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L’evoluzione del PCC passa dalla ‘ndrangheta

pcc 'ndranghetaLa presenza delle organizzazioni criminali italiane in Brasile non è certo una novità. Esponenti della camorra da anni operano nel Paese, così come quelli della ‘ndrangheta e di Cosa nostra. Storico, ad esempio, è l’arresto nel 1983 a San Paolo di Tommaso Buscetta, che cominciò a far tremare i vertici della mafia siciliana.

Quello che invece oggi rappresenta una novità è che settimana scorsa – per la prima volta – il Ministério Público Federal, l’organo che raccoglie i pubblici ministeri federali, ha denunciato i rapporti tra il PCC (Primeiro Comando da Capital) e la ‘ndrangheta. Il punto di contatto sarebbe tal “Dido”, un uomo il cui nome completo ancora non è stato resto noto.

Il PCC è, assieme al Comando Vermelho di Rio de Janeiro, la più importante organizzazione criminale brasiliana. Nata come una sorta di fratellanza carceraria nel 1993, ha stabilito nelle favelas di San Paolo le proprie roccaforti. Da allora, favorita dai mutamenti nel panorama del narcotraffico sudamericano, il PCC ha incrementato sempre più la propria forza e il proprio ruolo nel traffico di droga sia in Brasile che verso l’estero, in quest’ultimo campo muovendosi inizialmente come intermediatore.

Ma, come fa notare il sito di analisi Insightcrime, la denuncia delle autorità federali brasiliane non è che una conferma delle capacità acquisite dal PCC sul fronte del narcotraffico internazionale: ora è in grado di progettare ampie esportazioni di droga al fianco di un’organizzazione importante quale la ‘ndrangheta. Infatti, la scoperta arriva dopo l’operazione Oversea del marzo di quest’anno che ha portato all’arresto di 46 persone e al sequestro di 230.000€ e della cifra record di 3,7 tonnellate di cocaina, proveniente dalla Bolivia e diretta in Europa. Questo testimonia anche come la ‘ndrangheta sia sempre più presente nel panorama del Sud America e abbia saputo cogliere al meglio i mutamenti degli ultimi anni, non limitandosi solo a stringere accordi con i narcos messicani o colombiani ma muovendosi anche negli altri Stati della regione come il Brasile, il Perù e l’Argentina.

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