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L’eucaristia mafiosa. La voce dei preti

salvoGiovedì 29 gennaio. L’editore Navarra, in collaborazione con Wikimafia e la Scuola di Formazione Politica Antonino Caponnetto, organizza a Milano la presentazione del primo libro di Salvo Ognibene, “L’eucaristia mafiosa. La voce dei preti”. La location è delle più suggestive: 6Rosso, una libreria indipendente, intima e colorata, dietro Paolo Sarpi, la chinatown milanese. Oltre all’autore, stretto collaboratore dei Siciliani, interviene Massimiliano Perna. Modera la nostra Ester Castano.

L’idea del libro nasce dopo il lavoro di tesi fatto da Salvo sul rapporto tra chiesa e mafia. Sfogliando l’indice si spiega da sé il perché della seconda parte del titolo: “la voce dei preti”, infatti, è raccolta nelle numerose interviste che arricchiscono il testo.

Qual è il Dio dei mafiosi? Ester introduce Salvo: “La chiesa non è riuscita a essere sincera fino in fondo, ci ha sempre parlato di un Dio buono, misericordioso. Il Dio del Vangelo. Il Dio vendicatore non ce l’ha mai raccontato e questa è stata in parte la forza della mafia, che è riuscita a plasmare, a ‘deviare Dio’, a propria immagine e somiglianza. Certi boss, come Bagarella che si dichiaravano tanto potenti da poter decidere della vita e della morte delle persone, sono riusciti addirittura a identificarsi nella figura di Dio stesso”. Un’identificazione da delirio di onnipotenza che evidentemente si lega alla religiosità distorta dei mafiosi.

Ma molti ecclesiastici, la storia ne è testimone, hanno delle responsabilità: legittimando impunemente i boss dei loro quartieri con funerali, matrimoni, feste patronali e processioni si sono piegati agli interessi mafiosi. “Una chiesa che è stata per anni silente e connivente sconta quindi una grossa responsabilità”.

“Tuttavia, prosegue l’autore, c’è anche una chiesa che fa sentire un’altra voce, ed è quella che con fatica ha costruito una nuova pastorale. Una pastorale antimafiosa che si ispira ai valori del Vangelo. Nel libro infatti ho cercato di raccontare quei preti che si sono impegnati per costruire una morale civile antimafiosa, e hanno svolto il loro dovere di guida pastorale che si oppone alla mafia e a ogni forma di mafiosità”. Come dire: un conto è don Pino Strangio, parroco di Polsi, intervistato nel libro e che compare anche nel documentario di Attilio Bolzoni e Massimo Cappello,“Silencio”; un conto è don Giacomo Panizza, il cui impegno a Lamezia Terme è raccontato nel libro curato da Goffredo Fofi, “Qui ho conosciuto purgatorio inferno e paradiso”. Per citare un altro caso, “Monsignor Pennisi, l’arcivescovo di Monreale – che è la diocesi più grande e più potente della Sicilia – ha emesso un decreto che impedisce a chiunque abbia avuto legami con la mafia di far parte di confraternite. Questo è un modo di incidere sul territorio”.  Voci diverse, dunque.

Salvo ha realizzato numerose interviste in tutta Italia con l’obiettivo di rilevare la percezione del clero nei confronti del fenomeno mafioso, per conoscerne l’orientamento e il grado di informazione. “Qui al nord ho trovato solo tanti silenzi e rifiuti. “Il Cardinale di Milano mi ha detto di non avere nessun tipo di rapporto su questi argomenti. Il vescovo di Reggio Emilia mi ha risposto di non essere un esperto in materia e che non poteva aiutarmi.Beh, io credo che la chiesa dovrebbe avere una sola posizione contro la mafia: dovrebbe cioè contrastarla in quanto oppressione della libertà”.

Ma l’autore precisa: “Il libro non vuole essere un attacco alla Chiesa ma uno strumento di aiuto. Oggi il clero, di fronte alla mafia, non può operare in base a direttive chiare perché il Vaticano non esprime una sua posizione. Ma il giorno in cui queste direttive arriveranno si avvicinerà la svolta. Non dimentichiamo che l’Italia è per l’83% un paese cattolico”.

Massimiliano Perna proviene dalla Sicilia Orientale ed è stato testimone di molte feste patronali “in cui la spiritualità lascia spazio a comportamenti che sono tutt’altro che spirituali. La religione può diventare uno strumento di potere, un’incredibile leva di consenso sociale. La mafia sfrutta questa occasione per diventare parte della tradizione, del folklore di certi paesi. Altra cosa invece è la fede: questa non credo che sia manipolabile”. “A Cassibile, prosegue Perna, un prete gestiva un CARA molto discusso ed è stato sotto processo con diverse imputazioni”. A Siracusa, invece, un prete ha messo a disposizione dei migranti la sua canonica”. Esattamente come fece don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, con i poveri e gli indigenti.

Don Puglisi, don Diana, don Ciotti e tutti quei preti studiati e incontrati durante il seminario “L’Italia civile dei don” esprimono, con le loro azioni e le loro “prediche”, un identico messaggio. Lo stesso con cui Salvo saluta i presenti: “Non possono esistere dei preti antimafiosi, possono esistere dei preti mafiosi ma non dei preti antimafiosi perché il Vangelo è antimafioso nella sua normalità, senza bisogno di etichette”.

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