenziali emigranti. I trafficanti garantiscono il viaggio verso il Paese, un alloggio e un’occupazione. La realtà, invece, è che consegnano gli emigranti nelle mani della mafia. Si tratta, cioè, di annunci di lavoro che sono solo uno specchietto per le allodole. Come spesso accade davanti a fenomeni migratori così importanti, si cela la presenza della criminalità organizzata. Tuttavia, questo traffico non è solo imputabile alla povertà del paese di provenienza, ma anche al fatto che molti paesi occidentali impongono limiti restrittivi e quote all’immigrazione. Se si vuole emigrare, dunque, questa sembra essere l’unica alternativa possibile.

Criminalità e immigrazione

Il tema della criminalità straniera in Portogallo costituisce non solo l’aspetto più vistoso dei problemi d’integrazione ma anche il punto critico di tutti gli equilibri che sottostanno al fenomeno della migrazione. La criminalità appare, in questa prospettiva, come l’esito di un’integrazione mancata, conseguente quindi alle condizioni oggettive e sociali del migrante. Su di essa possono incidere aspetti come la particolare marginalità della condizione socio-economica di alcuni gruppi etnici, la relativa estraneità rispetto alla società ospitante, le scarse opportunità di integrazione presenti in questa ultima, la possibilità di formare associazioni criminali con altri appartenenti al proprio gruppo. Infatti, la speranza di trovare lavoro e le occasioni di eludere la normativa o l’attività di controllo degli ingressi in un Paese, malgrado l’attuazione di una politica migratoria restrittiva, spingono alcuni immigrati a rivolgersi all’organizzazione criminale, pronta a soddisfarne la domanda.

La crescita esponenziale della criminalità organizzata straniera in queste attività illecite è stata favorita, tra l’altro, dall’intensificarsi dell’immigrazione illegale, quale risposta alle politiche restrittive degli Stati interessati dal fenomeno migratorio.

Nell’immigrazione irregolare, infatti, si possono individuare almeno due importanti componenti: la prima è rappresentata dalla costituzione di un mercato per la domanda e l’offerta di servizi e merci illegali, quali trasporto, accoglienza, ospitalità e documenti falsi; la seconda dal fatto che essa finisce per costituire un canale d’ingresso per merci illegali, quali droga e armi.

In entrambi i casi, dunque, l’immigrazione irregolare si configura come un serbatoio di alimentazione della criminalità. Tanto più se si considera che i gruppi criminali, in virtù dei servizi offerti, riescono a stabilire un rapporto di supremazia nei confronti dei migranti, sovente costretti a comportamenti variamente devianti: si pensi all’utilizzo degli stessi quali vettori privilegiati nel trasporto di droga e armi oltre i confini dei Paesi di origine; alle diverse forme di sfruttamento cui sono sottoposti una volta approdati nel Paese di destinazione, che vanno dal lavoro nero all’accattonaggio, dalla prostituzione alla manovalanza criminale nei settori illeciti dello spaccio della droga, dei furti, delle rapine, delle estorsioni.

Non vi è dubbio, dunque, che nel traffico di migranti siano ravvisabili consistenti interessi malavitosi che assicurano l’organizzazione del viaggio in tutte le sue complesse e difficili fasi. Non potrebbe essere altrimenti, se si considerano le difficoltà di vario genere a cui vanno incontro i gruppi di persone che emigrano privi dei necessari documenti; difficoltà che sarebbero insuperabili senza assistenze specializzate.

In conclusione dunque, il Portogallo risulta essere un paese fondamentale per lo snodo di traffici criminali; non solo droga, ma anche armi, latitanti, migranti e riciclaggio di denaro. Risultano invece assenti misure legislative, coordinate ed organiche a livello europeo che possano contrastare le organizzazioni criminali, oggi sempre più globali.

Per riferimenti e approfondimenti: “Gli sviluppi della criminalità straniera in Portogallo: un’analisi del contesto” di Elisa Santonastaso

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