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FINO MORNASCO: “fulgido esempio di comunità mafiosa”

I riflettori della stampa tornano ad essere puntati su Fino Mornasco, comune di circa 9.000 abitanti nella provincia di Como. Si parla addirittura della possibilità di sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose. Sarebbe il secondo caso in Lombardia, poco tempo dopo quanto accaduto a Sedriano, nell’hinterland milanese. Ma cos’è accaduto di preciso?

foto dell'ultimo consiglio comunale di Fino Mornasco

foto dell’ultimo consiglio comunale di Fino Mornasco

A metà ottobre compaiono sui giornali alcune intercettazioni riguardanti un consigliere comunale a colloquio telefonico con un personaggio legato alle cosche ‘ndranghetiste comasche: «Gianluca, guarda  abbiamo fatto un affare perchè se il problema glielo risolviamo questo qua è uno che mo smette di lavorare e ci procura voti certi.»

A parlare è Luca Cairoli, ormai ex Presidente del Consiglio Comunale di Fino Mornasco (dimessosi pochi giorni fa) e all’epoca dei fatti assessore al commercio presso lo stesso Comune. Le intercettazioni risalgono al periodo 2008-2010, quando Cairoli si stava occupando delle elezioni regionali per il consigliere Gianluca Rinaldin, cosa che faceva insieme a un “santista” della Locale di Fino Mornasco, Salvatore Larosa detto “Satana”. «Questo qua» è invece Luciano Nocera, ex spacciatore legato al clan del boss Bartolomeo Iaconis ed ora detenuto per l’omicidio di Ernesto Albanese, avvenuto a Guanzate, sempre in provincia di Como. Mentre il «problema» riguardava l’apertura di un bar ad Appiano Gentile, per il quale Nocera fatica ad avere l’autorizzazione, e Cairoli se ne interessa con l’ex sindaco di Appiano Gentile, Martino Clerici. Lo stesso Clerici che nel 2010 viene intercettato a colloquio telefonico con lo stesso Salvatore Larosa, sempre relativamente alle elezioni regionali. Altro personaggio che compare in queste intercettazioni è l’ex vice-sindaco Antonio Chindamo, ed in esse «si denota una vicinanza con il braccio armato dei vertici della locale coinvolta nell’operazione antimafia “I fiori della notte di San Vito”», come si legge sulle pagine del giornale localeLa Provincia”. È importante sottolineare che l’inchiesta “Arcobaleno”, che ha portato a queste intercettazioni, vede pendere una richiesta di archiviazione per la mancanza di rilevanze penali sui personaggi coinvolti, e dunque nemmeno su Luca Cairoli.

La commissione amministrativa

In seguito alla pubblicazione di queste intercettazioni, il 16 ottobre viene creata nel Comune di Fino una Commissione Consiliare mista per indagare sulla licenza commerciale che sarebbe stata concessa a Luciano Nocera. Tale Commissione aveva un mese di tempo per indagare su questa vicenda, ma data la mole di lavoro (circa 15.000 protocolli da analizzare) stava esaurendo il suo mandato senza alcun risultato. Data la situazione, il vice-sindaco Domenico Alvaro, anche in seguito ad una sua indagine condotta a fini personali e dunque non in seno alla Commissione, affermò nella seduta del Consiglio che non c’erano licenze a nome di Nocera e ciò porta alla chiusura della Commissione stessa, suscitando l’opposizione dei suoi membri, in particolare della sua Presidentessa Rossella Pera, per l’irregolarità della procedura di Alvaro. A questa vicenda il Prefetto risponde, dopo essere stato chiamato in causa, chiedendo di essere informato sull’evolversi di questa situazione e sulla riproposizione della medesima Commissione. L’approvazione a questa nuova Commissione viene data il 20 dicembre, in seguito ad un nuovo Consiglio Comunale che ha visto come primo punto dell’ordine del giorno le ultime novità sulla vicenda di Fino Mornasco. Un Consiglio comunale “strano”, con la presenza di anche quattro Carabinieri e di due membri della Polizia Locale, segno della delicatezza della situazione del paese. Ma il Sindaco si dice felice dell’attenzione rivolta dallo Stato al proprio Comune, in quanto attesta una manifestazione della presenza dello Stato stesso. Sarà.

Su tale vicenda ha iniziato ad indagare anche la Commissione Parlamentare Antimafia. Lo scorso 24 novembre è stato infatti organizzato un colloquio con il Prefetto di Como Bruno Corda, ma i contenuti di questo incontro non sono stati ancora resi pubblici. Si sa solamente che ha intenzione di chiedere l’accesso agli atti della pubblica amministrazione. Corda lo ha detto esplicitamente ai membri della Commissione parlamentare antimafia che il 25 novembre sono saliti a Milano.

Una “manipolazione della realtà”

Anche il Sindaco Giuseppe Napoli ha commentato la notizia delle intercettazioni e le conseguenti dimissioni di Cairoli  escludendo che qualunque membro dell’attuale Giunta abbiaqualche legame con la criminalità organizzata.Nell’ultimo Consiglio comunale ha affermato anche che «Cairoli non è colpevole, è vittima di un sistema malavitoso», aggiungendo che egli ha commesso un’ingenuità, prendendosene la piena responsabilità politica anche senza evidenze penali e che l’ex consigliere «può andare in giro a testa alta». Sostiene infine che ci si trovi dinnanzi ad una «manipolazione della realtà», paragonando la vicenda dello scioglimento del Comune a quella della processione di San Bartolomeo. Fino Mornasco è stata infatti al centro della cronaca lo scorso agosto in quanto la comunità di Giffone, largamente emigrata negli anni nel Comune comasco, stava organizzando dei pullman per festeggiare il proprio Santo ad Andrate, frazione di Fino, ove vi è una Chiesa a lui dedicata. Questo spostamento era organizzato poiché il Vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi ha vietato tutte le processioni in seguito ad un ennesimo “inchino” fatto verso la casa di un boss locale. Il Sindaco Napoli parla di «manipolazione della realtà» in quanto non si è verificato lo spostamento “di massa” previsto e la processione avvenne come di consueto nella comunità di Andrate. A tal proposito le versioni sono discordanti: da una parte, si legge su “La Provincia”,  chi ritiene che sia stata tutta una trovata mediatica, anche se uno degli organizzatori pochi giorni prima disse «Saranno in molti a salire ad Andrate. A causa dello scandalo degli inchini in Calabria non si è fatta la processione, quindi parenti, anziani e fedeli saranno più invogliati a partecipare»; dall’altra chi crede che i pullman siano stati “dirottati” una volta saputa della presenza dei giornalisti.

Sono stato “un facilotto e un ingenuo”

L’ex Consigliere Cairoli, dopo alcuni giorni di silenzio, ha rilasciato un’intervista a “La Provincia” . Egli riconosce il suo “errore” ed afferma di essere stato «un facilotto e un ingenuo» e che «mai mi sarei sognato che le persone con cui parlavo facessero parte della ‘ndrangheta». Sulle frequentazioni con Salvatore Larosa, noto esponente mafioso lariano, racconta di conoscerlo sin da bambino, e che mai avrebbe sospettato legami con un’organizzazione mafiosa e che il soprannome “Satana” «glielo abbiamo dato noi ragazzi del paese perché quando era giovane faceva il pugile. Non ha nulla a che fare con la ‘ndrangheta». Mentre invece sui colloqui con Nocera afferma di conoscerlo in quanto quest’ultimo aveva comprato un’auto dalla sua concessionaria e che gli aveva chiesto in seguito di interessarsi di un suo problema (la vicenda della licenza commerciale del bar , n.d.a), salvo poi chiudere i rapporti una volta saputo con chi aveva a che fare.

Da “San Vito” a “Insubria”

Ma non è di certo la prima volta che si parla di ‘ndrangheta in provincia di Como. La presenza mafiosa sulle rive del Lario emerge con l’operazione “I fiori della notte di San Vito” del giugno 1994. Tra i numerosi arresti, circa 400, e le molteplici Locali che l’operazione ha portato alla luce, una di esse era proprio Fino Mornasco. È stato inoltre rivelato da un testimone che, dagli anni ’80, quasi tutti gli esercizi pubblici di Fino Mornasco erano soggetti ad estorsione: se i commercianti si rifiutavano di pagare erano soggetti ad atti intimidatori come spari sulle vetrine, roghi e minacce.

A seguito di questa operazione, la Sentenza del Tribunale di Milano 2991/97 definisce Fino Mornasco come «uno dei più fulgidi esempi di comunità mafiosa al nord Italia»  anche in virtù della presenza di collegamenti e infiltrazioni nella pubblica amministrazione.

Della Locale di Fino Mornasco non se ne parla nell’altra grande operazione di polizia in Lombardia, “Infinito” del 2010, ma si è ben lontani dal considerare “pulita” questa zona data la vicinanza alle altre Locali comasche e soprattutto il gran numero di atti di intimidazione: ben 400 nella provincia di Como tra il 2008 e il 2013. A Fino Mornasco tra il 2007 e il 2009 sono stati denunciati tre episodi di spari contro auto e vetrine, e tra il 2011-2012 ci sono stati 17 episodi di intimidazione: tra questi sono da ricordare quelli contro la concessionaria Finomotori dello stesso Luca Cairoli, dei quali gli inquirenti pensano sia responsabile Michelangelo Chindamo, capo della Locale di Fino oggi come nel 1994, e la croce esposta contro il Sindaco Napoli nel 2012. È evidente il problema di arrivare alla vera motivazione di questi atti contro due esponenti del Comune: le spiegazioni possono essere molteplici.

L’importanza di Fino emerge nuovamente nella recente operazione “Insubria”,che ha portato a circa 40 arresti in Lombardia, ed ha dimostrato che c’è un filo diretto tra i capi di Giffone e gli affiliati comaschi e lecchesi. Come detto, la comunità giffonese è molto presente a Fino Mornasco, ed è evidente che tra i tanti calabresi emigrati vi fossero presente alcuni ‘ndranghetisti che hanno permesso che si manifestassero le stesse dinamiche mafiose del paese di provenienza. In questa operazione emerge la figura del già accennato Michelangelo Chindamo (nessuna parentela con l’ex Sindaco Chindamo), già conosciuto dalle forze dell’ordine in quanto fu arrestato nel corso dell’operazione “I fiori della notte di San Vito” con l’accusa di essere il capo della Locale di Fino. Ora, dopo 19 anni di carcere, viene accusato di essere riuscito con successo ad attivare nuovamente la Locale, anche attraverso il «rapporto filiale e diretto con il capo della struttura-madre di Giffone. Si tratta di Giuseppe Larosa, detto “Peppe la mucca”», come si legge sulle pagine de“La Provincia”, che detiene il “fiore” di mammasantissima. Chindamo fu scarcerato nel luglio del 2009 e sottoposto a libertà vigilata, nuovamente arrestato per circa un anno e ha finito la sua detenzione nel giugno del 2013. Dato il suo spessore criminale, alcuni imprenditori si sono rivolti a lui, o agli affiliati alla sua Locale, per riscuotere dei crediti che avevano: un caso esemplificativo è l’imprenditore Giuseppe Bersani, ex direttore della Bema srl di Luisago, che è stato accusato di aver assoldato Michelangelo Chindamo per tentare di estorcere 220.000 euro ad un avvocato comasco. Lo stesso Chindamo che, intercettato mentre parla con Giuseppe Puglisi, capo della Locale di Cermenate, afferma «Qua.. sai cosa devono girare? Pistolate in testa devono girare… ».

L’ultimo Consiglio Comunale ha visto schierati da una parte la maggioranza che manifesta solidarietà a Luca Cairoli, affermando la sua non colpevolezza, e dall’altra parte l’opposizione che chiede compatta le dimissioni dell’intero Consiglio, faticando a credere alla versione di un amministratore ingenuo e che non sa a chi chiede i voti. Vale la pena ricordare, ancora una volta, che quello dell’attuale Giunta è lo stesso gruppo “Progetto per Fino” che governa il Comune dal 1994, sebbene con tre sindaci differenti.

Emerge dunque una situazione molto tesa in questo Comune: una situazione che vede andare in scena al teatro locale, nonostante l’ultima ondata di arresti, lo spettacolo “Cicciu lu mafiusu”, il cui protagonista è lo stesso vice-sindaco Domenico Alvaro. Un esempio di ottima integrazione tra le due comunità o il segno di un’egemonia culturale?

La complessa vicenda di Fino merita di essere seguita con la dovuta attenzione. Intanto si attendono le decisioni del Prefetto.


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